23/08/2020
RESPINGERE L'ATTACCO ALLA CITTÀ, RIPENSARE I BENI COMUNI
Nonostante quello che è successo la mattina del 18 agosto è ora più che mai necessario provare a ragionare in maniera lucida su quello che è accaduto e sul futuro della città in cui viviamo.
Certo, il flusso travolgente di ricordi ed emozioni, la rabbia e il processo di violenta interiorizzazione di questa aggressione alle nostre vite ci suggeriscono di prenderci del tempo per elaborare questo evento. Quello che proviamo passando davanti al Bios e vedendo, ancora incredule/i, gli spazi murati vivi è molto difficile da esprimere. Tuttavia è necessario riflettere, e mettere in campo l’intelligenza collettiva per produrre pensiero e discussione.
È necessario affrontare ora alcuni argomenti, per aprire nuove dimensioni di confronto e riflessione e riprendere a settembre quella strada che segna costitutivamente le nostre vite: quella della lotta, della solidarietà, del mutualismo, del conflitto e della costruzione del “comune”. Quello che ha fatto l’Inps, attraverso il braccio della Questura, è davanti ai nostri occhi, ed è stato ben descritto dai giornali in questi giorni. Attraverso lo sgombero del 18 agosto l’ente pubblico che, lo ricordiamo, avrebbe la funzione principale di gestire e garantire il welfare e dunque i diritti sociali, porta a termine un’operazione di speculazione di diverse centinaia di migliaia di euro, che con ogni probabilità non si materializzerà con la vendita, improbabile, degli spazi, ma attraverso una sorta di sequestro e consapevole ri-abbandono che la vergognosa muratura esplicita manifestamente. Quello che interessa all’Inps è reimpossessarsi del Bios per una finalità di carattere finanziario: l’interesse è riprendere e richiudere tutto, come può essere osservato anche per altri luoghi del quartiere di loro proprietà, per capitalizzare finanziariamente ciò che, dentro quegli spazi, veniva messo a valore attraverso la critica e la cooperazione sociale.
Il dibattito estremamente ricco e le molteplici posizioni di sostegno e solidarietà che hanno seguito i fatti del 18 agosto rafforzano in noi l’idea che in questo senso ci sia davvero poco da negoziare o mediare. Si danno due opzioni tra loro incompatibili in tutta la loro semplicità: da una parte abbiamo speculazione, mercificazione, legalità, sicuritarismo, repressione; dall’altra diritti, libertà, giustizia, desideri, resistenze, autodeterminazione. Libertà e speculazione, i due protagonisti di questo campo di tensione, non potranno mai trovare spazi di convivenza e compatibilità.
Le politiche dell’Inps non hanno colpito solamente il Bios Lab, ma rischiano di minare una pratica di riqualificazione dal basso della città e gli esperimenti di cooperazione sociale che rendono vivi i quartieri di Padova, e non solo. Non si tratta solo del Bios Lab: è qui questione di tutte e tutti. Abbiamo provato a osteggiare improduttive e pericolose derive autoreferenziali e identitarie e vogliamo continuare a farlo anche nel prossimo futuro, vogliamo provare ad andare oltre a noi stesse/i e alla nostra identità per calibrare le prossime risposte politiche direttamente su un terreno di confronto e contaminazione con le altre realtà del territorio.
Lo sgombero del BiosLab è stato un attacco a Padova, a un modo di praticare il “comune” e a una certa idea di città che in molte/i portiamo avanti con passione da anni. È questo il piano su cui ragionare e discutere insieme, e nella consapevolezza che siamo, lo ribadiamo, di fronte ad alternative inconciliabili.
Da una parte l’idea di città fondata sulla valorizzazione collettiva e sulla definitiva legittimazione delle esperienze antirazziste e antissessiste autorganizzate (associative, sindacali o di “movimento”), impegnate nel sociale, nelle attività di mutualismo e solidarietà, di promozione culturale, di lotta alla marginalità e allo sfruttamento; dall’altra la violenta arroganza di pratiche estrattiviste di speculazione finanziaria e mercificazione, che antepongono il profitto alla giustizia, al pensiero critico, alla libertà e ai diritti.
A settembre molte/i di noi intendono ripartire, inventando e sperimentando senza paura nuove forme di cooperazione e di azione politica che superino definitivamente ogni idea rigida, ideologica e identitaria di attivismo per aprirsi a tutta la collettività. Tutto questo producendo nuove forme di arte e cultura, elaborando e facendo circolare saperi critici e inchieste sociali, supportando le/i migranti e costruendo con loro interazioni meticce, promuovendo e sostenendo attivamente progetti fondamentali come, tra i molti, Mediterranea Saving Humans, Antigone e l’assemblea “Il mondo che verrà”.
Per fare tutto questo, è inutile sottolinearlo, abbiamo bisogno immediato di uno luogo da cui ripartire. Lo comunichiamo soprattutto alle istituzioni della città: abbiamo bisogno di uno spazio, forti del valore indiscutibile dei nostri progetti e del sostegno che trasversalmente abbiamo ricevuto da centinaia di realtà e singole persone.
Apprezziamo le dichiarazioni di supporto delle/dei assessore/i di Coalizione Civica, la loro presenza davanti al Bios durante lo sgombero e soprattutto il fatto che abbiano fin da subito ribadito l’esigenza di trovare una soluzione pratica per quanto riguarda il recupero dei materiali e dei libri del Bios e per trovare una nuova casa ai progetti che rendevano viva via Brigata Padova. Alle loro parole di solidarietà siamo certi seguiranno processi concreti.
Ora è il momento di aprire un confronto serio e inclusivo tra le realtà territoriali e l’Amministrazione comunale, non per parlare solamente del BiosLab, ma per dare inizio , in modo intelligente e pragmatico, ad una nuova stagione politica. Una stagione che porti a una progressiva emersione e sistemazione di tutti gli spazi vuoti e disponibili della città e a una loro destinazione ai progetti e alle buone pratiche che costituiscono il cuore pulsante e solidale di Padova, al fine di rinegoziare la nomina a Capitale del volontariato, che rischia di essere un concetto vuoto senza tener conto della molteplicità delle forme di promozione culturale e artistica, solidarietà, mutualismo e attivismo sociale attive nella nostra città.
Per questo crediamo che a settembre sia fondamentale individuare una data, che a breve proporremo a tutte/i, per incontrarci, confrontaci ed elaborare proposte e progetti, per comporre insieme, dentro forme nuove di cooperazione e contaminazione, i tasselli di un neo-municipalismo che ponga al centro solidarietà, autodeterminazione, mutualismo e beni comuni.
Grazie ancora a tutte le persone che, firmando il nostro appello e scrivendoci messaggi e comunicati, ci hanno sostenuto finora, è stata un’ondata di calore e vicinanza per noi fondamentale.
Ci vediamo a settembre!!