11/12/2023
Prima erano la perdita di posti di lavoro, poi lo "studio autorevole" dell'Università di Padova, poi ancora lo spauracchio della causa "che il Comune perderebbe" ad agitare le notti dei consiglieri comunali di maggioranza. Stiano tranquilli, è sempre e solo consumo di suolo. Basta votare in coscienza quando sarà l'ora di farlo. Inesorabilmente, una dopo l'altra, sono precipitate le motivazioni a favore dell'ampliamento del hub logistico di Ali Spa (4600 dipendenti 1,2 miliardi di fatturato). Il gruppo di supermercati che fa capo alla famiglia Canella di Padova. Un ampliamento che consumerebbe suolo, in parte agricolo, per un'estensione pari a circa il doppio di Prato della Valle (150 mila metri quadri, in zona Granze di Camin, se la variante dovesse passare la variante in Consiglio comunale caldeggiata dal sindaco Sergio Giordani. Di sviluppo, posti di lavoro (studi dimostrano che se si guadagna qualche posto nella Grande distribuzione si perde nei negozi di prossimità) si è ampiamente discusso. E c'è chi scommette che Alì comunque non si muove di un centimetro (casomai potrebbe vendere - a Esselunga? - e vendere meglio se il Comune gli "regala", la variante chiavi in mano). La stessa rettrice Renata Mambelli si è smarcata smentendo la paternità della prestigiosa Università padovana dall'analisi, non scevra di scivoloni e strafalcioni, proposta da uno studio Privato (Terra) pagato dall'amministrazione 70 mila euro a supporto dell'operazione Ali. Restava la causa che Ali potrebbe intentare verso in comune se non passasse la variante alla destinazione d'uso dell'area. Ma salta fuori una sentenza del Tar Veneto, resa pubblica a inizio luglio scorso, che manda in frantumi la testi avanzata dall'entourage del sindaco, rilanciata da qualche azzeccagarbugli e strombazzata in particolare dal Gazzettino in cronaca locale (l'apertura a sei colonne sullo "studio Unipd" farlocco, invece era del Mattino di Padova).
Un caso analogo nel comune di Montecchio maggiore si è concluso con una sentenza che respinge il ricorso presentato da un'impresa privata contro il Comune il cui Consiglio aveva respinto la variante al piano regolatore che prevedeva la trasformazione di una zona agricola in zona a destinazione produttiva. E, nota bene, la Conferenza dei servizi aveva invece dato parere favorevole alla variante urbanistica. Ma per i giudici del Tar tale parere non è vincolante per il Consiglio comunale in quanto organo titolare della potestà pianificatoria, resta pienamente padrone della propria autonomia e discrezionalità. Quindi ,come in realtà era ovvio, il Consiglio è sovrano in materia urbanistica e può discostarsi o respingere una proposta di variante al piano degli interventi. Nel caso specifico poi si tratta di un'area rilevante e in parte a destinazione agricola, e non ultima considerazione: Padova ha già consumato quasi la metà del suo suolo accelerando negli ultimi anni.