24/01/2022
Mi viene spesso chiesto come mai come mai ho deciso di scrivere questo libro…
Posso dire che questo mio piccolo volume libro nasce da una necessità, quasi da un’urgenza che è quella di restituire alla Commedia l’interpretazione che Dante stesso ha fornito per la propria opera.
Di dire ciò che essa rappresentava per il poeta.
Sembra quasi impossibile che dopo tanti secoli, dopo tanti studi e pubblicazioni che si sono succeduti manchi un tassello così importante, eppure per uno strano gioco del destino è proprio così.
Dico uno strano gioco del destino perché il valore spirituale che Dante attribuiva alla Commedia è così alto, così ardito che da una parte, i primi commentatori si sono preoccupati di evitare la condanna e la scomunica al poema e a Dante stesso, scomunica che peraltro aveva già colpito un’altra opera di Dante, la Monarchia, e si sono dunque prodigati nel sottolineare, in modo fin troppo esagerato, che la Commedia è solamente una finzione letteraria e l’hanno svuotata così di tutta la sua vis sacra.
Dall’altra parte per l’uomo moderno, cartesianamente inteso, tale cifra è risultata infinitamente lontana dalla propria mentalità e le indicazioni fornite da Dante in modo così preciso non sono state comprese.
Risultato è che la Commedia è di fatto giunta a noi mutilata, evirata del suo significato più profondo.
Ma allora, arrivando al punto, cos’è la Commedia secondo Dante?
Dante ce la presenta, senza se e senza ma, come il frutto di una grazia speciale realmente concessa, di una visione realmente avvenuta col corpo oltre che con lo spirito, per cui vero il viaggio compiuto attraverso i tre regni ultraterreni, veri gli incontri, vera l’ascensione a Dio