07/03/2026
Nel lontano 2008, un non troppo giovane "me", ancora troppo immaturo nel rivolgersi al proprio "io", interpretava, metabolizzava e vomitava il sentimento della gelosia in questo modo. A riguardo, credo che con gli anni ci abbia lavorato un po' su con un discreto successo, però questa é un'altra storia. Insomma, un giorno, a notte fonda, con troppo vino a portata di bocca e il coinquilino della stanza attigua esausto dei miei schiamazzi, registrai questa cosa, sussurrandola appena. Lo feci col mio Fender Rhodes, un synth prestato, un microfono e un flauto delle medie probabilmente usato per sbaglio (e qui per me, nella turbolenta convivenza col malcapitato inquilino, non c'era neanche l'attenuante delle cuffie). Ciò che ne uscì fu semplicemente l'atto istintivo di quella notte. Qualcosa di così azzardato, sperimentale ed intimista che non ebbi mai il coraggio di pubblicare, fino ad ora. Mi vergognavo, o forse sentivo solo di esporre troppo la mia vulnerabilità, sia come persona che come artista. Però non cancellai la traccia e la inserii senza nome come ghost track del mio primo album da solista, un disco quasi interamente registrato nella mia minuscola camera singola per la gioia del già citato compagno di appartemento. É incredibile come cambiamo, come io sia cambiato, sia nei confronti di una relazione di coppia che in termini di coscienza civile. Eh sì, adesso me ne rendo conto, più che mai: il povero Umberto (vicino di stanza) era davvero un angelo.
from the album Un passante