30/01/2016
Perché una banda di donne? Perché è grazie a loro
che la società cambierà. Sono le creature più vulnerabili, ma
anche le più forti, perché sono più solidali tra loro di quanto
lo saranno mai gli uomini. Unite abbiamo il potere di rovesciare
l’ordine costituito.
La mia vita non è stata niente di eccezionale, né posso dire
di aver sofferto più di altre donne. Sono nata in una famiglia
povera, appartenente a una delle caste più disprezzate,
e poiché non ho potuto studiare sono solo una donna come
tante, uguale a milioni di altre in tutta l’India. Ho un marito
che mi è stato imposto e ho vissuto a lungo entro una cerchia
sociale oppressiva; sarei potuta diventare una vittima,
come tante altre.
Ma un giorno, ho detto “no” alla legge degli uomini.
Non è stato facile, ma sono riuscita a scegliere la mia vita.
Oggi sono una capobanda, e difendo tutte le vittime di ingiustizie:
persone povere, sfruttate, taglieggiate, espropriate, disprezzate
dalla società, vittime di violenze arbitrarie o di funzionari
corrotti. So che la mia causa è giusta, e questa certezza
supera ogni paura. L’autorità non mi fa impressione. Mi rivolgo
a un commissario di polizia con lo stesso atteggiamento
che ho con un contadino del mio stesso clan di pastori. Lo
minaccio con la stessa asprezza, lo assillo con la stessa determinazione.
Non sono molto alta, ma in compenso sono abbastanza
robusta e so come impormi con uno sguardo deciso.
Sono una donna: per farmi sentire, devo gridare più forte
degli altri. In modo pacifico, per quanto è possibile. E se necessario, anche con i pugni.
(Sampat Pal, "Con il sari rosa")