16/08/2022
Bethel, 15 Agosto 1969.
Prendeva il via nella piccola città di Bethel, vicino New York, il festival di Woodstock, probabilmente il festival musicale più famoso della storia, che si concluse il lunedì seguente con l’esibizione di Jimi Hendrix.
Tre giorni di pace, amore e musica: l'apoteosi dell'ideologia hippie e della beat generation.
Woodstock, che poi non si svolse a Woodstock, perché gli abitanti del piccolo paesino non ne vollero sapere e venne spostato a Bethel, sempre nello stato di New York.
Hendrix aveva insistito per essere l'ultimo ad esibirsi al festival, così il suo numero era stato previsto per la mezzanotte della domenica, ma non salì sul palco fino alle nove del mattino di lunedì. La maggior parte degli spettatori aveva dovuto lasciare il festival e tornare alla routine dei giorni feriali, cosicché "solo" in quasi 200.000 anziché 500.000 ascoltarono Hendrix, in una performance che fu una rarità, per la durata (due ore, la più lunga nella carriera di Hendrix).
Fra i grandi artisti che si esibirono durante il festival ci furono anche: l'allora semisconosciuto Joe Cocker, Jefferson Airplane, The Who, Joan Baez, Creedence Clearwater Revival, Janis Joplin, Grateful Dead, Carlos Santana e molti altri.
Woodstock viene ricordato anche per la defezione di massa di quasi tutti quelli che erano i grandi nomi dell’epoca: dai Beatles, ormai virtualmente sciolti (John Lennon disse che al massimo ci sarebbe andato con la “Yoko Ono Band”) ai Rolling Stones, dai Doors di Jim Morrison a Frank Zappa, allo stesso Bob Dylan che era già impegnato nel Festival dell’Isola di Wight.
"Cosa resta di quel mito? Il mito, appunto. La grande domanda è se nel fango, nella pioggia e, diciamolo, nel “fumo” di quei giorni iniziò o finì un’era di tante speranze e di troppe utopie.
In America e ovunque si sognavano “pace e amore”. Mi sa che siamo rimasti lì. Nel ’69, in Italia, a Sanremo, vinceva “prendi questa mano, zingara…” (Marino Bartoletti, giornalista)