07/04/2025
Un grazie alla socia dell'Associazione , giornalista e saggista Ilia Pedrina, per questa interessante e attenta lettura che emergere in questo suo articolo
ATTUALITA’ DI GIUDITTA PODESTÀ TRA WOLFSBURG E GLI STATI UNITI DI FRONTE ALL’EUROPA.
Di Ilia Pedrina (Seconda Parte)
Giuditta Podestà, presidente del CE.I.S.LO, all’interno di questo Congresso del 1990, presenta una relazione che nei suoi contenuti attraversa i secoli ed offre dell’Europa una realtà storica che appartiene al nostro DNA: L’Anno Mille in Europa: presupposti per l’Anno Duemila, richiamandosi a quella ‘dialettica comparativa’ che caratterizza il confronto tra Europa e Stati Uniti, confronto da lei definito ‘stimolante’. Infatti ella sostiene: “… Nel confronto con la realtà americana l’Europa differisce per il fatto che il suo futuro ha un cuore antico; e il punto unitario di riferimento nella rivalutazione del passato le si presenta l’anno mille per la prima volta come inizio di una civiltà compatta nuova ininterrotta… Parlando di Europa comunitaria noi non inseguiamo i miti delle dodici stelle dello Zodiaco solare…” (G. Podestà, op. cit. p. 133-136). Oggi le stelle sulla bandiera unitaria sono certo più di dodici ma i contributi della studiosa che comparano tra loro i diversi aspetti culturali concreti delle ‘regioni europee’, dall’anno mille in poi, siano essi di ordine geografico, economico, artistico, sociale, antropologico, linguistico, etico e spirituale, esigono che sia proprio il tempo a dare ad essi spessore, facendo conservare non solo nella memoria, la forza di una coesione che oggi si basa solo sull’unità finanziaria, trascurando spesso queste coordinate, che la studiosa vive come denominatore comune vivificante proprio a partire dalla coscienza individuale e plurale. Una consapevole fiducia nel futuro positivo e solido di questa prospettiva ha trovato limiti e resistenze che ne hanno deviato la forza storica propulsiva e l’attuale realtà conflittuale delle prossime elezioni presidenziali negli Stati Uniti ne offre testimonianza problematica. In tutta la sua relazione emerge una passione per le documentazioni iconografiche, vero e proprio linguaggio divulgativo presente in documenti architettonici, affreschi e mosaici che si è concretata nel riportare all’antica funzione il Convento di Santa Maria la Vite, restaurato in ogni sua parte con risorse finanziarie personali familiari, istituzione che oggi porta proprio il suo nome.
La dr. Margaretha Herzhauser Hauenherm, docente di Teologia a Muenster tratta in questo Congresso il tema Il ruolo della Chiesa nella svolta storica della DDR: dati, riferimenti storici, eventi precisi indicano tutti i momenti di forza che gli appartenenti alla Chiesa protestante luterana e quella cattolica hanno messo in moto per poter ottenere lo scioglimento del sistema politico oppressivo che controllava territori e popolazione. Sottolinea la studiosa: “… I parroci e i pastori sempre più raramente indulgevano alla collaborazione con lo stato. Per queste ragioni i sacerdoti godevano della fiducia della loro comunità e non solo di essa… Sino alla ‘svolta’ i cristiani si trovavano di fronte a uno stato che intendeva educare ufficialmente i giovani con lo scopo preciso di formarli come cittadini socialisti, attraverso l’insegnamento ideologico, incluso l’addestramento premilitare… Nell’agosto 1989 centinaia di cittadini della DDR fuggirono nell’ambasciata della RFT, a Berlino Ovest, Budapest, Praga. Il numero dei rifugiati viene calcolato superiore al milione…Lo storico 9 novembre 1989 Gunter Schabroscky, membro del politbuerò, dichiarava la libertà di viaggiare per tutti i cittadini della DDR: Era caduto il muro!” (M. H. Hauenherm, op. cit. pp. 152-156). Quali muri e dove ancora oggi resistono e vengono costruiti caparbiamente, per contenere al di là di un confine, come potrebbe essere quello tra il Messico e gli Stati Uniti, con gente che rischia la vita per cercare lavoro e condizioni migliori? E così pure in zone dell’Europa, ai confini con la Turchia, con la Russia in guerra, con l’Ungheria che ha problemi di controllo e contenimento dei flussi migratori per via di terra? E la Repubblica Federale Tedesca, oggi unita dopo quella data, sarà in grado di superare le serie difficoltà che ho evidenziato in relazione alla chiusura di alcune fabbriche della Volkswagen, rese improduttive da una politica economico-finanziaria di investimenti soffocati da circostanze avverse che non è qui il caso di dettagliare?
Concludo questo percorso promosso e curato dalla professoressa Giuditta Podestà, con il contributo del prof. Francisco Sanchez Ruano, dell’Istituto di Studi Internazionali di Madrid, particolarmente attuale: Contributo europeistico e della Spagna tra l’Occidente e la cultura musulmana, articolato in quattro momenti: La Spagna tra la leggenda dei mori e la storia moderna; Le Spagne cristiane e la diaspora moresca; L’era moderna e la fine dell’egemonia sp****la in Europa; Il contributo europeo della Spagna attualmente. In quest’ultima sezione lo studioso sostiene:
“Il contributo spagnolo al processo di unificazione europea, come altra superpotenza da opporre agli Stati Uniti e al Giappone, per non parlare dell’Urss, non si basa solo su un’economia industrialmente sviluppata… Particolarmente importante il fatto che la Spagna sia a capo del ponte con l’Africa e quindi con il mondo musulmano attraverso il Magreb… La Spagna oltre alla sua geografia e processo storico prima riferito, ha al suo attivo alcuni organismi specializzati nel mondo afroarabo e musulmano che possono servire all’Europa per una migliore comprensione della prolematica arabo-musulmana…” (F. Sanchez Ruano, op. cit. pp. 157-1).
Il coraggio di affrontare il nostro presente così problematico anche grazie a questi contributi pur parziali, tratti dalla ricca documentazione degli Atti di questo congresso, può essere direttamente proporzionale all’esempio, all’eredità spirituale, alla fiducia consapevole e determinata che Giuditta Podestà ha testimoniato in scritti, esperienze, scelte di vita: l’Associazione Internazionale Santa Maria la Vite a Olginate in provincia di Lecco è prova storica ed anche per tutto questo ne porta il nome.
Ilia Pedrina