18/02/2025
Noi che lavoriamo nel sociale viviamo in una sorta di bolla: nei nostri dibattiti spesso discutiamo sulla coscienza dellɜ migranti, dei loro diritti, della normativa italiana sul lavoro. Ma se usciamo dalla nostra bolla ci accorgiamo che, in realtà, a non essere informatɜ delle reali condizioni di moltɜ migranti sono lɜ nostrɜ concittadinɜ.
La persona migrante lo sa che non è giusto e non è legale lavorare per 11 ore al giorno per 450 euro al mese, in agricoltura o in fabbrica, e dover pagare per farsi fare un contratto di lavoro. Ma lɜ nostrɜ concittadinɜ lo sanno perché accettano queste condizioni?
La mancanza di vie legali di ingresso costringe le persone migranti a pagare migliaia di euro ai trafficanti per fuggire da paesi come il Bangladesh, messo in ginocchio dal cambiamento climatico, o la Nigeria e le terre intorno al delta del Niger, dove il petrolio arricchisce pochɜ e lascia la maggioranza in povertà. In questo percorso, moltɜ accumulano debiti con tassi usurari che crescono ogni mese, per poi ve**re accoltɜ in grandi centri in cui è garantito quasi solo vitto e alloggio, in un'accoglienza che dopo tanti anni chiamiamo ancora "straordinaria". Inoltre, i permessi di soggiorno sono molto spesso legati alla presenza di un contratto di lavoro.
Siamo statɜ felici di accettare l’invito dell’istituto onnicomprensivo “Giulio Rivera” di Guglionesi (CB), che ci ha dato la possibilità di colloquiare sul tema dello sfruttamento lavorativo con circa 70 studentɜ delle classi quarte. Con loro, abbiamo avuto un confronto aperto e sincero sul tema, affinché comprendano che gli accordi con paesi come Turchia, Tunisia, Libia e Albania, il confinamento in centri come quelli albanesi, oltre a costare milioni di euro, non fermano i flussi migratori. Al contrario, li rendono più pericolosi, aumentando la vulnerabilità dellɜ migranti e, di conseguenza, il loro sfruttamento.
La vera sfida rimane quella di non smettere mai di sensibilizzare, in particolare le giovani generazioni, per creare una consapevolezza collettiva che non si limiti alla "bolla" del nostro lavoro.