08/09/2025
(*** approfondimento *** di Michele Tatti)
, È MORTO QUESTO POMERIGGIO ALL’OSPEDALE L’ARTISTA GRAZIANO SALERNO. I FUNERALI DOMANI - MARTEDÌ 9 SETTEMBRE - ALLE ORE 16 IN PARROCCHIA A
Aveva, 71 anni: nato a Nuoro, il 9 novembre del 1954 da genitori di Mamoiada (Achille Salerno e Peppino Congiu), ha vissuto da giovanissimo a Orgosolo, dove nel 196 ha conosciuto il muralista Francesco del Casino durante la rivolta di Pratobello. Inizia il suo percorso artistico guidato da padre Martino Pinese (il "pittore del bianco", Camaldolese, fondatore della comunità di Galanoli nel Supramonte orgolese), all’Istituto Statale d’Arte di Nuoro, per poi trasferirsi a Roma dove frequenta la Facoltà di Architettura e, successivamente a Bologna, dove si laurea all’Accademia di Belle Arti con Concetto Pozzati e una tesi su Giorgio de Chirico. Inizia poi a viaggiare tra Londra, Berlino e Parigi dove vive dal 2007 al 2010.
«G. l’antieroe per eccellenza che continua ad amare l’avventura e la libertà, a rischiare e a vivere con intensità, senza rimpianti ma non senza tormenti. Uno spirito libero che rifiuta le convenzioni sociali e si nutre di incontri casuali e di solitudine, esposto alle intemperie della vita nella sua dimensione panica, naturale e primordiale», ha scritto Cristiana Collu curatrice della mostra “Senza poesia in nessun caso” che alla fine dell’anno scorso è stato un a sorta di risarcimento pubblico e collettivo per questo personaggio geniale quanto controverso e incompreso. Una grande e bella mostra, ealizzata dalla Fondazione di Sardegna nell'ambito della piattaforma AR/S – Arte Condivisa. Un’esposizione (accompagnata da un catalogo Treccani firmato della curatrice con i contributi di Saretto Cincinelli, Alessandro Del Puppo, Antonello Tolve, Jonathan Watkins, Annarosa Buttarelli, Ilaria Bussoni e Giacomo Spissu), resa possibile dal prestito di un collezionista privato, con una selezione di 200 opere realizzate soprattutto negli anni Ottanta del secolo scorso, segnata da una considerazione dettata dallo stesso Graziano Salerno che oggi ha l’amaro sapore dell’epitaffio: «É una storia visiva. Le immagini mi apparvero nell’aria densa calda e umida di un cortile o nel lago vicino a una foresta, ogni cosa prendeva vita dal danzare del pennello nell’aria. L’albero spezzato, il nido, gli uccelli erano per me allora il fulcro del dramma, quello universale vissuto dalla nostra condizione umana». Graziano Salerno sarà sepolto domani pomeriggio a Mamoiada, paese di origine: messa funebre alle ore 16 in parrocchia.