15/07/2026
Da applausi (paganti!)!
Vale per l’Arte, per tutte le arti e in generale per la cultura.
Vale per chi fa o addirittura “insegna” teatro gratuitamente; vale per chi non fa questo lavoro ma lo fa per hobby o anche per passione, per divertimento, perché ci crede.
Tutti noi “artisti” abbiamo lavorato gratis per onlus, per cause da sostenere e per beneficenza; ma è una scelta civile e sociale volontaria.
Come può farla un professore o un libero professionista che nel tempo libero fa il volontariato per ong, associazioni benefiche e altro.
Il lavoro artistico e/o artigianale si paga come qualsiasi altro lavoro.
Voi, sinceramente, andreste a lavorare un mese senza stipendio?
Il palco c'è. La piazza pure. Ci sono il patrocinio comunale, il comunicato stampa, forse anche un post Instagram con la locandina in gradiente. Manca solo una cosa: il compenso. E qualcuno, da qualche parte, pensa davvero che questo sia normale.
Non lo è.
Dietro ogni live ci sono anni di studio, strumenti pagati a rate, spostamenti, prove, attrezzatura trasportata a spalle, fatica fisica misurabile in chilogrammi e ore. Non è un hobby da riempitivo estivo. È un mestiere. E i mestieri si pagano.
La storia della visibilità è la più vecchia del mondo. Le corde della chitarra non si pagano con la visibilità. La benzina nemmeno. E l'affitto, figuriamoci. La visibilità è la parola che usano quelli che vogliono qualcosa senza pagarlo, e sanno già che stai per accettare.
Detto questo, sia chiaro: come Piccola Orchestra Popolare Canto d'Inizio non ci siamo mai tirati indietro. Abbiamo suonato decine e decine di volte gratuitamente per Onlus, associazioni, enti benefici, manifestazioni in cui credevamo. Lo abbiamo fatto con convinzione, e lo rifaremmo. Ma c'è una differenza enorme tra dare il proprio contributo volontario a qualcosa che vale la pena, e farsi prendere in giro da chi m***a un palco, chiama sponsor e poi scarica il costo della musica su chi la musica la fa davvero.
Il problema non è solo chi propone. È anche chi dice sì. Perché ogni musicista che sale su quel palco a zero euro non sta cogliendo un'opportunità: sta comunicando al mercato che il lavoro di tutti vale esattamente quello. Zero.
Poi ci chiediamo perché i locali chiudono alla musica dal vivo, perché i festival tagliano i budget, perché il livello si abbassa. La risposta è semplice: quando il sistema si abitua al gratis, il gratis diventa il contratto.
Se volete la musica, pagatela. Se non volete pagarla, avete già Spotify.