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Cosa portare la prima volta: abiti comodi. Basta questo.Tappetini, mattoncini, cinghie, cuscini e coperte sono in sala e...
05/09/2026

Cosa portare la prima volta: abiti comodi. Basta questo.

Tappetini, mattoncini, cinghie, cuscini e coperte sono in sala e sono compresi. Si pratica a piedi nudi sul proprio tappetino, con un telo su quelli a disposizione. Non serve comprare niente prima di aver provato.

E no, non serve essere flessibili. Non serve arrivare a toccarsi i piedi, né adesso né mai. Certo flessibilità forza e calma aumentano ma col tempo e non devono diventare l'obbiettivo della pratica sono la sua conseguenza naturale.
Intanto ti propongo di provare questa respirazione:

inspira dal naso.
Fermati per due o quattro secondi, o finchè comoda.
Poi lascia uscire l’aria lentamente, sempre dal naso.

Nello yoga la sospensione dopo l’inspirazione è chiamata antara kumbhaka.
Non serve a “riempirci al massimo di ossigeno” ha un valore più semplice. Ci insegna a restare presenti davanti a una sensazione senza reagire immediatamente. Ci fa ascoltare il punto in cui l’inspirazione finisce e l’espirazione non è ancora cominciata.

Ti aspetto in sala pratica tutti i martedì e i giovedì alle 10:40 e le 19:00🙏😊

La pratica del mattino inizia alle 10:40 e dura circa novanta minuti. Il corpo la mattina è meno sciolto ma è anche meno...
01/09/2026

La pratica del mattino inizia alle 10:40 e dura circa novanta minuti.
Il corpo la mattina è meno sciolto ma è anche meno stanco, e la testa è più libera.

Martedì e giovedì, da giovedì 3 settembre, per chi ha la mattina libera, ovviamente😊

Intanto ti propongo una pratica: appena ti svegli, prima di fare colazione o accendere il cellulare prova a emettere per un minuto un suono continuo e tranquillo: “mmmm”.

Inspira dal naso ed espira lasciando vibrare il suono, senza spingere.

Nello yoga questa respirazione è bhramari, il respiro dell’ape.

La vibrazione si sente nel viso e nella gola, mentre il suono ci invita naturalmente ad allungare l’espirazione. Sappiamo inoltre che l’humming aumenta temporaneamente la circolazione dell’aria nei seni paranasali e la presenza di ossido nitrico nasale.
Un minuto è già sufficiente per ascoltarti prima che inizi la tua giornata (e fa bene 🤩).

Si ricomincia.Da questa settimana la sala di via Adolini torna ad aprirsi. Laboratorio teatrale Koinè  con Stefano Sarra...
31/08/2026

Si ricomincia.

Da questa settimana la sala di via Adolini torna ad aprirsi. Laboratorio teatrale Koinè con Stefano Sarra martedì 1 settembre alle 20:30, yoga con Ornella Marcucci giovedì 3 settembre alle 10:40 e la sera alle 19:00.

Le lezioni sono continuative: si entra in qualsiasi momento dell'anno, anche fra tre mesi. La prima volta è per conoscere discipline ed insegnamento, senza impegno.

Per info: 393 689 8717 (anche WhatsApp).

23/08/2026

A proposito di Utkatāsana.
Spesso è conosciuta come la posizione della sedia ma il suo nome racconta qualcosa di più: utkaṭa infatti significa intenso, potente, forte.

È una postura semplice ma proviamo a mantenerla per qualche minuto: la temperatura del corpo cambia, si avverte nella muscolatura delle gambe una tensione crescente, il respiro si fa più evidente, la mente scalpita ed è proprio lì che nasce la pratica: restare senza irrigidirsi, trovare forza senza perdere morbidezza.

Nelle mie lezioni è la posizione che propongo per lavorare su radicamento, stabilità e consapevolezza del centro.
Non esiste una forma identica per tutti: profondità della discesa, posizione dei piedi e delle braccia possono cambiare a seconda del corpo.

Dal punto di vista storico il nome Utkatāsana compare già nella tradizione dell’Haṭha Yoga, in testi come la Haṭha Yoga Pradīpikā e la Gheraṇḍa Saṃhitā. Ma la postura descritta nei testi antichi non corrisponde alla “sedia” che pratichiamo oggi: il corpo si trova piuttosto in una posizione accovacciata, simile a uno squat. La forma moderna, con il busto sollevato e le braccia verso l’alto, si sviluppa invece nel cosiddetto yoga posturale del Novecento.

Anche la simbologia che oggi associamo alla posizione è quindi soprattutto una lettura contemporanea.
Per me Utkatasana richiama tapas, il calore che nasce dall'impegno e la trasformazione che ne deriva, la capacità di vivere l’intensità senza esserne sopraffatti.
Nel video è mantenuta pochi secondi, ti consiglio di praticarla a cominciare da un minuto per poi arrivare a 3, 5 minuti.

Forza, non rigidità.
Stabilità, non immobilità.
Quiete nell'intensità.

N.B. In presenza di problematiche a ginocchia, caviglie, anche o zona lombare, la posizione va adattata riducendo la flessione o utilizzando un supporto. Anche chi soffre di vertigini o pressione bassa dovrebbe entrare e uscire dalla postura con gradualità.

E soprattutto: la fatica muscolare può far parte della pratica, il dolore articolare no.

Quando d'estate  i corsi sono sospesi ci si può sentire un po' persi, senza una  guida per la pratica, pensandola come u...
20/08/2026

Quando d'estate i corsi sono sospesi ci si può sentire un po' persi, senza una guida per la pratica, pensandola come una lunga sequenza da 90 minuti da sapere a memoria.
Invece lo yoga non ha bisogno di memoria, ha bisogno di un po' di spazio e di tempo, proprio quello che le vacanze ti regalano.

Per esempio potresti appoggiarti al tavolino dell'ombrellone per ardhā uttanāsana, la flessione in avanti in piedi.

Sederti per qualche minuto di respirazione profonda davanti al mare o all'ombra di un bosco, se ti trovi in montagna, tutti luoghi carichi di prana😊

Una meditazione al tramonto, guardando il cielo che cambia luce e colore, prima di dormire.

Perché, proprio adesso, non smetti di guardare lo schermo e provi a stare ad occhi chiusi, a sentirti respirare, presente nel momento.

Sono tutti modi semplici per restare in contatto con te stesso e praticare senza la preoccupazione di una sessione completa.
Anche solo pochi minuti, vissuti con intenzione, cambiano la giornata
Prova😊🪁🌊

P.s. In questo periodo, la mia posizjone preferita è utkatāsana (la sedia), per sentirmi radicata nel corpo e godermi la sua energia.
Quale è la tua?💪

15/08/2026

Musei aperti!!!!

14/08/2026

Questa è una piccola sequenza per le anche di circa 10-12 minuti.
Nel video ti mostro solo pochi secondi di ogni movimento: quando la fai da sola, concediti più tempo.
Cominciamo con gatto e mucca.
Puoi farlo a quattro zampe oppure in piedi, con le mani sulle cosce.
Inspirando apri il petto in avanti, espirando arrotonda la schiena.
Muoviti a partire dal bacino.
A quattro zampe, puoi portare il bacino avanti e indietro.
Non devi arrivare ai talloni: fermati dove l’anca si sente libera.
Ora sdraiati sulla schiena.
Fai scivolare lentamente un tallone verso il bacino e poi allontanalo.
Poi, con le ginocchia piegate e i piedi a terra, apri la gamba verso l’esterno e riportalo al centro.
Il movimento può essere molto piccolo.
Passiamo al ponte.
Per solleva inspirando il bacino senza inarcarti, torna a terra inspirando.
Infine, piedi un po’ più larghi, lascia oscillare le ginocchia a destra e a sinistra.
senza cercare di portarle a terra.
Nello yoga il corpo non è qualcosa di separato dal respiro e dalla nostra esperienza interiore.
Le tradizioni parlano anche di energia e dimensione sottile.
Possiamo accogliere questo linguaggio senza confonderlo con quello della medicina ma anche per la scienza corpo, respiro, emozioni ed esperienza si influenzano continuamente.
Quindi in presenza di artrosi non cerchiamo la massima apertura.
Cerchiamo un movimento che dia al corpo spazio, fiducia e possibilità.
E se compare un dolore pungente, un blocco o un netto aumento dei sintomi, riduci il movimento o fermati.

Alla fine resta una domanda, non una spiegazione.
L’anca ci porta, ci trattiene, ci permette di cambiare direzione. Quando perde libertà, il suo limite appartiene alla materia, ma l’esperienza di quel limite attraversa anche la nostra storia, il nostro modo di stare al mondo, ciò che sosteniamo e ciò verso cui proviamo ad andare.
Non c’è un significato nascosto da decifrare, né una colpa da cercare.
C’è, forse, la possibilità di ascoltare il sintomo anche come immagine: non per spiegare la malattia, ma per lasciare che il corpo apra una domanda che riguarda la persona intera.

⚠️ Questa pratica è proposta a scopo informativo e di benessere generale e non sostituisce il parere di medico o fisioterapista.
Se hai artrosi, protesi, dolore importante o hai subito un intervento, valuta con un professionista se questi movimenti sono adatti a te.
Muoviti senza forzare: se compaiono dolore acuto, blocco o un aumento marcato dei sintomi, riduci il movimento o interrompi la pratica.
Ascolta sempre il tuo corpo e adatta la sequenza alle tue possibilità. ASD Essere-Bene-Essere

Vi risparmio le immagini traumatiche provenienti dagli  allevamenti intensivi,  vi invito a difendere il coraggioso docu...
11/08/2026

Vi risparmio le immagini traumatiche provenienti dagli allevamenti intensivi, vi invito a difendere il coraggioso documentario Food for Profit e la scelta di Report di trasmetterlo.
E se non lo avete fatto vi invito a guardarlo.

e ’Ambrosi non attaccano la zootecnia italiana, conducono un’indagine europea su allevamenti intensivi, fondi pubblici, lobby e politica.
È una produzione indipendente, trasparente sulle modalità di finanziamento, senza contributi pubblici, basata su fonti scientifiche, documenti europei e internazionali.

È stato presentato in sedi istituzionali, distribuito all’estero e premiato in diversi festival.

Si può criticare un’inchiesta, certo. Ma nel merito, con dati e fatti.

Tentare di delegittimare chi pone domande scomode non rafforza il dibattito pubblico: lo impoverisce.

ha fatto il suo mestiere. E il servizio pubblico deve continuare a garantire spazio alle inchieste, soprattutto quando toccano interessi economici e politici.

Ci sono posizioni yoga che, nel tempo, cambiano con noi. Per me il Piccione è una di queste.Da qualche anno convivo con ...
30/07/2026

Ci sono posizioni yoga che, nel tempo, cambiano con noi.
Per me il Piccione è una di queste.

Da qualche anno convivo con l'artrosi alle anche.

Non è un limite, piuttosto, come tutto quello che succede nella vita, è un invito.
Ogni volta che entro in questa posizione, il mio corpo mi ricorda che non posso imporgli una forma. Posso, però, ascoltarlo. E, ogni volta, lui mi restituisce qualcosa.

È una delle lezioni più profonde che lo yoga mi abbia insegnato.

Nella tradizione, il Piccione è una postura che invita ad aprire le anche, a creare spazio dove spesso accumuliamo rigidità, fisica ed emotiva. Ma "aprire" non significa forzare. Significa creare le condizioni perché il corpo possa fidarsi.

La ricerca sul sistema miofasciale ci racconta qualcosa di molto simile.

Quando rimaniamo nella posizione qualche minuto, respirando con calma, non stiamo soltanto allungando i muscoli. Stiamo dialogando con la fascia, quel meraviglioso tessuto connettivo che avvolge e collega tutto il nostro corpo.
La fascia ha bisogno di tempo: non risponde agli strappi, ma alla presenza. Uno stimolo lento e costante favorisce l'idratazione dei tessuti, il rimodellamento del collagene e una maggiore scorrevolezza tra le strutture profonde.

È un lavoro silenzioso, quasi invisibile. Ma il corpo lo ricorda.

Forse è anche per questo che amo praticare il Piccione senza fretta.

Se il bacino resta sospeso, lo sostengo. Se oggi il mio corpo mi chiede una variante, la scelgo senza esitazione. A volte pratico il Piccione supino, altre volte uso un blocco sotto il gluteo o un bolster sotto il busto. Non sono scorciatoie. Sono strumenti di consapevolezza.

Per anni ho pensato che praticare bene significasse arrivare nella forma.

Oggi credo il contrario.

Praticare bene significa creare una relazione di fiducia con il proprio corpo, anche quando cambia, anche quando porta con sé qualche fragilità. Forse soprattutto allora.

L'artrosi non mi ha allontanata dallo yoga.

Mi ha insegnato uno yoga più vero.

Uno yoga in cui non misuro la profondità di una posizione, ma la qualità dell'ascolto.

E se c'è una cosa che vorrei trasmettervi ogni volta che pratichiamo insieme è proprio questa: il corpo non è un ostacolo da superare. È il maestro più sincero che abbiate.

Abbiate la pazienza di ascoltarlo. Lui la strada la sa già😊.

Finalmente il caso è risolto. Sabato 25 luglio, al Forte dei Borgia, è andata in scena una serata sospesa tra thriller e...
26/07/2026

Finalmente il caso è risolto.

Sabato 25 luglio, al Forte dei Borgia, è andata in scena una serata sospesa tra thriller e commedia: indizi, sospetti più o meno fondati, false piste e un ca****re nascosto in bella vista.

Grazie a tutti coloro che hanno scelto di entrare con noi ne “L’Antro di Borea” e di affrontare il mistero fino all’ultimo colpo di scena.

Un ringraziamento alla Pro Loco Nepi, a , al e al per la collaborazione.

Grazie agli attori di Ebe Koinè, al regista Stefano Sarra e all’autore Andrea Pergolari, per aver messo insieme questo rebus teatrale ispirato ad Asimov.

Alla prossima!

Indirizzo

Via Adolini 7
Nepi
01036

Orario di apertura

Martedì 10:40 - 12:00
19:00 - 22:30
Giovedì 10:40 - 12:00
19:00 - 20:00

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