Centro Studi Chiaramontani

Centro Studi Chiaramontani Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Centro Studi Chiaramontani, Centro culturale, Via Dante 83, Naro.

Il centro studi ha sede a Naro e si occupa di promuovere la ricerca storica, la produzione culturale e l’attività editoriale e pubblicistica sulla storia della famiglia Chiaramonte

06/09/2026

NUOVI APPUNTI SULLA FAMIGLIA CHIARAMONTE
Incontro al Castello di Naro
Paolo Giansiracusa, Introduzione
Calogero Saverio Vinciguerra Comiso feudo sive Fontana Frida
Loretta Dolcini Messaggi di pietra
Queste e tante altre ricerche storico/ artistiche nel n.27 dei Quaderni del Mediterraneo in distribuzione. 416 pagine in carta pregiata.

06/09/2026

Provate anche voi a cecare di capire…. La Prefoglio è Agrigentina o Ragusana
Gli Agrigentini sostengono che sia Agrigentina, ma se tutta la famiglia risiede a Ragusa come può aver avuto i natali ad Agrigento? Date sfogo alla vostra curiosità e, per la nostra storia, trovate prove dell esistenza della Marchisia! Mi darete un grande sollievo! Per questa indagine ho perso il sonno. Cercate Prefolio, Profolio e sarà come cercare la penna del Curucucù .

"Personaggi di Agrigento: Marchisia Prefoglio, una delle donne più potenti della Sicilia dei Chiaramonte
Ad Agrigento la conoscono molto poco e la onorano ancor meno, poiché non sanno che devono ad una nobildonna agrigentina del medioevo, Marchisia Prefoglio, un patrimonio di storia, di arte e di cultura che nessun altro ha più dato alla Città dei Templi." (fonte Agrigentina)

"Dopo la cacciata dei francesi, la Sicilia divenne un regno indipendente, venne incoronato Pietro I di Sicilia, il quale rilevò
Ragusa a contea, assegnandola proprio a Giovanni Prefoglio."
Fratello della denominata Marchisia (Fonte Ragusana )

"""Successe alla sua morte, nel 1282, il figlio Pietro, che morì solo due anni dopo. Gli successe il figlio Federico, che fu riconfermato Dominus di Ragusa. Anche lui però morì un anno dopo, senza eredi, nel 1286. La contea venne ereditata dalla sorella Marchisia Prefoglio in Chiaramonte, la quale diede in sposo il proprio figlio Manfredi Chiaramonte a Isabella Mosca, figlia del Conte di Modica, nel 1296, dando così vita alla Contea di Modica, che inglobò la Signoria di Ragusa, portata in dote da Manfredi alla moglie."Fonte Ragusana"

"Giovanni Prefoglio (Ragusa, ... – Ragusa, ...; fl. XIII secolo) capeggiò la rivolta ragusana contro gli angioini, divenne dunque governatore e signore della città nel 1282 e rimase fino al 1283.
la ribellione fu guidata da Giovanni Prefolio, che il 5 aprile 1282 insorse contro il presidio francese liberando la città. Il Prefolio fu nominato governatore della città e, quando Pietro d'Aragona fu chiamato dai Siciliani a regnare sull'Isola,"
"Ragusa divenne contea e il Prefolio ne assunse il comando. É in questo periodo che si impone la famiglia dei Chiaramonte, che governò la contea per piú di un secolo fino all'arrivo dei signori di Cabrera-" (Fonte ragusana).
Come fa la Prefolio che aveva tutti gli interessi a Ragusa ad avere avuto i natali ad Agrigento? Il mistero si infittisce.

Costanza Chiaramonte: tra tradizione, leggenda e documentiSu Costanza Chiaramonte, figlia del conte di Modica Manfredi C...
03/09/2026

Costanza Chiaramonte: tra tradizione, leggenda e documenti
Su Costanza Chiaramonte, figlia del conte di Modica Manfredi Chiaramonte, sono state tramandate nel corso dei secoli numerose storie, alcune delle quali difficili da distinguere tra realtà storica, tradizione orale e leggenda. Quanto di queste narrazioni corrisponda effettivamente alla verità storica e quanto, invece, sia frutto di elaborazioni successive, è una questione che non può essere risolta attraverso il semplice racconto tramandato. Vi è, tuttavia, un metodo che consente di avvicinarsi alla realtà dei fatti con maggiore rigore: la ricerca documentaria, il confronto tra le fonti e la verifica dei riscontri oggettivi. Nel racconto della tradizione agrigentina, per esempio, la povera Costanza Chiaramonte è stata rappresentata come una donna ripudiata dal marito, sprofondata nella follia e persino descritta attraverso riferimenti alla sua presunta condotta sessuale, fino a essere dipinta come una sorta di “ninfomane”. Secondo questa narrazione, sarebbe stata rinchiusa nel monastero di Santo Spirito, dove avrebbe trascorso i suoi ultimi anni, tormentata da violente crisi di follia.
Ma quanto vi è di vero in questo racconto? È evidente che Costanza, appartenendo a un’epoca lontana, non può oggi difendere la propria reputazione. Proprio per questo, il compito dello storico non è quello di ripetere acriticamente ciò che la tradizione ha tramandato, ma di sottoporre quelle narrazioni al vaglio delle fonti e dei documenti.
Ed è proprio questo uno degli obiettivi del nostro Centro Studi: recuperare la memoria storica attraverso una ricerca seria, fondata sui documenti, distinguendo, per quanto possibile, i fatti dalle costruzioni leggendarie e dalle narrazioni posteriori.
Nel caso di Costanza Chiaramonte, l’esame delle fonti e dei riscontri documentari sembra restituirci un quadro assai diverso da quello della tradizione.
Costanza Chiaramonte, figlia di Manfredi, conte di Modica, risulta infatti inserita in una vicenda familiare e matrimoniale ben diversa da quella tramandata dal racconto popolare: la sua vita prosegue accanto a un esponente della famiglia Doria, una delle più importanti famiglie genovesi, protagonista della storia della Repubblica di Genova e attestata nelle fonti già dall’XI-XII secolo. Di fronte a questi elementi, la figura di Costanza merita dunque di essere riletta alla luce della documentazione storica, senza pregiudizi e senza lasciarsi condizionare da una tradizione che, nel corso del tempo, potrebbe aver trasformato una vicenda reale in un racconto dai contorni romanzeschi. La ricerca storica ha proprio questo compito: non costruire nuovi miti, ma verificare quelli esistenti.
E, soprattutto, restituire dignità alla verità dei fatti.
Altro che pazzia.

La pace di Caltabellotta fu un accordo firmato il 31 agosto 1302 nei pressi di Caltabellotta, in Sicilia, fra Carlo di V...
02/09/2026

La pace di Caltabellotta fu un accordo firmato il 31 agosto 1302 nei pressi di Caltabellotta, in Sicilia, fra Carlo di Valois, come capitano generale di Carlo II d'Angiò, e re Federico III di Sicilia.

Dal libro Decimo (X) degli Anales de la Corona de Aragón di Jerónimo Zurita

Il brano descrive un momento importante nella storia della Sicilia medievale, caratterizzato dal tentativo di porre fine al conflitto tra Giovanna di Napoli e re Federico di Sicilia. Un elemento fondamentale è la distinzione tra “Sicilia” e “Trinacria”. Re Federico III può conservare l’isola, ma deve assumere il titolo di re di Trinacria, mentre il titolo di re di Sicilia rimane legato a Giovanna e ai suoi discendenti.
Il tema centrale è quindi la pace e la definizione dei rapporti di potere sulla Sicilia. L’accordo non è soltanto politico e militare, ma coinvolge direttamente anche la Chiesa romana, che rivendica la propria autorità sul regno.
Erano ormai alcuni anni che si combatteva con le armi contro la regina Giovanna e il suo regno, e contro il re Federico di Sicilia. Ma poiché il re Federico possedeva il regno in virtù della successione del re Federico II, che lo aveva governato per un lungo periodo, il dominio dei pontefici romani sulla Chiesa di Roma, che fino ad allora era rimasto incerto, fu finalmente riconosciuto.
Il papa dichiarò che, poiché la Chiesa aveva avuto per lungo tempo il possesso e il dominio della Sicilia, i diritti dei Siciliani dovevano essere rispettati. Per questo motivo furono prese le opportune misure e furono mandati ambasciatori alla regina Giovanna.
Considerato quindi che la regina era stata per molto tempo in guerra con il re Federico e che il regno era ormai gravemente danneggiato, si cercò di porre fine alle ostilità. La regina mandò allora ambasciatori presso il re Federico e gli propose di concludere la pace. Fu stabilito che il re Federico avrebbe mantenuto il regno di Sicilia per tutta la sua vita e che, dopo la sua morte, il regno sarebbe passato alla regina Giovanna e ai suoi successori. Inoltre, il re Federico avrebbe dovuto rinunciare alle proprie pretese sul regno di Napoli e alla città di Napoli, mentre la regina avrebbe riconosciuto il suo possesso della Sicilia. Fu anche stabilito che il re Federico non avrebbe potuto alienare o dividere il regno di Sicilia, né concederlo a persone estranee alla successione. Egli avrebbe dovuto governarlo e conservarlo integro, così come gli era stato affidato. Con questi accordi furono inviati ambasciatori della regina a Roma, dove furono ricevuti con molte condizioni. La principale era che il re Federico e i suoi successori riconoscessero il dominio della Chiesa romana sul regno di Sicilia e prestassero il dovuto omaggio e giuramento di fedeltà. Quanto alla successione, fu stabilito che, se il re Federico fosse morto senza figli legittimi, il regno sarebbe tornato alla regina Giovanna. Se invece avesse avuto un figlio, questi avrebbe ereditato il regno, purché fosse riconosciuto dalla Chiesa e accettasse le condizioni stabilite. Inoltre, il re Federico promise che avrebbe sposato una donna cattolica e che avrebbe fatto in modo che la sua futura moglie fosse adatta alla difesa del regno, con il consiglio del pontefice e secondo le condizioni stabilite. Questi accordi furono confermati con l'autorità dei cardinali e furono mandati ambasciatori in Sicilia per renderli pubblici. Tra questi vi erano Carlo, fratello del re, e altri nobili e uomini di fiducia. Si stabilì infine che, se la pace fosse stata conclusa, il re Federico avrebbe dovuto liberare i prigionieri e restituire ciò che era stato sottratto durante la guerra. In questo modo si sperava di porre definitivamente fine al conflitto tra il regno di Sicilia e quello di Napoli.

Trascrizione del testo latinoNum. XL.Fridericus Dei gratia Rex Siciliae nobili Joanni de Claramonte Militi Regni Sicilia...
03/08/2026

Trascrizione del testo latino
Num. XL.
Fridericus Dei gratia Rex Siciliae nobili Joanni de Claramonte Militi Regni Siciliae Siniscalco, Magnae suae Curiae Magistro Rationali, generali Procuratori, ac Capitaneo Civitatis Panormi Consiliario familiari, & fideli suo gratiam suam, & bonam voluntatem... Cum per Curiam nostram sit consultum, & deliberatum provisum; quod quoties bannum per Civitates, Terras, & loca Siciliae de certo emitti contigerit subscriptio modo vulgariter banniatur, videlicet: Per multi annis la vita di l'altu Signuri Re Fridericu, e di l'altu Signuri Re Petru nostri Signuri, Reggi di Sichilia, ki Diu li salvi, e mantenga. Amen. Nec non per Notarios publicos Civitatis, Terrarum, & locorum Siciliae, in instrumentis, & cauthelis publicis per eos ex nunc in antea conficiendis, haec clausula interponatur, videlicet: Regnantibus Serenissimis Dominis nostris Dei gratia Regibus Siciliae, Illustri Frederico, Regni ejus anno XXVI, & inclito Rege Petro II...Fidelitati vestrae mandamus, quatenus praedictam formam emissionis banni per praedictam Civitatem Panormi de caetero, ejusque districtum observari infallibiliter faciatis; & praedictam clausulam per Notarios Civitatis ipsius, suisque districtus in instrumentis, & cauthelis publicis ex nunc in antea conficiendis modo praedicto, poni, & describi pro parte nostrae Curiae infallibiliter jubeatis.
Datum Messanae XXVI Junii IV Indictionis.
Ex Tabulario Excmi Panormitani Senatus & ex Chronico a Maraneo edito C. CXII.

Traduzione letterale
Federico, per grazia di Dio Re di Sicilia, al nobile Giovanni de Claramonte, cavaliere del Regno di Sicilia, Siniscalco, Maestro Razionale della nostra Magna Curia, Procuratore Generale, Capitano della città di Palermo, nostro consigliere familiare e fedele, salute e benevolenza. Poiché la nostra Curia ha deliberato e stabilito che ogni volta che debba essere emanato un bando nelle città, terre e luoghi della Sicilia, esso sia pubblicato secondo la seguente formula, comunemente usata: «Per molti anni la vita dell'alto Signore Re Federico e dell'alto Signore Re Pietro, nostri signori, Re di Sicilia, che Dio li salvi e li mantenga. Amen.» Inoltre ordiniamo che i notai pubblici delle città, terre e luoghi della Sicilia inseriscano, negli atti e negli strumenti pubblici che da ora in avanti redigeranno, la seguente clausola: «Regnando i serenissimi nostri signori, per grazia di Dio Re di Sicilia, l'illustrissimo Federico, nel ventiseiesimo anno del suo regno, e l'inclito Re Pietro II...» Alla vostra fedeltà ordiniamo di far osservare d'ora innanzi senza alcuna eccezione questa forma di pubblicazione dei bandi nella città di Palermo e nel suo distretto; e di comandare che la predetta clausola sia inserita e trascritta dai notai della stessa città e del suo territorio in tutti gli atti e gli strumenti pubblici che saranno redatti in futuro, secondo la forma prescritta, a nome della nostra Curia. Dato a Messina il 26 giugno, nella quarta Indizione.
Osservazioni storiche
Questo documento è particolarmente interessante perché conserva una delle formule ufficiali con cui venivano proclamati i bandi nel Regno di Sicilia. La frase in volgare siciliano:
Per multi annis la vita di l'altu Signuri Re Fridericu...
è una rara testimonianza del siciliano amministrativo del XIV secolo, inserita all'interno di un testo latino. Inoltre il documento conferma che Giovanni de Claramonte ricopriva contemporaneamente importanti cariche della Corona:
Siniscalco del Regno;
Maestro Razionale della Magna Curia;
Procuratore Generale;
Capitano della città di Palermo;
Consigliere del re.

Monumento funebre dei De Marinis nella Ca****la De Marinis della Cattedrale di Agrigento, tradizionalmente attribuito a ...
26/07/2026

Monumento funebre dei De Marinis nella Ca****la De Marinis della Cattedrale di Agrigento, tradizionalmente attribuito a Giovanni Gagini e Andrea Mancino e datato 1493. Il sepolcro è riferito a Gaspare De Marinis, padre di Giosuè De Marinis, barone di Muxaro, la cui famiglia fu poi all'origine del marchesato di Favara.
SINT LAPIDUM SUPERAS, CERTE LICET OSSA SUB UMBRA,
NON OBEUNT QUORUM GRANDIA FACTA MANENT.
"Anche se le pietre del sepolcro ricoprono le ossa, non muoiono coloro la cui grande opera continua a vivere".

Questa scultura in pietra raffigura la "Sirena bicaudata", una delle otto metope originali del XII secolo del Duomo di M...
17/07/2026

Questa scultura in pietra raffigura la "Sirena bicaudata", una delle otto metope originali del XII secolo del Duomo di Modena.
Sarcofago convento di San Francesco Agrigento. La figura centrale è una sirena bicaudata scolpita che sostiene uno stemma araldico.

Italiano antico (volgare del XV-XVI secolo) e riporta alcune disposizioni contro i patareni (cioè gli eretici, in partic...
11/07/2026

Italiano antico (volgare del XV-XVI secolo) e riporta alcune disposizioni contro i patareni (cioè gli eretici, in particolare i catari).

1"In Constituzione quinta"
Comanda l'Imperatore, in questa costituzione, che trovando i patareni o gli erranti nella fede, siano esaminati; affidati ai prelati della Chiesa e, se in qualche articolo della fede si dimostrassero in errore e non volessero ritornare alla nostra fede, ma persistessero nella loro malvagità, siano consegnati al popolo affinché vengano bruciati. E nessuno abbia l'audacia di intercedere presso il principe o presso il prelato in loro favore.
2 "Patarenorum" (Dei patareni)
I ricettatori dei patareni, dice l'Imperatore nella terza costituzione, siano diffamati e non possano essere onorati né ricevere alcun incarico. Ma se qualche figlio di tali ricettatori rinnegherà il padre patareno, quel figlio non sarà considerato infame, bensì sarà reintegrato e potrà essere promosso agli onori e alle dignità.
3 "Apostotantes" (Apostati)
Comanda in questa quarta costituzione che chi perda la fede perda anche tutti i suoi beni. Inoltre il cristiano diventi schiavo e non possa succedere ad alcuna persona né ricevere eredità.
Estratto da testo giuridico che riassume disposizioni attribuite agli imperatori medievali in particolare Federico II

La chiesa di Sant'Antonio Abate allo Steri, situata in Piazza Marina, è un gioiello dell'architettura gotica trecentesca...
05/07/2026

La chiesa di Sant'Antonio Abate allo Steri, situata in Piazza Marina, è un gioiello dell'architettura gotica trecentesca. Edificata come ca****la privata dalla potente famiglia Chiaramonte,

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92028

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