Alvaro Caponi

Alvaro Caponi Alvaro Caponi è nato a Narni (TR).

Pittore e docente, ha completato gli studi di Pittura all’Accademia di Belle Arti di Roma seguendo, tra l’altro, corsi di Elementi di regia, di Psicologia della forma e del colore, di Restauro.

che tempi...!!!
28/12/2023

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Oggi e' accreditato...a breve uscira' un volume che confermera ' tali tesi.
25/10/2023

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Il prof. Alvaro Caponi ha SCOPERTO un'opera di CARAVAGGIO ad Arrone nella chiesa di S.M.Assunta. Una replica con variante della terza "CENA DI EMMAUS"

24/10/2023

Da six, Leoni Tommaso, Vittorio Sgarbi,Alvaro Caponi e Giorgio Gregorio Grasso.

ALVARO CAPONI ED IL MAESTRO JOSE' VAN ROY DALI' IN UN MOMENTO DI PAUSA !
28/06/2023

ALVARO CAPONI ED IL MAESTRO JOSE' VAN ROY DALI' IN UN MOMENTO DI PAUSA !

20/05/2023

AL COMPLEANNO DI VITTORIO SGARBI.

i quattro dell'ave maria.compleanno del prof.Vittorio Sgarbi con il prof Giorgio Gregorio Grasso  il prof.alvaro caponi,...
09/05/2023

i quattro dell'ave maria.compleanno del prof.Vittorio Sgarbi con il prof Giorgio Gregorio Grasso il prof.alvaro caponi, ed il maestro Tommaso Leoni.

03/01/2023

ARRONE, IL GIALLO DEL CARAVAGGIO"CI SONO LE CARTE.
Il prof. Cicchini afferma che l’opera Cena in Emmaus , ospitata nella chiesa di Santa Maria
Assunta in Arrone, non è attribuibile a Caravaggio, ma al pittore Giovanni Antonio Galli, detto lo Spadarino. Mi chiedo su quali inoppugnabili prove scientifiche, comparative e documentarie
poggi questa deduzione.
Non posso fare a meno di ricordare la vicenda che nel 1984 assurse agli onori della cronaca internazionale e che coinvolse valenti storici dell’arte, come Giulio Carlo Argan, Cesare Brandi,
Enzo Carli, Carlo Ludovico Ragghianti, i quali attribuirono erroneamente ad Amedeo Modigliani tre sculture (due teste in pietra serena ed una in granito) rinvenute in uno dei Fossi Medicei di
Livorno. Dopo l’ampia risonanza ottenuta dalla notizia, una delle teste risultò il frutto di uno scherzo organizzato quasi innocentemente da tre studenti livornesi, che esibirono delle foto che li
ritraevano mente realizzavano l’opera con un trapano elettrico; ugualmente false le altre due teste,
scolpite da un lavoratore portuale, artista promettente. A smontare prosaicamente le pretese certezze degli studiosi sopra citati sarà stata “l’arroganza con
cui la critica d’arte contemporanea impone al pubblico tutto ciò che essa considera valido e degno di nota”, come ebbe a dire Federico Zeri sulla vicenda, ma nel clamoroso errore, in cui
incapparono anche gli incaricati della Soprintendenza di Pisa che eseguirono l’ expertise sulle sculture, avrà avuto il suo peso anche l’assenza della diretta conoscenza delle alchimie che
concorrono alla creazione dell’opera d’arte.
L’artista, infatti, ha sempre operato come un alchimista, conosceva i segreti dei materiali, la via per assemblarli, comporli, levigarli, sceglieva gli strumenti per lavorarli, preparava le tele, i pigmenti,
le terre, i boli, gli ossidi, che integrava con olii, con colle animali e tuorli d’uovo per i suoi impasti, macinava e polverizzava lapislazzuli per il colore blu e così via.
Leonardo da Vinci sosteneva che per fare un buon dipinto doveva esserci un buon letto! Per Caravaggio “lo letto” della tela era importante, perché doveva accogliere opere destinate a
sfidare il passare del tempo.
Direi al prof. Cicchini, a cui manca queste tipo di conoscenza diretta, che un conto è ipotizzare che l’opera di Arrone sia dello Spadarino ed altro è esserne sicuri.
Io sostengo che la Cena in Emmaus di Arrone sia di Caravaggio anche per lo studio della preparazione della tela, oltre che per la potente predominanza delle luci sulle ombre, per la forza
espressiva dei personaggi e per i contrasti tonali concorrenti ad un’atmosfera di serena religiosità,
dove non viene evidenziato il dramma, ma un lieto consumare una cena in armonia, come anche risulta nell’omonima opera caravaggesca conservata a Brera.
Nella Cena di Emmaus di Londra non c’è tensione, come afferma invece il prof. Cicchini, ma tornano i movimenti dolci e pacati delle figure, il clima psicologico di sorpresa, stupore ed
incredulità. Attraverso alcuni esami comparativi, relativi ad alcune forme identiche di carattere stilistico e
morfologico (come le orecchie), ho individuato nelle tre opere evidenti analogie (allego foto). Chiunque può attribuire una specifica paternità ad un’opera d’arte, ma la certezza della autenticità
avviene attraverso la firma dell’autore, attraverso documenti di lascito o di acquisto, attraverso
testimonianze inconfutabili. E comunque ogni ipotesi di attribuzione va attendibilmente comprovata.
Giorni fa ho incontrato don David Travaglia, della Curia di Arrone. Parlando del dipinto in questione, mi ha riferito che un suo amico archivista gli aveva detto che in alcuni antichi
documenti risultava che l’opera fosse proprio di Caravaggio.
Una prossima visita all’Archivio Vescovile di Spoleto potrà aiutare a far luce.
Alvaro Caponi

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Nera Montoro
Narni
05035

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+393389912288

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Alvaro Caponi

Alvaro Caponi è nato a Narni (TR).

Pittore e docente, ha completato gli studi di Pittura all’Accademia di Belle Arti di Roma seguendo, tra l’altro, corsi di Elementi di regia, di Psicologia della forma e del colore, di Restauro.

Nel suo iter pittorico ha allestito personali in Italia e all’estero ed ha partecipato a numerose collettive, ottenendo premi e riconoscimenti. Particolare successo riscuotono le opere esposte alla X Quadriennale di Roma nel 1975. Molte sue opere sono collocate in permanenza presso Musei, Pinacoteche e Palazzi pubblici e privati.

Nel 1982 ha restaurato, su commissione del Municipio di Narni, l’unico calco originale esistente del Gattamelata di Donatello.