21/03/2026
Il genocidio del popolo palestinese, che continua a compiersi sotto i nostri occhi, rappresenta una tappa brutalmente evidente del mutamento dell’ordine coloniale occidentale. Di fronte all’emergere di nuove istanze di liberazione e autodeterminazione dei popoli e delle nazioni del Sud globale, quel medesimo ordine, abbandonata la facciata socialdemocratica e parlamentarista, appare ormai gestito direttamente da oligarchie criminali, suprematiste, razziste, maschiliste e populiste. Il re è n**o: perpetra massacri di massa, deportazioni, torture e repressioni con la certezza, e perfino con l’ostentazione, dell’impunità, dinanzi a media mainstream opportunamente asserviti. Israele, epigono degenerato del colonialismo europeo, razzista e intimamente antisemita, brandisce da più di due anni, insieme agli Stati Uniti, a gran parte dell’Unione Europea, alle monarchie assolute del petrolio e ai capitali internazionali, le sue “spade di ferro” contro i semiti indomiti di Palestina, che da ottant’anni resistono eroicamente all’occupazione brutale, alla deportazione e all’annientamento etnico, culturale e individuale. Lo stesso blocco di potere genocida sta tentando, da poche settimane, di scatenare la propria “epica furia” contro l’unica repubblica popolare dell’Asia occidentale. Gaza è lo specchio dell’ipocrisia di questo blocco: la sua distruzione “ha risvegliato delle coscienze che si credevano anestetizzate e reso visibile ciò che molti rifiutavano di vedere: non solamente la brutalità dell’occupazione, ma la complicità delle nostre democrazie occidentali nella sua perpetuazione” (Francesca Albanese). Con tre momenti di confronto e discussione, raccolti attorno all’esposizione fotografica Eyes on Gaza e intitolati "Gaza: Comprendere (1)"; "Testimoniare (2)"; "Resistere (3)", si intende riaffermare l’urgenza, ormai non più rinviabile, di approfondire le dinamiche storiche e politiche che hanno condotto al ghetto di Gaza; di rendere testimonianza pubblica e consapevole della sua trasformazione in un campo di sterminio a cielo aperto; e di recuperare, in una prospettiva critica e decoloniale, le forme della resistenza politica come espressione alta e imprescindibile della rivendicazione dell’universalità dei diritti umani contro il fascismo e la barbarie