La Compagnia del Giorno Dopo

La Compagnia del Giorno Dopo Un pizzico di passione e tre gocce di voglia di mettersi in gioco, et voilà:
La Compagnia del Giorno Dopo! 🪄🎭
📍Napoli

28/01/2026

Nuovo spettacolo, nuova corsa!
Questi sono i prossimi personaggi che vedrete sul palco🎭
Chi è il vostro preferito?

"Entro in anticipo, le luci sono accese, lo spettacolo non è ancora iniziato, ma gli attori sono già tutti schierati sul...
03/11/2025

"Entro in anticipo, le luci sono accese, lo spettacolo non è ancora iniziato, ma gli attori sono già tutti schierati sul palco e ci danno le spalle. Da quel muro umano, fatto di donne e uomini immobili, comprendo subito che la prova non sarà semplice.
Buio. Si staglia, potentissima, l’immagine del coro, utilizzato come espediente per introdurci e guidarci sul binario che la vita di Steven e della sua famiglia sta per imboccare, lo stesso che tante famiglie, ancora oggi, percorrono: quello del mito di Ifigenia.
Steven è un medico profondamente turbato dal senso di colpa per un episodio del suo passato. Durante un’operazione chirurgica, nel periodo in cui era alcolizzato, un uomo è morto. Della sua fragilità, i colleghi di lavoro talvolta sembrano prendersi cura, ma altre volte ne approfittano. Su di essa si innesta la vita di un ragazzo, Martin, figlio dell’uomo morto, rimasto orfano, di cui Steven si sente responsabile.
Questo episodio del passato lo trascina lentamente nell’oblio. Egli sceglie di affezionarsi alla versione dei fatti che lo rende il responsabile dell’accaduto, una versione che, peraltro, fa comodo quasi a tutti. Sceglie di lasciarsi ricattare da Martin, nel tentativo di espiare la propria colpa. Non riesce ad affrontare il senso di colpa in modo funzionale: suggestionato dagli eventi esterni, diventa vulnerabile a qualsiasi situazione. Quasi tutti i sistemi di cui fa parte sembrano alimentarsi del suo dolore per potersi sostenere.
La sua famiglia diventa simbolo del suo disagio ed essa tenta di riorganizzarsi per controbilanciare la zavorra di un padre che lentamente perde il senno. I sintomi inspiegabili che li affliggono sembrano rappresentare simbolicamente proprio la paralisi dell’uomo, imprigionato in un tormento che gli rende sempre più difficile reggere il peso della sua esistenza, vedere ciò che è stato senza che la visione lo distrugga, perdendo di fatto la possibilità di nutrirsi delle relazioni e del bello della vita.
L’unica via percorribile per espiare la colpa è il sacrificio di un membro della famiglia. Ma chi scegliere?
Visto da una certa prospettiva, Steven sembra quasi vittima di un complotto. L’episodio stesso della morte del padre di Martin non è detto che sia riconducibile a lui: anche Matthew, l’anestesista, suo collega, era presente durante l’operazione, ma non si sente minimamente responsabile dell’accaduto e, anzi, viene poi nominato caporeparto. Allo stesso modo, la collega cardiologa Lilith, che ambisce ad un ruolo più prestigioso, potrebbe considerare Steven un ostacolo.
Dal suo punto di vista, Steven inizia a non comprendere più cosa stia accadendo: diversi episodi sembrano essere in parte reali e in parte frutto della sua immaginazione.
Egli porta Martin a casa per fargli conoscere la famiglia; il senso di colpa lo tormenta al punto da diventare un’ossessione.
Successivamente va a casa di Martin, dove il ragazzo fa preparare la cena dalla madre e lo invita a vedere un film insieme. Tutto ciò potrebbe essere il frutto di una fantasia, o un momento onirico da cui traspare la prigione mentale di Steven, il sentirsi sotto scacco, incapace di uscire da quelle stanze mentali. S’illude che basti rifiutare le avances della madre di Martin e della collega Lilith per difendere se stesso e l’equilibrio familiare.
Anche la scena di Martin legato e imbavagliato nello scantinato, in cui compare anche la collega che lo frena dal compiere un’azione sconsiderata; la domanda posta al professore su quale dei due figli sia più meritevole; o l’offesa pubblica al direttore dell’ospedale, potrebbero avere la stessa matrice onirica. Sono immagini che mostrano quanto la mente del protagonista stia scivolando verso l’offuscamento della ragione.
Negli scambi con gli altri personaggi, talvolta le loro voci sembrano rivelare «voci interiori» di Steven, tanto che diventa difficile distinguere il reale dal fantasmatico.
Tutti intorno a lui lo assecondano in questo delirio: chi per interesse, chi per mitigare la sua sofferenza.
Tutto ciò mina il suo ruolo di padre, marito e professionista.
Steven, come Agamennone, ha bisogno di placare l’ira degli dèi. La moglie Anna cerca di aiutarlo e ne diventa complice; i figli, nel tentativo di sostenere i genitori in questa deriva, smettono di essere villani. Una di loro, Kim, come Ifigenia, si inginocchia davanti agli dèi ed è pronta a sacrificarsi.
Ma il destino ha designato un altro cervo.
Bob, il figlio che “muore” già prima del sacrificio, rinuncia al suo diritto di figlio di fronte a un padre che sta perdendo la bussola, nella scena in cui si taglia i capelli e promette di diventare obbediente, riempie di commozione.
La scena in cui Steven ricade nella dipendenza e riprende la bottiglia ci restituisce la sua umanità: il suo urlo finale travalica il perimetro della normalità, si trasforma in follia.
La scena della roulette con il fucile diventa l’«essere o non essere» - pronunciato da Amleto - che Shakespeare ci ha consegnato più di quattrocento anni fa e che oggi più che mai è attuale. Essa è feritoia dei dubbi dell’uomo, che tenta di affrontare le difficoltà della vita cercando di interpretare una realtà mai oggettiva e sempre più complessa.
Steven diventa protagonista attivo, autoadempiendo la profezia. È responsabile, questa volta sì, di aver trascinato tutti nell’abisso.
Nella scena finale, la famiglia seduta al tavolo ha lo sguardo perso nel vuoto: sono impazziti per il dolore. Tutti si lasciano cadere sulla sedia in modo innaturale, svuotati di ogni briciolo di vita. In quella scena, Martin - che li osserva - appare meno sinistro di quanto fosse parso durante lo spettacolo: non è lui il cattivo.
La regista, Sabrina Parrella, insieme agli attori, dimostra grande abilità nell’orchestrare cambi di scena rapidi e suggestivi, in uno spazio scenico che si trasforma in un mosaico di luoghi reali e mentali. Attraverso un uso sapiente delle luci, dei pochi oggetti di scena e della disposizione spaziale, la regista costruisce mondi. Le transizioni da una stanza all’altra - dall’ospedale alla casa, dalla casa alla cantina - avvengono quasi per magia, invitando lo spettatore a entrare non solo in questi luoghi fisici, ma anche nelle stanze interiori dei personaggi attraverso un viaggio dentro le pieghe della coscienza dei protagonisti.
Ci sono teatri piccoli e teatri grandi: comunicano sottotraccia, si scambiano pubblico, tecnici e attori, si alimentano a vicenda. Senza l’uno, l’altro non potrebbe esistere.
Ci sono diversi modi di fare teatro, ma la sua funzione resta una sola: la catarsi.
È ciò che vedo manifestarsi quando si riaccendono le luci. Durante i primi saluti e gli applausi sul palcoscenico ci sono ancora Steven, Anna, Kim, Bob, il professor Banks, il direttore dell’ospedale, la dottoressa Lilith, il dottor Matthew, Martin e sua madre.
Poco dopo inizia il processo: vedo la tensione sui loro volti svanire e lasciare spazio ai sorrisi. Tornano a essere Luciano Polverino, Ludovica Rossi, Giuliana Di Prisco, Antonio Di Prisco, Clelio Alfinito, Achille Pignatelli, Laura Pinfildi, Bruno Bronco, Giovanni Cacciapuoti e Desiré Pollio.
Per una sera - e per il giorno dopo - liberi tutti."

Un grazie speciale a Raffaele Attanasio e Sara Mingo per la meravigliosa recensione❤️🎭

Portare in scena questo spettacolo è sempre un bel peso emotivo. Stasera ultima replica, poi saluteremo “Il Cervo”, aggi...
03/11/2025

Portare in scena questo spettacolo è sempre un bel peso emotivo.

Stasera ultima replica, poi saluteremo “Il Cervo”, aggiungendolo al bagaglio di ricordi meravigliosi che il teatro ci regala.

Grazie a tutti.
❤️🎭

-1!Ci vediamo domani sul palco di ScugnizzArt🎭
31/10/2025

-1!
Ci vediamo domani sul palco di ScugnizzArt🎭

Siamo felicissimi di annunciare che torneremo in scena con 𝘐𝘭 𝘊𝘦𝘳𝘷𝘰!Saremo sul palco 𝐬𝐚𝐛𝐚𝐭𝐨 𝟏 𝐧𝐨𝐯𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞 (ore 21:00) e 𝐝𝐨𝐦...
07/10/2025

Siamo felicissimi di annunciare che torneremo in scena con 𝘐𝘭 𝘊𝘦𝘳𝘷𝘰!

Saremo sul palco 𝐬𝐚𝐛𝐚𝐭𝐨 𝟏 𝐧𝐨𝐯𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞 (ore 21:00) e 𝐝𝐨𝐦𝐞𝐧𝐢𝐜𝐚 𝟐 𝐧𝐨𝐯𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞 (ore 18:00).
Dove? Dove tutto è iniziato, da 𝐒𝐜𝐮𝐠𝐧𝐢𝐳𝐳𝐀𝐫𝐭 (Rampe Giancarlo Siani, 2).

Per prenotazioni e biglietti, (+39) 339 648 5406.

Veloce! I posti sono pochi 🫣

09/09/2025

L’estate è finita, e noi siamo pronti a un nuovo anno teatrale! Vi aspettiamo con tante novità, non vediamo l’ora di mostrarvele! La Compagnia vi augura una buona ripartenza, vi vogliamo bene!❤️🎭

«Vorrei ringraziare la regista Sabrina Parrella e la Compagnia del Giorno Dopo per avermi fatto vivere in quella che a p...
03/06/2025

«Vorrei ringraziare la regista Sabrina Parrella e la Compagnia del Giorno Dopo per avermi fatto vivere in quella che a parer mio è una piccola e bellissima perla nascosta – il teatro Sancarluccio – emozioni struggenti.
È bastata la graduale assenza di luci, sfumate via lentamente, e che i primi attori iniziassero a narrare, per trasformare quel luogo in uno spazio “astratto e familiare” dove tutte le interiorità potessero trovare la propria espressione, per “esistere pienamente”. Uno degli aspetti dell’esistenza però, è l’oblio. Ed è proprio l’oblio il “vero protagonista” della rappresentazione. L’oblio in una delle sue forme più crudeli: il non riconoscere più l’appartenenza a qualcosa, a qualcuno. L’appartenenza è una delle basi su cui si fonda l'identità degli esseri umani, tramite essa riconosciamo chi siamo. Ma se quella identità che fino a quel momento abbiamo solo creduto di avere ci fosse portata via, da chi ha sempre partecipato, alla sua costruzione? Cosa faresti?
Euripide scrisse tra il 407 e il 406 a.C. Ifigenia in Aulide dove rifletteva su tali implicazioni. Ed è ciò che ritroviamo nella sceneggiatura di Sabrina Parrella, regista e sceneggiatrice che non delude mai, perché quest’opera non si “limita” a sviscerare l’inquietudine, ma mette sotto al “microscopio” ogni sua parte. Un percorso di involuzione dove l’oblio non viene all’improvviso per mezzo di una divinità, ma si costruisce pian piano che l’opera procede e avviene grazie a chi aveva fatto di tutto per scongiurarla, ma tali scongiuri sembrano sortire l’effetto contrario. Ed è così che questo limbo si manifesta davanti a noi, fin dall'atmosfera asfissiante nel quale i legami affettivi non ci sono più e forse sembrano non esserci mai stati veramente. Perché di fronte alla lotta per la sopravvivenza non c'è amore. Ma paradossalmente sembra proprio l’amore ad essere il vero “deus ex machina” utilizzato come arma.
Ed è proprio in questa cornice che una famiglia di quattro membri si ritrova ad agire. In particolar modo il padre Steven, interpretato da Luciano Polverino, che si trova nel peggiore degli incubi. Il tutto coronato da un fattore magico di quella che è a tutti gli effetti una tragedia moderna. La magia è un elemento puramente arcano di cui non possiamo e non dobbiamo necessariamente capire l’origine. Perché è proprio il non sapere, al contrario di quello che succedeva nella mitologia dove tutto si poteva capire, alzando semplicemente lo sguardo al cielo, a far ancora più rabbrividire. Il fattore magico come può esserlo un rituale, un sortilegio, un potere che deriva dal modo degli spiriti, è solo un pretesto per narrare qualcosa di così grande e allo stesso tempo straniante.
Lo spettatore non “guarda e basta”, lo spettatore è portato così all'interno dell’opera. Anche noi seduti in platea, che crediamo di essere esenti da tali riflessioni ma nel momento in cui ci interroghiamo e decidiamo. Nel momento in cui lo facciamo siamo parte integrante del dramma, che non si sta più consumando sotto i nostri occhi. A quel punto non c'è ritorno. I conturbanti incontri, scontri, ricatti, e il voler salvarsi la vita ad ogni costo, con promesse che non sembrano nemmeno più provenire da persone ma sembrano provenire da animali che stanno per andare al macello, fa subire una metamorfosi quasi ovidiana.
È una rappresentazione che fa riflettere sugli aspetti più viscidi dell’umanità. Ed è questa la vera magia che viene fatta. Non si tratta di un “semplice riadattamento” della tragedia euripidea o del film di Lanthimos, ma di una nuova esperienza.»

Un grazie speciale a Carola Bruno per questa meravigliosa recensione: GRAZIE!!!❤️

Stasera inizia la nostra avventura al Sancarluccio.Quello che ci travolge è un mix di emozioni potentissimo.Euforia.Ansi...
30/05/2025

Stasera inizia la nostra avventura al Sancarluccio.
Quello che ci travolge è un mix di emozioni potentissimo.
Euforia.
Ansia.
Paura.
Determinazione.
Gioia.
Portare in scena uno spettacolo regala momenti e sensazioni difficili da replicare. Il gioco di squadra, il sostegno reciproco, gli sguardi carichi di significato che sanno darti la carica.
Non vediamo l’ora di provare tutto ciò.

Ci vediamo stasera, il debutto al Sancarluccio della Compagnia del Giorno Dopo.
Il Cervo.

30 e 31 maggio - 1 giugno
🎭

Foto di rito, prima della prima🎭Prossima tappa, teatro Sancarluccio:30 e 31 maggio ore 21.001 giugno ore 18.30“Tu dici c...
04/05/2025

Foto di rito, prima della prima🎭

Prossima tappa, teatro Sancarluccio:
30 e 31 maggio ore 21.00
1 giugno ore 18.30

“Tu dici che non hai colpa, e forse questo è vero, ma la responsabilità di questo è solo tua”

Si debutta sempre dove tutto è iniziato…Il nostro luogo del cuore, la sala 𝐒𝐜𝐮𝐠𝐧𝐢𝐳𝐳𝐚𝐫𝐭, ci ospiterà per la Prima de 𝙄𝙡 𝘾...
11/04/2025

Si debutta sempre dove tutto è iniziato…
Il nostro luogo del cuore, la sala 𝐒𝐜𝐮𝐠𝐧𝐢𝐳𝐳𝐚𝐫𝐭, ci ospiterà per la Prima de 𝙄𝙡 𝘾𝙚𝙧𝙫𝙤.
Ci vediamo 𝐬𝐚𝐛𝐚𝐭𝐨 𝟑 𝐦𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨, alle Rampe Siani nº2, ore 20:30!

Per info e biglietti, 327 5424197.

Indirizzo

Rampe Giancarlo Siani, 2
Naples
80129

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