16/07/2025
Lettera di vicinanza al Popolo Palestinese
e ai sostenitori del diritto internazionale
Come Associazione attiva da dieci anni in uno dei più grandi carceri d'Italia con il laboratorio teatrale musicale “Le voci di dentro” dedicato alle tematiche della legalità, del bene comune e della nonviolenza, sentiamo la necessità di esprimerci, nel nostro piccolo, su quanto sta avvenendo nei territori palestinesi-israeliani.
Esprimiamo prima di tutto il nostro dolore per tutte le persone che, da un lato e dall'altro, sono rimaste vittime del governo di Israele e di Hamas.
Esprimiamo la nostra vicinanza alle loro famiglie per il terribile lutto, non solo familiare ma anche storico e sociale.
La nostra prima speranza è che i due popoli possano finalmente vivere in pace e in armonia, in quelle terre che da decenni sono martoriate dal conflitto e che si possa finalmente chiudere questo doloroso capitolo della Storia. Nell’attuale quadro di dolore e disperazione, riconosciamo tuttavia che questa speranza è per certi versi utopistica e che molti cittadini palestinesi, privati della loro terra e della loro casa, probabilmente saranno presto in cerca di una nuova dimora. Di conseguenza auspichiamo che gli Stati dell'Europa siano coinvolti nel portare accoglienza, conforto e sostegno ai profughi immensamente provati, in un'azione strutturata e duratura che non può essere delegata alle sole ONG.
Desideriamo anche esprimere la nostra completa disapprovazione rispetto ai metodi usati dal governo di Israele dal 7 ottobre 2023. Fermo restando l'inaccettabilità di quanto compiuto da Hamas, non possiamo non sottolineare l’enorme sproporzione tra i fatti del 7 ottobre e la reazione di Israele. Ad oggi, i numeri sono inimmaginabilmente sproporzionati: circa 1400 persone uccise da Hamas e circa 50 detenute ancora come ostaggi, contro più di 47000 persone uccise e circa 110000 persone ferite da Israele (dati del Ministero della Salute Palestinese risalenti a gennaio 2025).
Ciò che Israele definisce e che molti dei nostri media continuano a comunicare come una “legittima reazione” oppure “una legittima difesa” non può essere in alcun modo accettato da noi come tale. Dal 7 ottobre 2023, Israele sta infatti sistematicamente e continuamente bombardando abitazioni civili, ospedali, centri sanitari, la banca del seme, campi profughi e punti di smistamento degli aiuti umanitari a Gaza. In pratica, Israele sta perpetrando una calcolata azione di sterminio contro il popolo palestinese, utilizzando peraltro la fame come arma, un'azione che non può essere giustificata né come “difesa” né tantomeno come “legittima”.
L’ONU ha dichiarato più volte, già ben prima del 2023, che Israele ha violato numerose delle sue risoluzioni. Ora, il Tribunale internazionale di giustizia dell’Aja ha condannato il primo ministro Netanyahu e il suo ex ministro della difesa Yoav Gallant per crimini di guerra e crimini contro l'umanità.
L’ONU ha imposto agli Stati membri di procedere all'arresto dei due uomini ma nessuno dei governi si è mosso in tal senso e, anzi, molti continuano a fornire armi e appoggio militare a Israele.
Sentiamo l'esigenza di prendere le distanze dalla connivenza dei governi occidentali, che prima o poi potrebbero essere chiamati a rispondere della loro complicità in un crimine contro l'umanità, in una nuova Norimberga.
Desideriamo anche esprimere il nostro sostegno a tutte le organizzazioni, come Amnesty International, ai giornalisti, ai liberi professionisti dell’informazione e ai liberi cittadini che provano a raccontare una situazione facilmente soggetta a manipolazione.
In particolare esprimiamo la nostra solidarietà alla giornalista Rula Jeabral che, in numerose interviste e libri, ci aiuta a comprendere la difficile storia del conflitto arabo-israeliano e come si sia potuti arrivare a una tale vergogna della storia, anche a causa della sconsiderata azione politico-diplomatica dei nostri governi, in particolare a partire dalla fine della seconda Guerra mondiale.
Ancora, desideriamo ringraziare i medici e gli operatori sanitari impegnati sul campo, nonché organizzazioni come Emergency e Medici senza frontiere, che da lungo tempo tentano di portare soccorso e cure a dei pazienti che versano in situazioni disperate. Speriamo che le loro petizioni e i loro appelli possano essere firmati per arrivare a pressare sempre più dal basso i governanti.
Ancora, esprimiamo la nostra vicinanza alla comunità palestinese residente al di fuori dello scenario mediorientale e a tutti israeliani e gli ebrei che, come Moni Ovadia e tanti altri, dentro e fuori Israele, mettono quotidianamente a repentaglio la propria sicurezza, alzando la voce critica contro un governo durissimo anche con i suoi oppositori interni.
In questo quadro, segnaliamo l'encomiabile e la coraggiosa testimonianza critica di più di mille ex soldati israeliani che, ripensando il proprio percorso in seguito al contatto con la disumana realtà dell'occupazione coloniale, hanno deciso di impegnarsi per sensibilizzare la popolazione israeliana, per lo più disinformata sulla situazione dei palestinesi a causa di una sistematica manipolazione mediatica.
Desideriamo, infine, esprimere il nostro sostegno morale e incoraggiamento a Francesca Albanese, relatrice speciale per l’ONU sui territori palestinesi occupati, che nei suoi recenti rapporti ufficiali ha messo l’atrocità del genocidio in atto e l'economia ad esso sottesa. Francesca Albanese, eccellenza del nostro territorio, nata ad Ar**no Irpino, pare aver abbracciato la causa del diritto internazionale e dei diritti umani con un coraggio raro. Un coraggio che avremmo sperato venisse espresso dalle nostre politiche e dai nostri politici al governo e che invece, paradossalmente, ora espone questa donna di cui dovremmo andare fieri, rappresentante diretta dell'ONU, l’organizzazione preposta al mantenimento della Pace e del diritto internazionale, non solo alle continue minacce di voci anonime ma addirittura alle sanzioni del governo USA, che la attacca così a livello personale.
Esprimiamo la nostra profonda preoccupazione perché riteniamo che queste sanzioni siano delle vere e proprie intimidazioni e costituiscano un pericoloso precedente, con il quale i governi potrebbero in futuro porsi in conflitto aperto con una delle organizzazioni poste a tutela della non-violenza e del diritto internazionale, addirittura attraverso attacchi ad personam rivolti ai suoi rappresentanti scomodi.
Il mandato della Albanese è stato recentemente rinnovato dall'Assemblea dell'ONU, dunque è ragionevole intendere il suo lavoro espressione della posizione dell'intera Organizzazione e, indirettamente, l'attacco al suo lavoro come un attacco e un grave tentativo di delegittimazione dell'operato dell'intera Organizzazione delle Nazioni Unite.
Come Associazione attiva nell'ambito della legalità e della non-violenza in uno dei luoghi che per definizione vengono dedicati al ripristino della legalità, al rispetto della pace sociale e alla riparazione delle ingiustizie, i carceri, denunciamo con decisione l’operato del governo israeliano a Gaza e affermiamo con forza che, senza la tutela del diritto internazionale, il rispetto per le istituzioni e per gli esperti che ci coadiuvano a comprenderne le lesioni, non può esservi alcuna speranza per un futuro di pace e di rispetto tra i popoli.
Napoli, 16/07/2025
Il Presidente dell’Aps P.E.R.SUD
Luca Di Tommaso
i membri del Consiglio Direttivo dell’Aps P.E.R.SUD
Maria Consiglia Rasulo e Agapito Di Tommaso
e i direttori del laboratorio nel Carcere di Secondigliano “Le voci di dentro”
Monica Pinto e Guido Primicile Carafa