21/05/2026
Tutti questi episodi che si stanno verificando nel mondo non sono affatto normali, e li trovo profondamente inquietanti e inconcepibili.
A mio parere, hanno tutti una radice comune: decenni di discorsi d’odio e discriminazioni normalizzate nei confronti di determinate categorie di persone, in questo caso soprattutto musulmani e stranieri.
Per questo considero antisemitismo, islamofobia, razzismo e xenofobia fenomeni ugualmente gravi e disumani: facce della stessa medaglia, nati da odio, manipolazione, propagande e dalla volontà di alcuni di dominare, colonizzare, saccheggiare altri popoli e appropriarsi delle loro terre e risorse, infangando intere comunità, civiltà e persino bambini innocenti.
Credo inoltre che determinati gruppi religiosi interni alla dottrina islamica, nel corso dell’ultimo secolo, siano cadute vittime di dinamiche politiche e giochi di potere più grandi di loro (ad opera di sionisti isr4eliani che manipolavano i fili di un piano subdolo dietro le quinte), spesso alimentati da interessi ideologici ed economici.
I musulmani non hanno mai desiderato invadere o danneggiare altri paesi, al contrario di ciò che vogliono far credere, e non è mai esistita alcuna campagna di islamizzazione men che meno in un paese tanto fascista quanto l’Italia attuale, piuttosto vengono messe in atto solo campagne di islamofobia, che è l esatto opposto, e ciò è inaccettabile.
Non esistono cittadini di serie A e cittadini di serie B. Non esiste il fatto che determinate categorie di persone siano caratterizzate da un “sangue più violento” o altri discorsi estremamente razzisti del genere.
Occorre seriamente informarsi, farsi una cultura, e sfatare tutte le cattiverie che in questo paese –e nel mondo in generale–, purtroppo, stanno alimentando, e che finiscono per generare ulteriore razzismo, islamofobia e di conseguenza attentati contro i musulmani, come purtroppo stiamo vedendo.
Poiché ci vanno di mezzo civili, bambini, persone innocenti. Non è concepibile che nel 2026 vengano ancora normalizzati discorsi di odio che generalizzano su intere comunità di persone. Non esiste che nel 2026 dobbiamo assistere a un odio che viene alimentato e normalizzato nei confronti della religione, la seconda più vasta al mondo, con milioni e milioni di praticanti.
Gli stranieri, gli arabi, i musulmani, sono tutti esseri umani esattamente come il classico bianco europeo occidentale prettamente cattolico che solitamente viene tanto osannato da tutti (quasi come fosse un eroe a caso, un essere superiore –pensiero in realtà altamente tossico e nocivo, poiché non ci si può generalizzare su tutti).
Vogliamo menzionare, per esempio, il tasso di mortalità femminile ad opera di osceni femminicidi che ad oggi vengono compiuti ancora in Italia, per mano di uomini italianissimi, –non stranieri e non musulmani (?)
In Italia, ad oggi, viene ancora compiuto circa 1 femminicidio ogni 72 ore circa, come se nulla fosse, e trovo questo sia altamente pericoloso e disumano. Abbiamo bisogno di informazione veritiera e concreta. Campagne di solidarietà e di sostegno reali e solidi per tutti.
Bisogna anche capire che il numero di italiani musulmani ritornati all islam –come me, per esempio– è elevatissimo e attualmente in crescita costante, anche se solitamente si tende a nasconderlo.
Ed è questo il motivo principale per cui le campagne di odio dei politici vengono veicolate sempre contro i musulmani, e non su altre persone. Perché ci si temono le conversioni all islam, ma le conversioni, come vediamo, avvengono in modo spontaneo, malgrado la tanta islamofobia in giro che viene propagata.
Siamo in questa società, esistiamo, contribuiamo tutti a sostenere lo stato pagando le tasse e rispettando il codice civile e penale. Creiamo, fatichiamo –anche molto più degli altri; investiamo, studiamo, cerchiamo di mandare avanti un’Italia che obiettivamente sta morendo (come vedremo più avanti nelle statistiche e nei dati attuali).
Per cui occorre che le persone imparino a progredire, informarsi, responsabilizzarsi, venendo incontro alle nuove generazioni, ai migranti, musulmani, stranieri, italiani di seconda generazione, etc.
La globalizzazione è in atto, è un dato di fatto. Ma i governi non sanno ovviamente assumersi le responsabilità di queste nuove esigenze globali.
I musulmani –non tutti, ma in maggior parte, specialmente tra praticanti, al contrario di come vogliono far credere– intendono vivere in pace e cercare un futuro migliore per le proprie famiglie (e dal momento in cui i loro paesi sono stati saccheggiati dagli occidentali, mi sembra anche plausibile..)
Nel Corano, inoltre, si afferma che solo Dio può guidare i cuori e avvicinare qualcuno all’Islam. Non gli esseri umani. Dunque a voi le conclusioni. {2:256}
L’Islam che significa letteralmente “pace”, insegna tolleranza per tutto e tutti.
Quindi trovo necessario riconoscere i reali problemi sociali all interno della società e chiamare le cose con il loro nome: in Italia ci sono gravi problemi di Razzismo ed ignoranza. Terreno fertile, purtroppo, per propagande politiche distorte. E negare ciò sarebbe altamente incoerente.
Se certe ingiustizie continuano ad avvenire alla luce del giorno e vengono normalizzate, generando odio, ignoranza, tensioni e sciagure sempre maggiori, allora significa che esistono problemi profondi all’interno della società e del sistema in cui viviamo.
Quindi è profondamente sbagliato sminuire o negare il dolore altrui senza conoscere davvero le situazioni vissute dalle persone.
Ci sono cittadini nati in Italia o che si sono guadagnati la cittadinanza italiana dopo anni e anni di lavori estenuanti, pagando il prezzo delle problematiche italiane doppiamente rispetto agli altri, pagando tasse, pensioni e quant’altro, rivelando un profilo molto più rispettoso e attento alle norme sociali anche di tanti altri italiani, ma queste persone passano sempre inosservate e pagano anche il prezzo del razzismo e odio ingiustificato.
Vediamo esponenti politici riempirsi le bocche di cosiddette “Remigrazioni” e “integrazione necessaria” senza conoscere neppure il vero significato di certi concetti o della gravità di una tale “Remigrazione” che hanno inventato.
Una persona integrata correttamente nella società è una persona che ha accettato di svolgere percorsi proficui per sé stessa e per il bene comune della società che la circonda, cioè una persona in grado di comprendere la lingua italiana, che lavora e rappresenta un valore aggiunto nel paese, ad esempio. Ma è assolutamente controproducente ed irrispettoso pretendere che una persona rinunci alla propria identità, cultura, religione, etc.
Pretendere di annullare la ricchezza nella diversità cercando di renderci tutti identici e monotoni è diseducativo, si nega il bene riposto in un corretto scambio interreligioso e culturale, ciò è solo controproducente.
La verità è che la diversità e il multiculturalismo sono una ricchezza, sembra scontato, ma ad oggi purtroppo bisogna ribadirlo.
✅Integrazione = processo che garantisce la coesione e la parità di diritti, richiedendo il rispetto delle leggi e dei valori fondamentali , pur mantenendo integra la propria cultura (e religione). Biculturalismo.
🚫Integrazione ≠ rinunciare alla propria identità, cultura, religione, etc.
Pertanto, questa non è Integrazione. E gli esponenti politici dovrebbero iniziare a riconsiderare per bene il significato che attribuiscono a tale concetto.
Se, ad esempio, donne qualificate e con anni di studi alle spalle vengono limitate nella sfera professionale, solo perché indossano l’hijab, oppure costrette a scegliere tra la propria fede e la professione ambita, ciò significa che il paese è caratterizzato da gravi forme di discriminazione e razzismo.
La religione non impedisce a una persona di essere competente, professionale o preparata nel proprio lavoro.
E tranquilli, garantisco che il nostro hijab (velo) non limita alcuna prestazione lavorativa o ci rende meno performanti, anzi tutt’altro. Ci rende persone degne di rispetto e dignità, così come ci ha elevate anche la religione.
Allo stesso modo, quando si verificano episodi di violenza o addirittura omicidi contro stranieri innocenti, –cercando anche di farli passare inosservati–, discriminazioni verso i musulmani, esclusione sociale o professionale, campagne d’odio alimentate proprio da alcuni esponenti politici, oltre a ignoranza, corruzione e divisioni continue, allora è evidente che fenomeni come islamofobia, razzismo e xenofobia esistono davvero e abbiano conseguenze concrete sulla vita delle persone.
Quindi chiamiamo le cose con il loro nome, urliamolo e non permettiamo assolutamente a nessuno di toglierci la voce. La situazione non deve degenerare, ma dobbiamo impedire un’ulteriore allucinazione collettiva e conseguente collasso nel sistema sociale.
Negli ultimi tempi stiamo assistendo a episodi di cronaca e violenza che dovrebbero far riflettere profondamente tutti
Ci sono storie positive di eroi che passano quasi inosservati, come Hamza El Bouchtaoui, un ragazzo marocchino che ha salvato un italiano in difficoltà in un fiume, ricevendo però pochissima attenzione mediatica.
Così come troppo spesso vengono ignorati gli atti di coraggio, solidarietà e umanità compiuti da persone straniere o appartenenti a minoranze.
Allo stesso tempo assistiamo ad episodi gravissimi di razzismo e violenza. Tra questi, la morte di Sakari Bako, ragazzo originario del Mali che lavorava nei campi e si alzava ogni mattina alle cinque per costruire a sé stesso e la sua famiglia una vita più dignitosa.
È stato ucciso da giovani italiani in un contesto che molti hanno collegato a odio e discriminazione razziale. Colpisce anche il fatto che, secondo le ricostruzioni, non abbia trovato riparo nemmeno in un bar che lo avrebbe lasciato fuori.
Nonostante ciò, il suo caso non ha ricevuto alcuna attenzione politica istituzionale, anche se numerosi cittadini di Taranto hanno partecipato al funerale per mostrare vicinanza e umanità.
Un altro episodio discusso è quello di Salim El Koudri, giovane italiano di origini marocchine nato a Bergamo, laureato. (italiano a tutti gli effetti).
A Modena avrebbe investito alcune persone con l’auto e successivamente avrebbe minacciato presenti con un coltello. Secondo quanto emerso, soffriva da tempo di gravi problemi psichiatrici, disagio e rabbia accumulata anche a causa delle discriminazioni vissute e delle difficoltà nel trovare lavoro.
Nulla può giustificare un gesto violento, e chi commette reati deve assumersene le responsabilità davanti alla legge; tuttavia, casi simili pongono anche interrogativi sul fallimento del sostegno psicologico, sociale e sanitario verso molti giovani lasciati soli nel proprio disagio.
Alludere a fermare e/o revocare cittadinanze anche a chi è italiano a tutti gli effetti, è un gesto estremamente inutile, e privo di qualsiasi fondamenta solida se non solo incitamento a ostilità collettiva, senso di superiorità infondato, da parte di certi eurodeputati politici che si impegnano solo ai fini di alimentare questi ultimi.
È importante ricordare anche che le persone che contribuirono a fermare El Koudri e a mettere in salvo altre vittime non furono solo italiane:
Tra loro vi erano anche cittadini stranieri, come l’egiziano Osama Shalaby e suo figlio Mohamed, insieme ad altri pakistani e italiani presenti che agirono con coraggio per disarmarlo.
Eppure, spesso l’attenzione pubblica e soprattutto il modo di veicolare le notizie da parte di esponenti politici, tendono a valorizzare solo alcuni protagonisti, (come in questo caso Signorelli, l’italiano che con coraggio ha fermato l attentato), ignorando, però, il contributo di altri (quando appartengono a minoranze o comunità straniere).
Anche all’estero continuano a verificarsi tragedie segnate dall’odio religioso.
Negli Stati Uniti, ad esempio, l’assalto a una moschea di San Diego è stato riconosciuto come un crimine d’odio contro la comunità musulmana. Persone innocenti hanno perso la vita e, secondo le indagini, gli aggressori avrebbero lasciato messaggi anti-islamici.
In quel contesto, una guardia di sicurezza, Amin Abdullah, ebbe un ruolo fondamentale nel mettere in salvo fedeli e bambini, evitando conseguenze ancora peggiori
Episodi del genere dimostrano quanto sia importante riconoscere il movente ideologico e razzista dietro certi attentati, e che razzismo e islamofobia nei confronti degli stranieri e di tutti i musulmani purtroppo esistono e persistono fortemente ancora oggi.
Non possiamo sminuire o addirittura smentire la sofferenza delle vittime o delle comunità colpite.
Parallelamente, molti cittadini percepiscono un forte peggioramento della situazione sociale ed economica italiana.
Sempre più persone vedono un paese segnato da salari bassi, precarietà lavorativa, crisi abitativa, sanità sotto pressione, servizi pubblici in difficoltà, disagio mentale crescente, degrado urbano e sfiducia verso il futuro.
Diversi dati economici confermano queste preoccupazioni:
l’OCSE ha riportato che l’Italia ha registrato uno dei peggiori cali dei salari reali tra le principali economie avanzate, con stipendi che nel 2025 risultavano ancora inferiori rispetto agli anni precedenti. Molte persone lavorano ma fanno comunque fatica ad arrivare a fine mese, mentre il costo della vita continua ad aumentare.
Anche l’ISTAT evidenzia un forte calo delle nascite e una fertilità tra le più basse al mondo. Molti giovani rinunciano a costruire una famiglia a causa di stipendi insufficienti, affitti troppo alti, precarietà e mancanza di stabilità.
L’Italia è inoltre uno dei paesi più anziani del mondo, con conseguenze importanti sul sistema pensionistico, sanitario e sulla disponibilità di forza lavoro giovane.
A questo si aggiunge la fuga di giovani, laureati, professionisti, medici, infermieri e creativi che lasciano il paese in cerca di stipendi migliori, meritocrazia e opportunità più solide all’estero.
È una delle ferite più profonde dell’Italia contemporanea.
Molti cittadini denunciano anche la chiusura o l’indebolimento di strutture sanitarie e servizi di supporto psicologico, soprattutto nel Sud Italia, lasciando persone fragili senza assistenza adeguata.
Ciò contribuisce ad aggravare disagio sociale, isolamento e problemi mentali che troppo spesso vengono ignorati finché non esplodono in situazioni drammatiche.
Sul piano economico, l’Italia viene spesso descritta come un paese in stagnazione: crescita lenta, debito pubblico tra i più alti al mondo, burocrazia complessa, giustizia lenta e difficoltà per imprese e giovani. Molti investitori si spostano altrove proprio a causa di questi problemi strutturali.
Nonostante il patrimonio storico, artistico e turistico continui a rendere l’Italia un paese ammirato nel mondo, una parte crescente della popolazione percepisce un impoverimento sociale ed economico sempre più evidente.
In questo contesto, molte persone accusano la politica di concentrarsi maggiormente sulla propaganda e sulla creazione di divisioni sociali piuttosto che sulla risoluzione dei problemi concreti del paese. Secondo questa visione, il continuo utilizzo di temi identitari, sicurezza e immigrazione servirebbe spesso a spostare l’attenzione dalle difficoltà economiche, dalla crisi sociale e dalle responsabilità politiche.
Esistono inoltre forti critiche verso la fondazione dei centri per migranti e dei CPR in Albania ad opera dell'attuale Presidente del Consiglio italiano.
Vengono considerati luoghi disumani dove persone vulnerabili vengono private della dignità e lasciate in condizioni invivibili mentre alcuni attendono un rimpatrio nella propria terra che spesso non avviene mai, e portando talvolta alcune vittime di questi CPR allo stremo fino a compiere atti estremi su sé stessi.
Allo stesso modo, una parte dell’opinione pubblica contesta le posizioni del governo italiano sulla politica internazionale e sulle guerre e genocidi in corso, accusandolo di non prendere alcuna posizione contro violenze, occupazioni e crisi umanitarie, anzi molto spesso l’Italia è stata perfino complice di orrori causati su innocenti attraverso l’invio di armi militari ai colonizzatori.
L’Italia è l’unico paese europeo a non aver mai riconosciuto la legittimità ad esistere di un paese (la Palestina) che soffre occupazione ingiustamente nella propria terra e apartheid da circa un secolo.
Molti giovani italiani, soprattutto delle nuove generazioni, dichiarano di non sentirsi rappresentati dalla classe politica attuale. Ritengono che il paese offra poche prospettive, scarsa meritocrazia e opportunità ormai inesistenti, ed è anche per questo che tanti scelgono di trasferirsi all’estero in cerca di una vita più stabile e dignitosa.