16/05/2026
È insieme lo spazio museale più antico e più nuovo della città. È antico perché il tesoro di San Gennaro ha circa 500 anni, è nuovo perché dal 2021, da quando è gestito dalla D’Uva srl, è completamente cambiato.
Per questo le idee per valorizzare la propria offerta, in una Napoli presa d’assalto dai turisti, la direzione del museo dedicato al patrono della città le prende dalla storia e al contempo dalla contemporaneità: un mix di identità e tecnologia, anima verace e sguardo internazionale.
Una formula che sta pagando, dato che durante le festività natalizie gli ingressi sono stati mille al giorno, e per un posto che ha spazi relativamente contenuti sono davvero tanti. «Per noi bisognerebbe sempre stare aperti» spiega Francesca Ummarino, direttrice del museo. «E occorre offrire una proposta diversificata, anche in senso logistico: da un lato per avere gente, dall’altro per provare a decongestionare il cuore del centro antico».
Francesca Ummarino, qual è la principale sfida per uno spazio come il vostro, rispetto ai visitatori?
«Da una parte, naturalmente, attrarne tanti. Dall’altra provare a farli arrivare in giorni diversi dal weekend, o dai giorni di festa. Ma è più il secondo aspetto, lo “spalmare” le visite che ci preme affrontare, dato che da quando la gestione del museo è stata rilevata dalla Ilaria D’Uva con la sua società gli ingressi sono aumentati dell’80%».
Che idee avete?
«Un modo è puntare sul pubblico locale, anche provando a farlo tornare più volte nel nostro sito. La prima scelta della nuova gestione, in accordo con la deputazione della Real ca****la del tesoro, è stata quella di cambiare il percorso di visite che ora inizia proprio dalla ca****la, anche per rispettare la storia del luogo. Il tesoro si formò prima attorno alle reliquie, poi si spostò nelle sagrestie e dopo ebbe uno suo spazio. Ripensare l’itinerario, mettendo al centro una audio guida di ultima generazione, si è rivelata una mossa indovinata».