02/09/2026
Esprimiamo il nostro più netto dissenso rispetto alle posizioni che tendono a ridimensionare o ricondurre la violenza contro le donne a una generica categoria di «violenza passionale».La violenza maschile contro le donne e il femminicidio non sono una questione ideologica né uno strumento retorico di parte. Sono fenomeni reali che richiedono prevenzione, protezione delle vittime, responsabilità delle istituzioni e una cultura fondata sul rispetto e sulla libertà.
🟣Il femminicidio non è una semplice categoria retorica
Riconoscere la specificità del femminicidio non significa affermare che la vita di una donna valga più di quella di un uomo. Significa riconoscere che esistono delitti che maturano in contesti di controllo, possesso, dominio e rifiuto dell’autonomia della donna.
L’uguaglianza del valore di ogni vita non impedisce di riconoscere le specificità dei fenomeni criminali. Al contrario, comprendere le dinamiche della violenza è necessario per prevenirla efficacemente.
🟣Nessuna «passione» giustifica la violenza
Definire la violenza contro le donne prevalentemente come «delitto passionale» rischia di minimizzarne le cause.
La gelosia, la possessività e il controllo non sono amore. Una relazione affettiva non attribuisce alcun diritto di possesso sull’altra persona.
Il rifiuto non giustifica la violenza. La fine di una relazione non può trasformarsi in una condanna. Nessuno ha il diritto di decidere della libertà, del corpo o della vita di un’altra persona.
🟣Il nostro dissenso verso la legittimazione del patriarcato
Esprimiamo particolare dissenso nei confronti di ogni proposta culturale o politica che presenti il patriarcato come un modello da proteggere o recuperare.
Una società democratica non può fondarsi sull’idea che l’uomo sia naturalmente il soggetto forte e protettore e la donna il soggetto fragile da proteggere.
La protezione non deve diventare il linguaggio attraverso il quale si giustifica la disuguaglianza.
Le donne non devono essere «protette» perché considerate fragili o subordinate: devono essere riconosciute come persone pienamente libere, autonome e titolari degli stessi diritti e della stessa dignità.
🟣Uguaglianza significa riconoscere anche le disuguaglianze reali
Il principio di uguaglianza non può essere utilizzato per ignorare la realtà.
Affermare la pari dignità di uomini e donne non significa negare l’esistenza di fenomeni specifici di violenza e discriminazione.
Il contrasto alla violenza sulle donne non rappresenta un privilegio concesso a una categoria, ma un impegno necessario per rendere effettivi i principi di libertà, dignità e uguaglianza.
🟣Il femminismo non è la causa della violenza
Respingiamo l’idea che il femminismo o la critica al patriarcato siano responsabili della contrapposizione tra uomini e donne.
La richiesta di libertà, autonomia e parità non è una guerra contro gli uomini.
Il contrasto alla violenza di genere è una battaglia della società contro la violenza. Richiede il coinvolgimento di donne e uomini e una riflessione sui modelli culturali che confondono la forza con il dominio, l’amore con il possesso e il rifiuto con un’offesa da punire.
🟣Libertà di opinione e responsabilità politica
Difendiamo pienamente la libertà di manifestazione del pensiero e il diritto al dissenso.
Ma la libertà di opinione non sottrae nessuna posizione al confronto democratico e alla critica politica.
Per questo il nostro dissenso non invoca censura né repressione delle idee. Rivendica invece il diritto e il dovere di contrastare pubblicamente ogni narrazione che minimizzi la violenza sulle donne o presenti modelli fondati sulla disuguaglianza come valori da recuperare.
🟣Una posizione chiara: la nostra
Il contrasto al femminicidio e alla violenza sulle donne non è una moda né un artificio ideologico.
È una questione di libertà, dignità, uguaglianza e sicurezza.
Nessuno ha il diritto di trasformare un legame affettivo in possesso. Nessuno ha il diritto di trasformare la gelosia in controllo. Nessuno ha il diritto di trasformare il rifiuto in violenza.
Non chiediamo la censura delle opinioni, ma rivendichiamo il diritto di contrastarle nel confronto democratico.
La libertà delle donne, la loro autonomia e il loro diritto a vivere senza paura non sono negoziabili