17/06/2015
Non posso scriverti
da questo barcone che sembra sempre di più
una grande bara sull'acqua,
non c'è spazio a sufficienza per farlo
e non ho carta e penna.
Inoltre non saprei cosa scrivere,
perchè ancora non ho visto terra
e non so neanche se sarò un uomo libero.
Sogno sempre di correre senza freni su una spiaggia,
di camminare nei boschi,
di mangiare cibo buono e dormire su un letto vero.
Mi occorrerà del tempo per trovare un lavoro
e poi un alloggio; lo sai, ti ho promesso che i nostri figli
vivranno in un mondo diverso,
dove c'è rispetto e amore.
Lì la gente ama e non gira le spalle
a coloro che hanno bisogno;
chi è andato non è più tornato e questo fa capire
che si può dare avvio ad un nuovo inizio.
Su questa barca, stipati a centinaia, siamo sballottati dalle onde del mare,
che a volte sembra un lupo che ulula rabbia e vendetta.
Ti confesso di aver paura, soprattutto di notte,
il mare sembra una voragine nera,
una distesa infinita di petrolio e non ha riferimenti.
Ma in cuor mio, sono convinto di farcela,
metterò piede sulla quella terra
sulla quale l'aria odora di dolce.
Alcuni dei miei compagni di viaggio non ci sono più,
non hanno resistito alla sete ed alla fame
ma io sono forte, il cuore è duro, temprato dalle sofferenze
e spinto dalla speranza, batte come uno stantuffo e non perde colpi.
Faccio tutto questo per te, per noi, per i bambini
che devono crescere in un paese in cui sono tutti uguali,
in cui il colore della pelle e la cultura non fa differenza ma integrazione.
Aspettami, presto ci ricongiungeremo e non ci separeremo più.
Affido le parole al cuore che ti arriveranno chiare e solide
come le spalle mie.
Ora ti lascio, il mare vuole che lotti, mi chiede il sangue.
Ma io sono forte, ricordi?
Massimo Paudice- tutti i diritti riservati©