01/09/2026
𝐈𝐋 𝐂𝐎𝐂𝐂𝐎𝐃𝐑𝐈𝐋𝐋𝐎 𝐃𝐄𝐋 𝐌𝐀𝐒𝐂𝐇𝐈𝐎 𝐀𝐍𝐆𝐈𝐎𝐈𝐍𝐎
Fino alla metà del XIX secolo, sulle stampe di Castel Nuovo di Napoli si vede un coccodrillo imbalsamato appeso sul grande portale. Nessuno storico è mai riuscito a spiegare perché e in quale epoca fosse nata l’idea di collocare l’animale esotico proprio lì. Secondo alcuni sarebbe un atto simbolico; ma per simboleggiare cosa?
Effettivamente una botola, che si trova nelle segrete del castello, conduce ad una sorta di pozzo collegato con il mare.
Il lugubre locale sotterraneo, a partire da un tempo imprecisato, è stato chiamato “la fossa del coccodrillo”.
I cronisti di varie epoche (tra i quali Alexandre Dumas padre nel suo Storia dei Borbone) affermano che la regina Giovanna II d’Angiò (fine XIV secolo) gettasse nella fossa gli amanti di cui si era stancata.
Questo stesso rettile avrebbe divorato molti prigionieri che si volevano far “sparire”.
In seguito, non si sa quando esattamente, si decise di ucciderlo e per catturarlo si usò come esca una coscia di cavallo.
Quindi si sarebbe esposto l’animale imbalsamato in quel posto strategico per alimentare la leggenda e scoraggiare i nemici del regno?
Il mistero rimane irrisolto e continua ad ossessionare i napoletani a tal punto che si credette di aver trovato una prova dell’esistenza del famoso coccodrillo il 21 marzo 2004, quando fu rinvenuto lo scheletro di un grosso animale durante i lavori di scavo per la costruzione di una stazione della metropolitana nella piazza del castello (Piazza Municipio).
Il quotidiano Il Corriere della Sera, che aveva tempestivamente gridato alla scoperta sensazionale, pubblicò una smentita l’indomani stesso, non appena si scoprì che si trattava di un mammifero del quale, durante la ricostruzione dello scheletro, si era semplicemente disposto qualche osso in maniera sbagliata.
S.Dattilo