23/05/2026
Stamattina sono andata al porto per vedere la strillatissima opera di un artista molto bravo che si chiama Vittorio Valiante che ha realizzato un lavoro colossale, talmente grande da essere visibile da decine e decine di metri di distanza, sì che ritrae i migranti in partenza per quei viaggi rattoppati e pieni di speranza delle cui narrazioni il secolo scorso trasuda.
Non ho ancora deciso se mi piaccia o meno, perplessa proprio per la sua monumentalità: nella mia città anche l’arte, ormai, sembra diventata oggetto di misurazione, come se altezza, peso, dimensione, possano determinarne la qualità.
Ripenso invece, sullo stesso tema, ad un lavoro meraviglioso, dalla poesia altissima, di un’artista per cui ho grande affetto e stima. Si tratta di MARESISTERE di Roxy in the Box.
L’artista napoletana ha ricostruito un ambiente della Napoli popolare trasformando una stanza in memoria: non esattamente una installazione museale, ma piuttosto un luogo emotivo, quasi sospeso, dove ogni oggetto sembra trattenere il respiro di chi è partito. La luce è quella delle case antiche napoletane: bassa, laterale, malinconica; il letto, smesso, sembra appena lasciato da qualcuno che probabilmente non tornerà più. Le pareti trattengono i volti dei migranti, mentre gli oggetti quotidiani raccontano l’assenza più del viaggio stesso. L’America, terra foriera di dolore, scoperta e speranza resta fuori campo da questa narrazione: il senso dell’opera è nella partenza, in quello che lascia dietro di sè, è in quello che continua a vivere dopo l’addio: fotografie toccate troppe volte, lettere conservate in silenzio, letti rimasti ad aspettare.
È un’opera che parla piano, come fanno i ricordi più intimi.
Certo i registri espressivi di Valiante e Roxy sono diversissimi ma, chiamata a scegliere, preferisco mille volte la poesia degli oggetti dimenticati, i singhiozzi strozzati in gola, ai ritratti giganti di disgraziati in attesa su una banchina, pensati per imporsi nello spazio del porto e trasformare il tema della migrazione in immagine pubblica, retorica, quasi in un manifesto.