OMOVIESatSchool International Film Festival LGBT+

OMOVIESatSchool International Film Festival  LGBT+ OMOVIES@SCHOOL è il primo Festival Internazionale di Cinema rivolto alle scuole ed ai giovani, che

Nato dal festival internazionale di cinema omosessuale e transgender Omovies Film Festival si pone autonomamente come punto di riferimento dei giovani e delle scuole in tutto il mondo

OMOVIES @ SCHOOL is the first International LGBTQ + Film Festival aimed at schools and young people, which will take place in Naples this year, It is a cultural tool for the promotion of both filmic works against ho

mophobia, transphobia and gender violence

OMOVIES @ SCHOOL is the first International LGBTQ + Film Festival aimed at schools and young people, which will take place in Naples this year, It is a cultural tool for the promotion of both filmic works against homophobia, transphobia and gender violence

Leggete quest'articolo e inorridite con me.Quando chiesi a Teresa Manes e al marito l'autorizzazione a intitolare il pre...
28/10/2024

Leggete quest'articolo e inorridite con me.
Quando chiesi a Teresa Manes e al marito l'autorizzazione a intitolare il premio per la scuola ad Andrea Spezzacatena, era perché anche io portavo addosso la stessa cicatrice di quel dolore. Anche a me faceva paura andare a scuola, perseguitato da parole che sembravano leggere – “fr**io,” “ricchione” – parole lanciate come pietre, che restavano, scolpite sotto pelle come un fuoco che brucia la pelle.

Poi venne un altro tormento: l'innamoramento per quel compagno di classe cis, etero e, a suo modo, crudele.
Sapevo già – o forse credevo di sapere – come sarebbe andata: solo odio e disprezzo, e questo era tutto ciò che il mondo attorno a me mi faceva credere possibile. E così, mentre i miei compagni studiavano, io cercavo solo di sopravvivere. Ce l'ho fatta, ma altri no. Altri quattro, in quegli anni, si tolsero la vita, e sentivamo dire “Ben gli sta, ma a che servire vivere così?”

Quei dolori, ogni giorno, si sommavano ai miei, crescendo, e quando diventai più forte, seppur con un passo incerto, mi promisi di alleviare il peso del dolore.
Offrii loro una spalla, sì, ma non era solo questo. Era uno spazio, un luogo dove si poteva celebrare quella vita, trasformare quel dolore in qualcosa che parlasse di più, che facesse memoria. E oggi mi scuso, perché, insieme agli altri della Saponetta ROSA, avremmo dovuto fare di più, meglio, insistere senza sosta.
Oggi mi impegno, e invito Arisa a Napoli, per incontrare le scuole e costruire un evento in cui a nessuno sia concesso lo spazio dell'insulto e dell'offesa. E mentre lo faccio, ricordo che anche io, nei miei momenti di paura e debolezza, sono stato carnefice. Ho lanciato quelle stesse parole per paura, mi sono fatto piccolo dietro la cattiveria e me ne vergogno ancora.
A te, Andrea, il mio più caro ricordo. Dedico a te e alla tua memoria questo cammino che chiamerò Resilienza Rosa .

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28/10/2024

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Quando chiesi a Teresa Manes e al marito l'autorizzazione a intitolare il premio per la scuola ad Andrea Spezzacatena, era perché anche io portavo addosso la stessa cicatrice di quel dolore. Anche a me faceva paura andare a scuola, perseguitato da parole che sembravano leggere – “fr**io,” “ricchione” – parole lanciate come pietre, che restavano, scolpite sotto pelle come un fuoco che b

Poi venne un altro tormento: l'innamoramento per quel compagno di classe cis, etero e, a suo modo, crudele. Sapevo già – o forse credevo di sapere – come sarebbe andata: solo odio e disprezzo, e questo era tutto ciò che il mondo attorno a me mi faceva credere possibile. E così, mentre i miei compagni studiavano, io cercavo solo di sopravvivere. Ce l'ho fatta, ma altri no. Altri quattro, in quegli anni, si tolsero la vita, e sentivamo dire “Ben gli sta, ma a che servire vivere così?” Quei dolori, ogni giorno, si sommavano ai miei, crescendo, e quando diventai più forte, seppur con un passo incerto, mi promisi di alleviare il peso del dolore.

Offrii loro una spalla, sì, ma non era solo questo. Era uno spazio, un luogo dove si poteva celebrare quella vita, trasformare quel dolore in qualcosa che parlasse di più, che facesse memoria. E oggi mi scuso, perché, insieme agli altri della ROSA Saponetta, avremmo dovuto fare di più, meglio, insistere senza sosta.

Oggi mi impegno, e invito Arisa a Napoli, per incontrare le scuole e costruire un evento in cui a nessuno sia concesso lo spazio dell'insulto e dell'offesa. E mentre lo faccio, ricordo che anche io, nei miei momenti di paura e debolezza, sono stato carnefice. Ho lanciato quelle stesse parole per paura, mi sono fatto piccolo dietro la cattiveria e me ne vergogno ancora.

A te, Andrea, il mio più caro ricordo. Dedico a te e alla tua memoria questo cammino che chiamerò Resilienza Rosa .

Leggete quest'articolo e inorridite con me.Quando chiesi a Teresa Manes e al marito l'autorizzazione a intitolare il pre...
28/10/2024

Leggete quest'articolo e inorridite con me.

Quando chiesi a Teresa Manes e al marito l'autorizzazione a intitolare il premio per la scuola ad Andrea Spezzacatena, era perché anche io portavo addosso la stessa cicatrice di quel dolore. Anche a me faceva paura andare a scuola, perseguitato da parole che sembravano leggere – “fr**io,” “ricchione” – parole lanciate come pietre, che restavano, scolpite sotto pelle come un fuoco che b

Poi venne un altro tormento: l'innamoramento per quel compagno di classe cis, etero e, a suo modo, crudele. Sapevo già – o forse credevo di sapere – come sarebbe andata: solo odio e disprezzo, e questo era tutto ciò che il mondo attorno a me mi faceva credere possibile. E così, mentre i miei compagni studiavano, io cercavo solo di sopravvivere. Ce l'ho fatta, ma altri no. Altri quattro, in quegli anni, si tolsero la vita, e sentivamo dire “Ben gli sta, ma a che servire vivere così?” Quei dolori, ogni giorno, si sommavano ai miei, crescendo, e quando diventai più forte, seppur con un passo incerto, mi promisi di alleviare il peso del dolore.

Offrii loro una spalla, sì, ma non era solo questo. Era uno spazio, un luogo dove si poteva celebrare quella vita, trasformare quel dolore in qualcosa che parlasse di più, che facesse memoria. E oggi mi scuso, perché, insieme agli altri della ROSA Saponetta, avremmo dovuto fare di più, meglio, insistere senza sosta.

Oggi mi impegno, e invito Arisa a Napoli, per incontrare le scuole e costruire un evento in cui a nessuno sia concesso lo spazio dell'insulto e dell'offesa. E mentre lo faccio, ricordo che anche io, nei miei momenti di paura e debolezza, sono stato carnefice. Ho lanciato quelle stesse parole per paura, mi sono fatto piccolo dietro la cattiveria e me ne vergogno ancora.

A te, Andrea, il mio più caro ricordo. Dedico a te e alla tua memoria questo cammino che chiamerò Resilienza Rosa .

Ho visto anche io il film di Margherita Ferri
"Il ragazzo dai pantaloni rosa".

All'inizio, come sempre alle prime, una voce stentorea ci ha presentato con la luce che li illuminava uno a uno il produttore, la regista, gli attori e le attrici, presenti in sala.
Tra le grida dei fan.

Poi è partita la proiezione.

È difficile descrivere ciò che ho provato.

Tutti sapevamo come sarebbe andato a finire quel film: Andrea Spezzacatena, il protagonista, si uccide. Nella vita reale.
Il giorno dopo il suo 15simo compleanno.
Si ammazza travolto dall'odio dei suoi coetanei, che lo colpisce sia a scuola che sui social.

Eppure durante la visione quel finale non lo percepisci come una minaccia che incombe: sale, poco a poco. Non ti sorprende ma ti accompagna in un inferno di normalità che ogni secondo ti fa pensare: oddio, e se accadesse a mio figlio. Se anche lui avesse subito in silenzio senza raccontarci niente.

Neppure quella lavatrice sbagliata che consegna alla sceneggiatura quel pantalone rosa ti fa aprire gli occhi fino in fondo sull'epilogo.

Sai che arriva, lo hai letto mille volte, eppure fino all'ultimo speri che la storia di quel ragazzino così splendente e delicato, così pieno di vita, giri diversamente. Che qualcosa lo salvi.

Non è così.

E quando sei alle battute finali cominci a sentire che in sala c'è un rumore di fondo: c'è chi piange, chi tira su col naso.
(Io ho gli occhi lucidi anche ora che lo scrivo).

Poi, prima dei titoli di coda, succede l'irreparabile: sullo schermo gigante scorrono le immagini di Andrea quello vero, quello che non c'è più.

È a quel punto, quando già piangevamo tutti, che si sono riaccese le luci.

Ed è a quel punto che abbiamo visto gli attori e le attrici girarsi tutti di spalle ed applaudire insieme a noi una specie di fagotto.

C'é una donna in sala, rimasta anonima fino a quel momento.
È minuta, non sta semplicemente seduta ma piegata su se stessa, si tiene le mani sul viso, come chiusa in un guscio, e piange a dirotto.
La sua schiena è scossa dal pianto, sulla poltrona rossa del cinema.

Pensare che durante la proiezione con le scuole Teresa Manes abbia dovuto sentire ancora una volta le risa e gli schiamazzi di altri adolescenti che proseguivano ad insultare suo figlio, dodici anni dopo la sua morte, mi fa orrore.

Orrore.

...il mio primo PRIDE è stato nel 2000 a Roma, il WORLD PRIDE, il debutto doveva essere alla grande. Avevo già fatto que...
30/06/2024

...il mio primo PRIDE è stato nel 2000 a Roma, il WORLD PRIDE, il debutto doveva essere alla grande. Avevo già fatto quella cosa che gli etero non fanno, il "coming out" ma in realtà te lo fanno loro, ma si chiama "outing". Fa molto chic la parola inglese, ma tradotto sarebbe quando ti abboffano di Ricchione, femminella, fr**io, rottoinculo, tien' 'a pover' ncopp' ' e recchije, ecc. Scrivo eccetera perché la lista è lunga, e la conoscete bene, magari molte e molti di voi alcune "parole" le avete usate o pensate, per essere buoni.
Prima del 2000 avevo vergogna, la stessa che provavo a scuola, di ogni ordine e grado, la vergogna di esistere. Nel 2000 erano già 6 anni di fidanzamento con Carlo Cremona e l'orgoglio toglieva sempre più spazio alla vergogna, fin quando nel 2009, il primo PRIDE di Napoli insieme ai miei genitori, la cancellò totalmente.
In foto l'ultima foto di Mamma Lucia Trapanese ad un PRIDE con mia sorella, seduta con orgoglio su quella sedia che trovai in classe " Chest' è 'a segg' de' Gay" la mia sedia, dove quell'anno svolsi gli esami.
Ieri il mio orgoglio più grande mentre partecipavo al PRIDE con i volontari e volontarie di IKen Associazione di Promozione Sociale una voce urlante: "Professò, professò lo sapevo che c'eravate!!!"...
Oggi lotto per loro, i miei alunni e le mie alunne, per i tanti Marco chiusi nel loro mondo. Ancora oggi il fatto di essere Gay viene prima che essere un docente e non va bene e aloro dico: "etero, Trans o Gay siete tutti alunne e alunni miei"... buongiorno ❤️🧡💛💚🩵💙💜🤎🖤🩶🤍🩷

s
15/01/2024

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Gen 15, 2024 In news Enzo Moscato fonte La scomparsa di Enzo Moscato, avvenuta dopo una lunga malattia, rappresenta una perdita significativa per la cultura napoletana. Moscato, nato a Napoli il 20 aprile 1948, era un prominente esponente della Nuova Drammaturgia partenopea, movimento che includeva....

15/01/2024

Gen 15, 2024 In news Enzo Moscato fonte La scomparsa di Enzo Moscato, avvenuta dopo una lunga malattia, rappresenta una perdita significativa per la cultura napoletana. Moscato, nato a Napoli il 20 aprile 1948, era un prominente esponente della Nuova Drammaturgia partenopea, movimento che includeva....

  in suo nome il nostro agire per contrastare ogni forma di bullismo nelle scuole con le comunità scolastiche
21/11/2023

in suo nome il nostro agire per contrastare ogni forma di bullismo nelle scuole con le comunità scolastiche

Oggi, nella Giornata internazionale per i diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, ricorre l'anniversario della morte di mio figlio.
Questa combinazione di date forse non è un caso.
So solo che per me questo non è un giorno come un altro.



Andrea Spezzacatena 14- 11- 1997
20- 11- 2012

03/09/2023

...Io resto, non biasimo o critico chi se ne va , chi se ne andato, ognuno ha le proprie ragioni per farlo. Ho tanti pezzi di cuore sparsi per il mondo che hanno scelto di cambiare vita perché Napoli o l'Italia era stretta per loro ed è giusto che lo abbiano fatto. Fuggire no, l'idea di fuggire non mi piace. Prima della morte dei miei genitori pensavo: quando sarà che non ci saranno più, me ne andrò, fuggiremo da Napoli.
Invece resto e se dovessi andarme non sarà perché si spara, perché c'è la monnezza, la violenza altrimenti dovrei andare, forse sulla Luna. Se dovessi andarmene è per esplorare il mondo e cambiare vita ma non fuggire. Chi fugge, oggi, fugge da ben altro. Certo Napoli è una città che ti stanca e ti avvilisce, ma fuggire non è da me, è proprio il termine che non mi piace. E se fuggissimo tutte e tutti? Che tristezza! Io resto da precario, da uomo Gay in una società omofoba e non mi sento un eroe perché resto. Mi sento di dover essere e fare il docente qui e non altrove, di battermi ancora per quei giovani che vivono disperati la loro condizione di essere gay lesbiche o transessuali, per quelle ragazze che non possono essere libere, per quei ragazzi e ragazze che hanno sogni e per chi sogni non ne ha ma che non possono essere motivo delle nostre fughe. Perché i giovani, non tutti possono fuggire, almeno fino a 18 anni e qualche adulto dovrà restare per loro? Io resto.... buongiorno ❤️

Indirizzo

Naples
80141

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