24/05/2026
MOROLO RICORDA ALDO MORO: IL VALORE ATTUALE DEL DIALOGO
Un confronto partecipato e ricco di contenuti quello che si è svolto a Morolo in occasione del convegno “Il coraggio del dialogo. Aldo Moro oggi”, promosso dalla Fondazione Antonio Biondi per ricordare la figura dello statista democristiano.
Ad aprire l’incontro è stato il sindaco di Morolo, Gino Molinari, che ha sottolineato l’importanza di mantenere viva la memoria di una delle personalità più significative della storia repubblicana. A portare il proprio saluto anche il presidente del consiglio comunale e assessore alla cultura di Morolo, Enzo Moriconi, che ha offerto una testimonianza personale particolarmente intensa. «Io ero lì quel giorno del ritrovamento del corpo», ha ricordato, descrivendo un clima di forte tensione.Sventolavano bandiere della Democrazia Cristiana. Un ricordo che, pur nella sua tragicità, resta impresso nella sua memoria di giovane studente universitario. Moro, ha sottolineato, rappresenta ancora oggi il valore e il coraggio del dialogo.
A fare gli onori di casa Luigi Canali, presidente della Fondazione Antonio Biondi, mentre il dibattito è stato moderato dal giornalista Dario Facci.
Tra i relatori, particolarmente atteso l’intervento di Giuseppe Fioroni, già Ministro della Pubblica Istruzione e presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Moro. Fioroni ha offerto una riflessione articolata sulla figura dello statista, sottolineando come Aldo Moro vada compreso nella sua profondità politica e umana, al di là delle letture superficiali o ideologiche.
Nel suo intervento si è soffermato in particolare sul significato della morte di Moro, evidenziando come lo statista sia stato ucciso per affermare una certa idea di democrazia in Italia: una democrazia integrale e compiuta, non piegata a logiche parziali o di equilibrio forzato. Moro – ha ricordato Fioroni – rappresentava una visione politica capace di superare le contrapposizioni ideologiche, ponendosi in alternativa a modelli incompiuti di democrazia. In questa prospettiva, la sua azione si collocava anche in una dimensione europea, orientata a un’Europa più politica e meno subordinata agli equilibri internazionali.
Ha sottolineato anche l'importanza della commissione d'inchiesta che svolge un lavoro che non ha solo valore storico, ma rappresenta un impegno civile per la verità e per la tenuta delle istituzioni democratiche.
Di forte impatto anche il contributo di Alberto Volponi, già parlamentare della Repubblica Italiana, che ha tracciato un ritratto umano e politico di Moro, definendolo «il politico più sensibile», capace di cogliere nei giovani i protagonisti del cambiamento. Moro, ha ricordato Volponi, amava il confronto diretto con gli studenti, ai quali era profondamente legato: tra gli oggetti che portava sempre con sé, anche una borsa contenente tesi universitarie, lette per comprendere aspettative e visioni delle nuove generazioni.
Tra gli interventi anche quello di Ermisio Mazzocchi, già funzionario del Partito Comunista Italiano, che ha ricostruito il complesso rapporto tra la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista Italiano, evidenziando come Moro abbia sempre perseguito la strada del dialogo tra le diverse culture politiche.
Nel corso dell’incontro si è affrontato anche il tema delle circostanze della prigionia, con riferimenti a elementi fisici e clinici che, secondo alcuni interventi, renderebbero complessa la ricostruzione tradizionale dei 55 giorni del sequestro.
Al centro del dibattito è rimasta la visione politica di Moro, fondata sul dialogo come strumento essenziale della democrazia, orientata all’allargamento dell’area democratica e alla costruzione di un confronto inclusivo. In questo contesto è stato richiamato anche il pensiero di Eugenio Scalfari, che in un’intervista del 1978 evidenziava la distanza di Moro da modelli consociativi ritenuti non sostenibili.
A chiudere il quadro, il ricordo dell’uomo: «buono, onesto, profondamente cristiano», la cui azione politica era guidata da un forte senso etico e dalla convinzione che il dialogo dovesse prevalere sulla sopraffazione.
Non sono mancati riferimenti all’impegno di Moro come ministro della Pubblica Istruzione, quando promosse interventi contro l’analfabetismo, fenomeno che all’epoca interessava una parte significativa della popolazione italiana, con punte particolarmente elevate anche nel territorio ciociaro.
Tra gli interventi anche quello di Luciano Milani, consigliere di amministrazione della Banca Popolare del Frusinate, che ha posto l’accento sul valore del confronto come strumento fondamentale della convivenza democratica. È infatti dal confronto, ha evidenziato, che nasce dalla possibilità di superare le diversità, costruendo il rispetto reciproco. Un percorso che rimette al centro la persona e richiama il ruolo dello Stato non come entità distante, ma come struttura al servizio dei cittadini e del bene comune.
Un’eredità da custodire e attualizzare.
Più che una semplice commemorazione, il convegno si è configurato come un momento di riflessione viva e attuale. La figura di Aldo Moro è emersa non solo nella dimensione storica, ma come riferimento concreto per leggere le fragilità e le tensioni del presente. In un tempo segnato da polarizzazioni e contrapposizioni spesso sterili, il richiamo al dialogo – inteso da Moro come metodo e come cultura politica – assume un valore ancora più urgente.
In questo senso, il ruolo della Fondazione Antonio Biondi si conferma centrale. Attraverso iniziative come questa, la Fondazione non solo custodisce la memoria, ma promuove attivamente spazi di confronto e crescita civile, ponendosi come punto di riferimento culturale per il territorio. Un impegno che mira a trasmettere alle nuove generazioni il valore della partecipazione consapevole e della responsabilità democratica.
Il messaggio che arriva da Morolo è chiaro: la lezione di Moro non può restare confinata alla memoria, ma deve tradursi in pratica quotidiana, nella capacità di ascoltare, comprendere e costruire ponti.
A conclusione dell’incontro, il presidente della Fondazione, Luigi Canali, ha sottolineato: «Ricordare Aldo Moro non significa soltanto rendere omaggio alla sua memoria, ma assumersi la responsabilità di rendere attuali i valori che ha incarnato. Come Fondazione vogliamo continuare a promuovere momenti di confronto e di crescita civile, affinché il dialogo torni ad essere il cuore della vita democratica e un punto di riferimento per le nuove generazioni».
Un’eredità impegnativa, ma necessaria. Perché il coraggio del dialogo, oggi come allora, rappresenta una delle condizioni fondamentali per la tenuta e lo sviluppo della democrazia.