Alberto Moioli

Alberto Moioli arte, pittura, scultura, fotografia, ma anche letteratura e musica. curatore e promotore di progetti
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𝗔𝗻𝘀𝗲𝗹𝗺 𝗞𝗶𝗲𝗳𝗲𝗿 - 𝗟𝗲 𝗮𝗹𝗰𝗵𝗶𝗺𝗶𝘀𝘁𝗲Entrare nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale con le opere di Anselm Kiefer significa...
15/08/2026

𝗔𝗻𝘀𝗲𝗹𝗺 𝗞𝗶𝗲𝗳𝗲𝗿 - 𝗟𝗲 𝗮𝗹𝗰𝗵𝗶𝗺𝗶𝘀𝘁𝗲

Entrare nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale con le opere di Anselm Kiefer significa avvertire un peso fisico immediato. Le tele occupano lo spazio con una densità da coinvolgere il corpo prima ancora della vista.

Il progetto nasce dal dialogo diretto con questo spazio. Le grandi tele di Kiefer incontrano qui le Cariatidi ferite dai bombardamenti del 1943, corpi femminili che portano ancora i segni della storia.

“Le Alchimiste” di Kiefer ricompone un filo che lega le figure femminili ai saperi della trasformazione della materia, della medicina, della botanica, della cosmesi. Caterina Sforza, Isabella Cortese, Maria la Giudea riaffiorano sulla tela in forma frammentaria, sospese come se fossero un’apparizione continua.

Una mostra senza alcun dubbio che non potete lasciarvi scappare.

𝘼𝙡𝙗𝙚𝙧𝙩𝙤 𝙈𝙤𝙞𝙤𝙡𝙞

𝐂’𝐞̀ 𝐝𝐚𝐯𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐛𝐢𝐬𝐨𝐠𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐮𝐫𝐥𝐚𝐫𝐞? Viviamo immersi in un flusso continuo di immagini e slogan che cercano la nostra attenzi...
10/08/2026

𝐂’𝐞̀ 𝐝𝐚𝐯𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐛𝐢𝐬𝐨𝐠𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐮𝐫𝐥𝐚𝐫𝐞?

Viviamo immersi in un flusso continuo di immagini e slogan che cercano la nostra attenzione a ogni costo.

Anche l’arte, in questo scenario, sembra spesso costretta a “urlare” per farsi notare. Io credo il contrario, penso che oggi il vero valore dell’arte stia proprio nel non gridare.

Nel silenzio dello studio di un artista si percepisce il tempo della ricerca non della provocazione ad ogni costo.

In questo pensiero che segue racconto perché la profondità, non l’impatto, è ciò che continua a cambiarci lo sguardo molto dopo aver lasciato una mostra.

In realtà forse vuol solo essere un invito a fermarsi o a rallentare. Anche solo per pochi minuti. Che ne pensate?

https://www.albertomoioli.it/2026/08/09/ce-davvero-bisogno-di-urlare-una-riflessione/

©CLM

27/06/2026

Raccontare l’opera di Paolo Salvati significa confrontarsi con una delle ricerche più originali e indipendenti della pittura italiana del secondo Novecento.

Condivido alcuni momenti del mio intervento, tenuto in occasione del dodicesimo anniversario della sua scomparsa, in una serata di grande intensità culturale ospitata nell’autorevole cornice del Chorus Café di Roma, a pochi passi dalla Basilica di San Pietro in Vaticano.

Desidero ringraziare il pubblico, numeroso, attento e raffinato, che ha seguito con partecipazione l’incontro; l’On. Federico Mollicone per la sua presenza e la sua sensibilità verso la cultura; Andrea e Francesca dell’Archivio Paolo Salvati per la fiducia e il prezioso lavoro di valorizzazione dell’eredità dell’artista; e tutte le belle persone con cui ho avuto il piacere di confrontarmi nel corso di una serata davvero speciale.

La cultura vive attraverso il dialogo, la condivisione e la capacità di custodire il valore delle grandi testimonianze artistiche.

Il percorso dedicato a Paolo Salvati continuerà a offrire nuove occasioni di studio e di approfondimento.

Buona visione
Alberto

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Non si smette mai di studiare e imparare.Anche quando il percorso professionale ha una propria storia, anche quando si è...
21/06/2026

Non si smette mai di studiare e imparare.

Anche quando il percorso professionale ha una propria storia, anche quando si è scritto, curato, raccontato l’arte per anni, resta intatto il bisogno di imparare cose nuove.

Ho concluso il corso Mooc “Umano Digitale” con l’Università di Urbino. Un’esperienza che mi ha permesso di interrogarmi su un tema che sento sempre più urgente per chi, come me, lavora a contatto con la bellezza e con le persone.

E ancora mi chiedo:
“cosa resta dell’umano quando tutto si fa digitale? E cosa può ancora dirci l’arte in questo periodo storico?”

Studiare non è mai tempo perso. È il modo in cui il lavoro stesso resta vivo, capace di leggere il presente invece di limitarsi a raccontare il passato.

Penso che la conoscenza non abbia una destinazione finale, penso invece che debba diventare un esercizio quotidiano, una scelta che si rinnova ogni giorno.
E io continuo a farla, con la stessa curiosità ed entusiasmo del primo giorno.

umanodigitale

𝐏𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐥’𝐚𝐫𝐭𝐞?Un tavolo apparecchiato. Una serata in uno studio, tra amici, per scegliere le opere di una mostra a cui ...
19/06/2026

𝐏𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐥’𝐚𝐫𝐭𝐞?

Un tavolo apparecchiato.
Una serata in uno studio, tra amici, per scegliere le opere di una mostra a cui tengo molto.

Quattro amici. Tele dipinte, teli appesi in alto, sculture, installazioni, foto. Castagne d’acqua. Ogni genere di oggetto. E i gatti, naturalmente, a fare da padroni di casa.

L’arte è la protagonista, tra chiacchiere, aneddoti, sorrisi, finché il sole non cala e il blu della sera si prende tutta la scena, come quando a teatro si spengono le luci e cala il silenzio, qui si accende lo stupore e la magia.

Ed entrano loro: la Luna e Giove.
Da quel momento l’attenzione è tutta per loro tra risate, giochi e fotografie rubate al buio.

Anche questa serata, come tutte le cose, purtroppo volge al termine. Resta però un ricordo bellissimo che presto so che racconterò.

E la mostra? La selezione delle opere?
Sarà per la prossima volta, oggi era troppo importante fermarsi a celebrare le bellissime persone di cui ero circondato, anche se “𝐧𝐨𝐧 𝐞𝐫𝐚 𝐨𝐛𝐛𝐥𝐢𝐠𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢𝐨”.

𝐋𝐚 𝐩𝐨𝐞𝐬𝐢𝐚 𝐞̀ 𝐨𝐯𝐮𝐧𝐪𝐮𝐞,, soprattutto nelle cose più semplici, come l’attesa davanti a una caffettiera sul fuoco.

𝐆𝐫𝐚𝐳𝐢𝐞 per tutto questo.
Alberto

Ps. Preparatevi ad una grande mostra

Manzoni16 Spazio Eventi. Stiamo lavorando per voi

David Hockney (1937 - 2026) ci ha lasciato, e con lui resta uno sguardo che ha cambiato il modo di osservare la realtà.U...
14/06/2026

David Hockney (1937 - 2026) ci ha lasciato, e con lui resta uno sguardo che ha cambiato il modo di osservare la realtà.

Un instancabile cercatore: ha attraversato tecniche, geografie e media, dalla pittura al fax, dall’iPad alle installazioni multimediali, sempre con la stessa curiosità verso il mistero dell’arte e i suoi linguaggi creativi.

Le sue piscine, i suoi giardini, i suoi ritratti raccontano la vita di Los Angeles in modo profondo con una domanda: come vediamo davvero il mondo?

Ha attraversato decenni con un colore che esplodeva di vitalità anche nei soggetti più intimi e quieti. Un artista libero, popolare e profondamente studioso della grande tradizione pittorica.

Abbiamo perso un protagonista assoluto, un maestro che ci ha insegnato a guardare con occhi nuovi.
Grazie, David.

Venerdì sera alla Biblioteca Civica di Lissone ho vissuto una di quelle serate che fanno bene.“Una Tazza per Lissone”, o...
13/06/2026

Venerdì sera alla Biblioteca Civica di Lissone ho vissuto una di quelle serate che fanno bene.

“Una Tazza per Lissone”, ottava edizione, è un appuntamento che ogni anno riesce a mettere insieme bellezza, comunità e solidarietà in modo autentico. Non è scontato.

Quest’anno la tazza, “A braccia aperte verso il Cielo”, è opera di Simona Ripamonti. Un’opera che parla di spiritualità, di identità, di gesto. Come critico d’arte mi sono soffermato su questo: il gesto delle braccia aperte non è solo forma, è un archetipo antico che attraversa l’arte e l’anima umana. In una tazza può abitare qualcosa di molto grande.

Mi hanno colpito e ispirato, come sempre, le parole di Don Marco. Misurate, attente, capaci di farti fermare un momento a pensare. E poi l’entusiasmo di chi lavora ogni giorno per il CIM: in particolare Federica Cristiani, che ha parlato di bellezza. Una parola che in certi contesti può sembrare fuori posto, e invece era esattamente quella giusta.

Grazie a Marcella Spinelli e a tutta la Pro Loco di Lissone, che mi accoglie sempre con un calore che ogni volta mi emoziona. Davvero GRAZIE!
Alberto

Don Marco Lodovici
Don Daniele Stocco
Marcello Arosio
Fe’ Federica Cristiani
Simona Ripamonti
Marcella Spinelli
Pro loco città di Lissone

📷 Ph. Click

“… zzo guardi?”Accanto a me una giovanissima di origini spagnole, credo.Di fronte a me un uomo pakistano, credo. Stesso ...
06/06/2026

“… zzo guardi?”

Accanto a me una giovanissima di origini spagnole, credo.
Di fronte a me un uomo pakistano, credo. Stesso scompartimento, stessa direzione.
Ipotizzo età e provenienza perché in realtà ho una bella melodia classica nelle cuffiette e i miei compagni di viaggi li vedo solo riflessi nel vetro del treno che mi lascia intravedere anche un paesaggio ritmico fatto di case, prati, pali e gallerie e poi case, prati, pali e di nuovo gallerie, in ordine casuale.

Noto che quando siamo in galleria e il paesaggio di sfondo scompare, vedo più chiaramente i viaggiatori accanto a me.
Ci penso, se togliamo la distrazione dello sfondo a volte la realtà accanto a noi è più chiara, un po’ come quando inorridiamo per i mali del mondo e non ci accorgiamo di chi soffre nella nostra cerchia di amici o colleghi.

Intanto case, prati, pali e ancora galleria.
Poi all’improvviso una voce rompe i pensieri “siamo in arrivo alla Stazione di Milano Centrale”, fine dei pensieri e delle metafore.
Sale e si siede proprio davanti a me un ragazzone gigante che osservo per la prima volta non attraverso il riflesso del vetro. Altissimo e con tantissimi capelli ricci, non riesco ad immaginare età e provenienza anche se presumo italiano, perché sono attratto dalla scritta nera sulla maglietta bianca strettissima: “cazzo guardi?”.
E immediatamente son tornato alla realtà.
Case, prati, pali e gallerie ….

Alberto ❤️

ProfessionistiIeri sera durante una presentazione, mi sono trovato davanti, come accade spesso, una schiera di cameraman...
23/05/2026

Professionisti

Ieri sera durante una presentazione, mi sono trovato davanti, come accade spesso, una schiera di cameraman e fotografi.

In quel momento di silenzio che precede l’accensione della lucina rossa “on air”, un attimo di sospensione in cui tutto diviene attesa, ho compreso qualcosa di importante: il lavoro del critico d’arte (e non solo) acquisisce valore e significato quando viene testimoniato, documentato e reso visibile.

Questi professionisti sono coloro che lasciano traccia di quello che accade, che rendono permanente il momento e trasformano l’effimero in memoria, facendone storia.

Mi piace oggi dedicare a loro questa breve ma autentica riflessione, come riconoscimento personale a queste persone che incontro ogni giorno.

Dietro una telecamera, parzialmente nascosti da una macchina fotografica o da un microfono, svolgono un mestiere prezioso e determinante. Il loro lavoro porta il nostro nel mondo.

Sguardi, gesti, sorrisi tutto concorre a rendere l’atmosfera di un’inaugurazione speciale.

Avrei voluto scrivere qui i vostri nomi ma non li ho purtroppo, ma voi lo sapete chi siete. Se leggete questo post, il pensiero è per tutti voi, seri Professionisti, a cui va tutta la mia stima e riconoscenza.

Alberto Moioli

✨ Domani si apre la mostra.LO SGUARDO E LA DIGNITÀMostra Antologica di Barbara BerardicurtiUna pittura che guarda l’uman...
21/05/2026

✨ Domani si apre la mostra.

LO SGUARDO E LA DIGNITÀ
Mostra Antologica di Barbara Berardicurti

Una pittura che guarda l’umanità con rispetto, dignità e bellezza. Volti, sguardi, storie vere.

📍 Museo Venanzo Crocetti · Via Cassia 492, Roma
📅 22 – 28 Maggio 2026
🕔 Inaugurazione domani ore 17:00

Indirizzo

Monza

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