13/12/2023
Il Natale anni cinquanta.
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Quando ero ragazzino già da fine novembre, per le strade e vicoli del Rione Sanità si respirava aria natalizia nonostante erano passati pochi anni dalla fine della guerra. I negozi si arricchivano di prodotti alimentari tipici, montavano delle grandi lampadine per illuminare il frontespizio del negozio per invogliare a comprare. C’era una salumeria all’angolo del Vico San Felice che aveva due ingressi una nel vicolo e l’altra su via Arena. Davanti a questa metteva alcune stie piene di galline, ma forse erano capponi rigorosamente vive e che avrebbero macellato al momento della vendita cioè per la minestra del giorno di Natale. Per la vigilia si mangiava a base di pesce. Le pescherie si arricchivano di banchetti con “spaselle” con tanti tipi di pesce frutti di mare e di polpi giganteschi. Questi negozi vestiti a festa restavano aperti finoltre le 20/21 del giorno della vigilia perché a quei tempi non esisteva la “tredicesima” ma il datore usava “regalare la doppia settimana” per permettere a tutti di festeggiare il Natale come Cristo comanda. Si perché a Natale tutti noi eravamo più buoni. Si accoglieva Gesù bambino nei propri cuori, si dimenticavano le cattiverie, quelle fatte e quelle ricevute, il rione si riconciliava, gli amici ritornavano a essere tali come pure i fratelli si riabbracciavano. Già la guerra aveva portato le sue miserie umane e ora le persone avevano tanta voglia di vivere insieme di dimenticarsi del passato e guardare al futuro e quale migliore occasione del Natale. Per noi ragazzini non arrivava Babbo Natale al massimo una fetta di panettone, un dolce diverso dal solito roccocò, dalle paste di mandorle, dai mostaccioli, dalle dolcissime cassatine, dagli appiccicosi struffoli. Ma eravamo felici tutti perché quei giorni di festa ci ritrovavamo tutti insieme a tavola con cugini, zii, nonni e quando sentivamo le campane c’era sempre qualcuno che annunciava: è nato!
Oggi siamo lontani l’uno dall’altro, in città diverse addirittura, i nostri genitori, nonni, zii, non ci sono più attorno al tavolo che negli anni è diventato sempre più piccolo, sempre più povero, l’unica differenza sta nell’albero di Natale al posto del presepe che negli anni si è ridotto a una misera stalla in una grotta. I zampognari i bambini di oggi non sanno nemmeno cosa siano.