27/08/2022
Corrispettivo del "grullo" fiorentino, lo "sciabordito" del senese, e più che altro della zona della Val di Chiana, è una persona poco sveglia, uno stupido, un cretino. Il vocabolo dovrebbe derivare da "sciabordare", cioè 'sciacquettare, agitare, rimescolare un liquido', con allusione allo stato confusionale in cui verte uno sciabordito.
Assente nei più comuni dizionari in quanto forte dialettismo, corretto in "sbalordito" nella "Proposta di alcune correzioni ed aggiunte al Vocabolario della Crusca" di Vincenzo Monti, il vocabolo - come si può oggi ricavare dal corpus di testi messo a disposizione dall'Opera del Vocabolario Italiano - era presente nei volgarizzamenti, cioè nella traduzione dal latino al volgare, dell'Ars amandi e dei Remedia amoris di Ovidio, tradotti a Firenze intorno agli anni trenta del Trecento.
Inoltre il termine, come nome proprio, si trova già attestato dal 1186, come testimonia una pergamena conservata oggi all'Archivio di Stato di Lucca in cui si fa riferimento a un "S. Pietro dei Templari Sciabordito quondam Mannella". Ancora oggi a Siena gli anziani contradaioli del Nicchio, ricordando un'antica ostilità con la contrada dell'Oca, cantano: "Quella del trentaquattro ci s'è legata al dito Papero sciabordito Papero sciabordito..." (a cura di Veronica Ricotta).