28/03/2025
Il teatro è come un ago da rammendo, che raccoglie i brandelli stracciati delle nostre esistenze e li ricuce con un filo sottile di significato. Non è un tempio di perfezione, ma una bottega dove si aggiustano gli strappi dell'anima.
Ogni palcoscenico è un campo di battaglia silenzioso. Qui le parole non sono solo suoni, ma schegge di vetro che tagliano l'indifferenza. Gli attori non interpretano, sezionano. Aprono le loro ferite perché le nostre possano guarire. È un esperimento crudele e tenero di anatomia emotiva.
Sedersi in platea non è assistere, è partecipare a una mutazione. Sei costretto a riconoscere che quella figura che si muove, urla, sussurra, è anche te. Un riflesso distorto, ma pur sempre tuo. Il teatro non racconta storie, restituisce pezzi di noi che avevamo dimenticato negli angoli bui dei cassetti.