Il covo degli artisti

Il covo degli artisti Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Il covo degli artisti, Arti visive, Via Giacomo Puccini, 2, Molfetta.

Organizziamo corsi di pittura, moda,disegno, disegno fumettistico manga, Disney, umoristico e vario genere , con insegnanti esperti e qualificati.La nostra associazione è aperta ad artisti di tutte le età, dai principianti agli appassionati più esperti.

ULTIMA TAPPA DEL NOSTRO VIAGGIO: BASILICA DELLA MADONNA DEI MARTIRIOggi, a pochi giorni dai festeggiamenti della nostra ...
01/09/2026

ULTIMA TAPPA DEL NOSTRO VIAGGIO: BASILICA DELLA MADONNA DEI MARTIRI

Oggi, a pochi giorni dai festeggiamenti della nostra Santa Patrona, abbiamo effettuato l'ultima uscita didattica del nostro progetto estivo. Con i nostri ragazzi siamo stati nella Basilica della Madonna dei Martiri, al Santo Sepolcro, all'Ospedaletto dei Crociati e al museo annesso. Una tappa imperdibile per chi vuole scoprire i tesori nascosti della nostra città.
La Basilica è il santuario più amato dai molfettesi, soprattutto dai marinai, e ha quasi novecento anni di storia.
Il primo nucleo nasce nel 1162 su un terreno chiamato carnaria, dove venivano sepolti i pellegrini morti durante il viaggio verso la Terrasanta. Per questo è intitolata Santa Maria de Martiribus, dove martiri sono proprio i pellegrini morti per Cristo. Era una chiesetta piccola, a una sola navata con due cupole gemelle, e l'ingresso era opposto a quello attuale.
Accanto, nello stesso periodo, nasce l'Ospedale dei Crociati. Non era un ospedale come lo intendiamo oggi, ma un luogo di accoglienza. Molfetta era uno dei porti più importanti per la Terrasanta, come un aeroporto di oggi, e qui si fermavano tutti.
I crociati erano pellegrini che volevano pregare dove è morto Gesù e cavalieri e soldati che partivano per liberare il Santo Sepolcro, con una croce rossa cucita sul vestito.
All'interno della Basilica abbiamo visto l'icona miracolosa del 1188. In quell'anno i Crociati portano da Gerusalemme una piccola icona bizantina della Madonna della Tenerezza, subito oggetto di grande devozione. Giambattista Cibo, Vescovo di Molfetta e futuro Papa Innocenzo VIII, fece costruire una nicchia in pietra leccese per custodirla e, diventato Papa, concesse l'indulgenza plenaria a chi visitava il santuario l'8 settembre.
Alla Madonna si attribuiscono due grandi miracoli. Nel 1530, dopo il sanguinoso sacco del 1529 ad opera di francesi e veneziani, Molfetta viene salvata da un nuovo tentativo di invasione francese. L'11 maggio 1560 un terribile terremoto distrugge la Terra di Bari, ma Molfetta rimane illesa. Nasce il voto del popolo e la festa della Medonne du Tremelizze, la Madonna del Terremoto, che ancora oggi celebriamo l'11 maggio.
Nel 1951 Papa Pio XII la proclama compatrona di Molfetta.
Intorno al 1830 la vecchia chiesa romanica viene ricostruita ed è quella che vediamo oggi. All'interno non tutti sanno che si può visitare letteralmente un pezzo di Terrasanta trasportato a Molfetta.
A destra dell'altare, scendendo alcuni gradini ripidi, c'è la cripta del Santo Sepolcro. È la riproduzione fedele del Sepolcro di Gerusalemme, fatta costruire prima del 1497 dal notaio Francesco Lepore con sessantadue pietre portate dalla Terrasanta.
C'è poi la statua del 1840, in legno, scolpita dal napoletano Giuseppe Verzella, quella che esce in processione a mare.
Abbiamo poi visitato il museo annesso, dove sono esposte statue di diverse dimensioni della Madonna dei Martiri, Santi, oggetti e paramenti liturgici appartenuti a Don Tonino Bello, la statua che un tempo accoglieva le imbarcazioni all'ingresso del porto e fu distrutta in uno schianto accidentale di un motopeschereccio, e i quadri votivi che raccontano i miracoli. Le opere ci sono state illustrate dal nostro amico Lazzaro la Forgia autore di molte pubblicazioni storiche si Molfetta e del monumentale lavoro in due volumi intitolato "STORIA DI MOLFETTA"scritto con Pasquale Modugno. Un'opera imperdibile.
Un grazie speciale alla guida Ignazio Calculli dell'associazione APS Melphicta nel passato per averci accompagnato in questo viaggio nel tempo tra le mura dell'Ospedaletto.
Il nostro viaggio alla scoperta delle bellezze della nostra città si ferma oggi, ma il progetto estivo continua.
Il Covo degli Artisti ringrazia tutti coloro che ci hanno seguito, siete stati tantissimi. E se d'ora in poi, in giro per la città, guarderete le meraviglie che prima davate per scontate con occhi nuovi, allora il nostro compito sarà riuscito.

Il nostro viaggio è arrivato all'ultima tappa, ma le porte della nostra associazione sono aperte a tutti. Se vuoi far parte dei tanti progetti che abbiamo in serbo per questo inverno, vieni a trovarci in via Puccini 2 a Molfetta.
Il bello deve ancora ve**re.

Il Covo degli Artisti Molfetta

Esploratori di un tempo perduto...Oggi, con i nostri ragazzi, abbiamo visitato la dolina carsica del Pulo di Molfetta e ...
25/08/2026

Esploratori di un tempo perduto...

Oggi, con i nostri ragazzi, abbiamo visitato la dolina carsica del Pulo di Molfetta e l'annesso Museo Archeologico.
Il Pulo è una delle meraviglie più affascinanti della nostra terra: una voragine carsica profonda 30 metri, nata milioni di anni fa dal crollo della volta di un complesso sistema di grotte sotterranee. Un luogo che l'uomo frequenta dal Neolitico (V - IV millennio a.C.), quando le comunità si stabilirono nei villaggi in piano circostanti, come il celebre villaggio di Fondo Azzollini.
A guidarci in questo entusiasmante viaggio attraverso un tempo così lontano, che ancora oggi ci parla attraverso i suoi resti, è stato il Dott. Fabio Armenise, archeologo e guida turistica professionista, giunto apposta da Bari per accompagnarci in questo percorso.
Abbiamo percorso sentieri naturali, guardato grotte che furono un tempo luoghi di culto e di sepoltura, ascoltato i versi della fauna locale e riconosciuto tane, nascondigli e rifugi di animali prevalentemente notturni che di giorno si nascondono alla nostra vista, imparando a leggere i segni che la natura stessa ci lascia.
Poco distante, in via Mayer, il bellissimo Museo Archeologico del Pulo, ospitato nella storica Casina Cappeluti (l'ex Lazzaretto), ci ha lasciato senza fiato: reperti, resti umani di una civiltà lontanissima, ossi di animali antenati delle specie attuali, frammenti di vasi, pietre, minerali e rudimentali strumenti per l'agricoltura e la caccia e tanto altroUn patrimonio che racconta anche la storia più recente del sito: dal convento dei Cappuccini del 1536 sul ciglio della dolina, alla Regia Nitriera Borbonica del 1784, voluta dai Borbone per estrarre il salnitro per la polvere da sparo.
Una giornata meravigliosa, nonostante il caldo, e anche avventurosa, che ci ha fatto sentire ancora una volta turisti a casa nostra.
Perché a volte non serve andare lontano per viaggiare. Basta guardare con attenzione la terra che calpestiamo ogni giorno per capire che le nostre radici sono molto più profonde di quanto immaginiamo. E che non sempre l'erba del vicino è più bella: a volte la bellezza è proprio a casa nostra.
Il nostro viaggio continua.

Il covo degli Artisti Molfetta

Arrivederci Bianca.😊La nostra città può vantare diverse eccellenze, personaggi che l'hanno fatta conoscere fuori dai nos...
21/08/2026

Arrivederci Bianca.😊

La nostra città può vantare diverse eccellenze, personaggi che l'hanno fatta conoscere fuori dai nostri confini in vari campi, e sicuramente se a Molfetta si dice moda, si dice senza ombra di dubbio Bianca Gervasio. Questa settimana abbiamo avuto il piacere di avere con noi, nella nostra scuola, la nostra amica, la stilista Biancamaria Gervasio, che è venuta a trovarci.

Direttore Creativo di Mila Schön.

Autrice di collezioni personali presenti per ben sette stagioni consecutive nei calendari di AltaRoma.

Vince il N**e Milano 2006 con la collezione L''Attesa.

Apre uno showroom sul Naviglio Grande.

Diventa Direttore Creativo di Fragiacomo, storica griffe milanese di calzature e accessori.

Firma collezioni uomo/donna, borse e piccola pelletteria.

Senior Fashion Designer, fashion coordinator e product manager per vari brand nazionali e internazionali.

Continua a produrre collezioni con il marchio Bianca Gervasio.

Le sue collezioni sono state esposte in: Cina, Belgio, Ungheria, Germania, Svizzera, Australia, Danimarca, Giappone.

Tanto ancora si potrebbe dire su Bianca, ma la cosa che ci ha colpito di più è la sua semplicità e la sua storia, esempio concreto di come la passione e la costanza siano gli strumenti più forti per realizzare i sogni. Un insegnamento che noi cerchiamo ogni giorno di infondere nei nostri ragazzi e nelle nostre ragazze, e che la presenza di Bianca tra noi, con la sua testimonianza e i suoi consigli, non ha fatto che rafforzare.
Proprio quest'anno il nostro laboratorio di Moda del Covo degli Artisti sta dando alla luce, tra qualche giorno, la prima rivista di moda creata a Molfetta, realizzata dalle giovani aspiranti stiliste della nostra associazione. Per noi è stato un onore e un piacere poterci confrontare con Bianca, che ha parlato a lungo con le nostre ragazze, rispondendo alle loro numerose domande. Consigli preziosi di cui faranno sicuramente tesoro.
Che dire, grazie ancora Bianca, buon ritorno a Milano, noi da qui ti seguiremo sempre con orgoglio. Torna a trovarci e in bocca al lupo per tutto!

Con affetto,
Il Covo degli Artisti - Molfetta.

Si può rinascere dal niente..È questo il messaggio potente che ci lascia la chiesa di San Pietro a Molfetta. Forse non t...
20/08/2026

Si può rinascere dal niente..

È questo il messaggio potente che ci lascia la chiesa di San Pietro a Molfetta. Forse non tutti sanno che è stata la prima cattedrale della città, forse meno conosciuta rispetto al Duomo di San Corrado, alla Basilica della Madonna dei Martiri o alla Cattedrale, eppure la sua storia e la sua bellezza, come abbiamo visto, non sono da meno e oggi vogliamo condividere questa esperienza, come tutte quelle fatte alla scoperta della nostra città, con tutti voi. Si dice che la chiesa sia stata costruita proprio in onore del passaggio di San Pietro a Molfetta.
Un luogo che mostra ancora oggi la sua bellezza architettonica e il valore delle sue opere, ma soprattutto una storia che sembra dirci una verità forte che dovrebbe farci riflettere: si può rinascere dal niente. E la sua storia ne è la testimonianza.
Oggi, alle 10:00, con i nostri ragazzi ci siamo recati proprio lì, a San Pietro, nel centro storico, dove ad accoglierci c'era il nostro carissimo amico Biagio Stoia , priore della Confraternita di Maria SS. del Carmelo di Molfetta, la cui sede e i cui momenti di raccoglimento si svolgono presso la stessa chiesa. Grazie a Biagio, che ci ha guidati in questo percorso, abbiamo ascoltato la storia di questo luogo suscitando l'interesse di tanti bambini e ragazzi, colpiti dal racconto.
La chiesa è antichissima, anteriore al 1174. Distrutta durante il sanguinoso sacco di Molfetta, per diversi anni della chiesa di San Pietro non rimase più nulla, come testimoniano gli scritti dello storico Giuseppe Marinelli. Eppure quel luogo non è mai morto davvero. Anche quando le pietre non c'erano più, è rimasto un legame invisibile ma forte, radicato in quel pezzo di terra e pronto a rinascere più forte di prima, come se quella terra avesse continuato a chiamare a sé quella chiesa anche quando non c'era più.
Ed ecco che, 42 anni dopo il sacco di Molfetta e la parziale distruzione della nostra città ad opera delle truppe francesi e veneziane, nel 1571 fu riedificata e ampliata la chiesa di San Pietro con l'annesso monastero delle monache benedettine. Ma la storia travagliata della chiesa aveva in serbo un altro capitolo drammatico: colpita dal terremoto del 20 marzo 1731, fu infine ricostruita dalle fondamenta tra il 1750 e il 1756 con la splendida facciata barocca che vediamo oggi.
Oggi non ha più l'aspetto medievale austero della prima chiesa del XII secolo, è rinata a nuova vita, forse ancora più bella.
La chiesa di San Pietro ci lascia un messaggio forte anche per questo: anche quando di lei non era rimasta più traccia, le sue radici erano ancora lì, vive sotto le macerie, pronte a farla rinascere. E così è stata rifatta.
Bella dentro, dove la sua costruzione a pianta circolare si sviluppa in altezza per superare gli edifici vicini e prendere luce dall'alto, dove grandi finestroni a forma di conchiglia illuminano l'interno. La conchiglia, simbolo del pellegrinaggio e del battesimo, segno della grazia di Dio che si riversa, inonda di luce i pregevoli stucchi, le meravigliose statue ottocentesche come quella lignea di Maria SS. del Carmelo, opera dello scultore napoletano Giuseppe Verzella, quella del Sacro Cuore di Gesù e di San Francesco da Paola, e le tele settecentesche, tra cui le opere del pittore molfettese Nicola Porta, autore della pala d'altare ora in restauro e che vedrà la luce domenica prossima alle 20:00 nella stessa chiesa, in un evento imperdibile.
Bella fuori, con i suoi due ordini barocchi sovrapposti che tanto ricordano la vicina Cattedrale di Santa Maria Assunta e con il suo campanile maestoso di ben 40 metri, il più alto del centro storico, quattro metri in più addirittura delle meravigliose torri del Duomo che abbiamo già visitato.
Ma ciò che colpisce è anche la storia delle donne che hanno abitato questo luogo: le monache di clausura. Donne votate alla preghiera, che hanno scelto di donarsi totalmente a Dio. In alto, in corrispondenza dell'altare, si possono ancora vedere le grate da cui le monache di un tempo assistevano alla Santa Messa, senza mai mostrarsi. Quella delle monache di clausura è una scelta di vita forte, radicale. Indipendentemente dal credo di ognuno, rimane una scelta coraggiosa e di tutto rispetto.
E poi c'è un dettaglio che pochi conoscono: la Ruota degli Innocenti o degli esposti, un tempo sul muro della facciata, in prossimità della porta di entrata. La ruota degli esposti, o ruota degli innocenti, era un antico meccanismo girevole in legno, che spesso si trovava installato nei muri di conventi e ospedali. Serviva per permettere alle madri in difficoltà di lasciare i propri neonati in modo anonimo e sicuro, salvandoli dall'abbandono in strada. Il meccanismo, il cui cilindro è ancora visibile all'interno della chiesa, è una struttura di legno a forma di cilindro divisa a metà, con un'apertura . Chi arrivava deponeva il neonato nella parte esterna e faceva girare la ruota per portarlo all'interno dell'edificio. All'esterno veniva suonata una campanella per avvisare le monache di accogliere subito il piccolo.
Possiamo solo immaginare quante storie disperate abbia visto quel luogo. Eppure, spesso, è proprio da situazioni così difficili che nascono la rinascita e il riscatto. Questa è una delle tante storie di Molfetta, forse poco conosciute, ma che meritano di essere raccontate. Perché ci ricordano che anche nei momenti più bui, la nostra comunità ha trovato il modo di non lasciare indietro nessuno. Un messaggio che oggi è più attuale che mai e che dovremmo consegnare alle nuove generazioni.

Il nostro viaggio alla scoperta dei tesori della nostra città continua.

Il Covo degli Artisti , Molfetta.

Al servizio della cultura e di chi crede in noi.Io covo degli Artisti è aperto a tutti...vi aspettiamo in via Puccini 2 ...
18/08/2026

Al servizio della cultura e di chi crede in noi.
Io covo degli Artisti è aperto a tutti...vi aspettiamo in via Puccini 2 a Molfetta

Dal Torrione Passari al Pulo, un percorso tra i luoghi più significativi della città

Molfetta e il mare... una lunga storia d’amoreOggi, nella _Fabbrica San Domenico_, adiacente alla _Chiesa di San Domenic...
11/08/2026

Molfetta e il mare... una lunga storia d’amore

Oggi, nella _Fabbrica San Domenico_, adiacente alla _Chiesa di San Domenico_, abbiamo ripercorso alcuni dei momenti più significativi di una delle storie d’amore più belle che conosciamo: quella tra Molfetta e il mare. Un matrimonio indissolubile che affonda le radici in un tempo lontano che rende Molfetta e il mare un binomio imprescindibile come fossero due facce della stessa medaglia.

La Fabbrica e la Chiesa di San Domenico nascono tra il 1636 e il 1774 come convento dei Domenicani, per volontà di Mons. Giacinto Petronio. Dopo la soppressione degli ordini religiosi l’ex convento è diventato sede di spazi culturali, museo e biblioteca, mentre la chiesa conserva ancora oggi la sua facciata barocca e opere d’arte di grande valore.

Guidati dalle guide dell’Archeoclub Molfetta abbiamo visitato il Museo del Mare allestito proprio all'interno della fabbrica di San Domenico. Abbiamo ripercorso la storia dei numerosi cantieri navali che un tempo pullulavano in città muovendo la nostra economia, le storie dei vecchi maestri d’ascia e l’arte paziente e difficile della costruzione e dell’armatura di un’imbarcazione.

Ma non solo. Abbiamo visto le varie tipologie di reti e le diverse tecniche di pesca con cui vengono usate. Abbiamo ammirato la ricostruzione di alcuni trabocchi, oggi presenti soprattutto lungo la costa del Molise e dell’Abruzzo, di cui un tempo avevamo un esemplare anche noi nella zona di Cala San Giacomo a Molfetta, dove è sorto il primo porto di Molfetta.

Abbiamo ammirato modellini navali e strumenti di navigazione di ogni tipo: sirene, campane, bussola, radar, radio e tutto ciò che veniva e viene ancora in aiuto durante la navigazione. Un lavoro avventuroso e rischioso che i nostri marinai conoscono bene.
Quello di oggi è stato un tuffo nel tempo, un’immersione in un mare di ricordi in un tempo in cui la nostra Molfetta era la seconda flotta di pescherecci dell’Adriatico, seconda per numero solo a quella di San Benedetto del Tronto.

Si dice che in qualsiasi posto del mondo il mare lo si può sentire in una conchiglia. A Molfetta invece il mare è ovunque: nel profumo delle nostre strade, nelle grida dei pescatori, nei versi dei gabbiani che volano in città, nelle mani incallite e nei ricordi dei vecchi mastri d’ascia di un tempo e in tutto ciò che è nato ed è stato costruito con sacrificio da chi ha lavorato per mare. A Molfetta il mare è semplicemente casa.

Il nostro viaggio alla scoperta dei tesori della nostra città continua.
Il Covo degli Artisti Molfetta

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MOLFETTA E I SUOI MISTERIOggi il nostro gruppo di esploratori ha fatto tappa nell’antica Chiesa di Santo Stefano.  Ringr...
05/08/2026

MOLFETTA E I SUOI MISTERI

Oggi il nostro gruppo di esploratori ha fatto tappa nell’antica Chiesa di Santo Stefano.
Ringraziamo l’Arciconfraternita di Santo Stefano del Sacco Rosso, che ha aperto appositamente per noi le porte della nostra chiesa.
L’antica Chiesa di Santo Stefano, dedicata al primo martire cristiano, sorge appena fuori dalle mura di Molfetta, lungo Corso Dante.
Fu in parte riedificata sulle fondamenta di un luogo di culto già esistente nel 1286, la cui presenza è storicamente documentata.

Nel 1529, durante il sanguinoso sacco di Molfetta ad opera delle truppe francesi e veneziane, la chiesa subì danni tali da rendere necessaria una quasi totale ricostruzione. Nacque così un nuovo edificio che non ripropose né la planimetria né l’orientamento della struttura originaria.
La facciata è realizzata in pietra locale e richiama uno stile tardo rinascimentale, con tracce di elementi neoclassici e barocchi,su di essa
spicca il piccolo campanile, elemento di forte rilievo .
All’interno è custodito un vero tesoro. Tra le opere di pregio si trova la statua di Santo Stefano, alta un metro e venti( plasmata da Giulio Cozzoli), patrono dell’Arciconfraternita. Sono conservate inoltre tele di valore, tra cui un’opera del pittore molfettese Corrado Giaquinto.
Tra i tesori più importanti, la chiesa custodisce le cinque statue lignee seicentesche note come i “Cinque Misteri”, che rappresentano le scene della Passione di Cristo.
I Cinque Misteri colpiscono chiunque per il loro fascino e il loro intenso espressionismo. Anche noi, con i nostri ragazzi, ne siamo rimasti profondamente colpiti.
Sono i protagonisti della processione del Venerdì Santo e da sempre catturano il cuore dei molfettesi. Misteri di nome e di fatto: nonostante leggende e studi, la loro paternità resta incerta.
La storia ci racconta che i Cinque Misteri risalgono al primo quarto del Seicento. Sono sculture lignee di fattura napoletana, attribuite alla scuola di Aniello Stellato.
Nel 1614 l’Arciconfraternita di Santo Stefano decise di sostituire le antiche rappresentazioni viventi con attori locali, commissionando statue artistiche in legno decorate con la tecnica dello estofado de oro. Il loro scopo era portare in processione la Passione di Cristo durante i riti della Settimana Santa.
Nel 1858 il simulacro di Gesù nell’Orto fu sostituito con uno nuovo, realizzato da Gaetano Della Rocca.
La processione si svolge storicamente all’alba del Venerdì Santo, dalle prime ore del mattino fino al pomeriggio, accompagnata dalle tradizionali marce funebri.
La leggenda narra invece che le cinque statue giunsero a Molfetta da Venezia nel Cinquecento. Il patrizio molfettese Evangelista Lepore, recatosi a Venezia alla ricerca di un medico in grado di curare il figlio Diomede malato, avrebbe trovato nella bottega dell’intagliatore Giacomo Fielle cinque simulacri già pronti. Li fece imbarcare e li portò a Molfetta. Qui si rese conto che il figlio era miracolosamente guarito e donò le statue alla città, dove divennero il fulcro della devozione cittadina.
Per anni quattro dei Cinque Misteri sono stati attribuiti al veneziano Giacomo Fielle. La mancanza di riscontri sulla sua esistenza nei registri veneziani ha spinto gli studiosi a propendere per un’attribuzione a maestranze della scuola napoletana di inizio Seicento.
Al di là dei misteri e delle incertezze, una certezza rimane: nella storia della nostra città ogni ricerca è sempre un viaggio affascinante. Queste opere, indipendentemente dalla loro incerta paternità, sono parte integrante del nostro patrimonio e motivo di orgoglio per l’arte di Molfetta, che per importanza e bellezza non ha nulla da invidiare a nessuno.

Il covo degli artisti Molfetta

A casa del vescovo.Un’altra giornata di incontri e scoperte nella nostra Molfetta.Oggi con i nostri ragazzi siamo stati ...
30/07/2026

A casa del vescovo.
Un’altra giornata di incontri e scoperte nella nostra Molfetta.

Oggi con i nostri ragazzi siamo stati al Seminario Vescovile. Ad attenderci c’era don Maurizio De Robertis e a sorpresa è giunto a salutarci anche il nostro Vescovo di Molfetta, Monsignor Domenico Basile. Abbiamo visitato uno dei luoghi più importanti della città e ci siamo fermati dove ha vissuto Don Tonino Bello, il Vescovo della nostra diocesi per circa dieci anni, dal suo ingresso ufficiale il 21 novembre 1982 fino alla sua morte il 20 aprile 1993. Un uomo illustre della nostra città, un uomo straordinario che è stato capace di parlare una lingua universale, quella dell’amore e quella dell’altruismo. Una lingua che arriva a tutti, al di là del credo di ognuno di noi, un esempio la cui storia sopravvive nel tempo. Molti dei nostri ragazzi già conoscevano don Tonino Bello in quanto ne avevamo parlato e lo avevamo disegnato anche in due dei primi fumetti pubblicati a Molfetta da noi del Covo degli Artisti: "Molfetta la città degli eroi" e "La banda dei senza tempo".
Don Tonino è uno degli uomini che più hanno lasciato il segno a Molfetta. Lo ricordiamo mentre andava per strada a trovare gli ultimi, i poveri, i disadattati, i dimenticati dalla società. Lo ricordiamo quando apriva il Seminario durante le fredde notti d’inverno a chi non aveva un posto dove stare.
E che dire di quando gli operai dell’acciaieria di Giovinazzo occuparono la ferrovia per protestare contro la crisi e la chiusura dello stabilimento e Don Tonino si unì fisicamente ai lavoratori in lotta sulla strada ferrata? Quando intervennero i carabinieri disse chiaro: qualora ci fossero stati i presupposti per essere arrestato, lui voleva essere arrestato insieme a loro, senza nessun trattamento di favore. Ha sempre affermato che la Chiesa ha il compito di schierarsi con gli ultimi.
Impossibile dimenticare quando nel dicembre del 1992 fece la storia pochi mesi prima di morire. Era già malato di cancro, ma volle lo stesso partire. Andò a Sarajevo, una città martoriata dalle guerre e dai cecchini. Lì guidò la marcia della pace. Camminava tra le macerie con la gente, incurante dei cecchini che colpivano la popolazione inerme. Non portava armi, portava la speranza, la sua parola.
Di Don Tonino si potrebbe raccontare ancora tanto. Ma una delle cose che rimangono immortali è la sua metafora dell’ala di riserva, dove paragona gli uomini ad angeli con un'ala sola, capaci di volare solo restando abbracciati.

Camminando in quei luoghi semplici del Seminario ci è sembrato di sentirlo vicino, era come se camminasse accanto a noi, lui che ha scelto di vivere in una stanza umile ed essenziale, proprio come era lui: essenziale nelle cose, grande nell’amore.

Con il nostro Vescovo Monsignor Domenico Basile i nostri ragazzi hanno dialogato rivolgendogli le domande più disparate e spontanee, dai racconti del timore per la visita dal dentista alle preoccupazioni per lo studio. È stato bello cogliere la semplicità e la spontaneità dei più piccoli.
Di grande impatto anche lo spazio dedicato ai ritratti di tutti i Vescovi che hanno guidato la nostra diocesi finora. Il Vescovo ha fatto sorridere i ragazzi indicando un posto ancora vuoto sulla parete e dicendo con simpatia: "Un giorno ci sarà anche il mio".
Dopo aver salutato il Vescovo e don Maurizio De Robertis, ringraziandoli per l’ospitalità e per il tempo che ci hanno dedicato, siamo andati nel vicino centro storico. In una delle viuzze più strette e caratteristiche di quella lisca di pesce che disegna la mappa del centro storico siamo entrati in un piccolo laboratorio di restauro dove Ignazio Mastropierro, papà del nostro allievo Giuseppe, ci ha mostrato antiche sculture e statue in restauro, in attesa di tornare a rivivere nei luoghi dove da anni sono collocate. È incredibile come il restauro possa essere pazienza. È leggere la materia, ascoltarne la storia e rispettare ciò che è stato per restituirgli dignità e non farlo svanire. Abbiamo assistito poi a una piccola dimostrazione su alcune tecniche di fissaggio degli occhi sulle statue e di ricostruzione degli arti rotti.
Grazie a Ignazio Mastropierro per averci aperto le porte del suo laboratorio, un luogo piccolo nelle dimensioni ma immenso nel valore.

Giornate come questa restano dentro. Ci ricordano che una città parla anche attraverso le opere e attraverso le persone che l’hanno abitata. Ci ricordano che la nostra città ha molto da dire e che può continuare a parlare solo attraverso chi oggi porta avanti la memoria e il ricordo di chi l’ha plasmata semplicemente amandola.

Il Covo degli Artisti Molfetta

Un pezzo della dolce storia di Molfetta.C'è un posto a Molfetta dove da più di un secolo il gusto salato del vento di ma...
28/07/2026

Un pezzo della dolce storia di Molfetta.

C'è un posto a Molfetta dove da più di un secolo il gusto salato del vento di mare sul Porto si incontra con il dolce sapore del gelato. Quel posto si chiama Antica Gelateria Cipriani.
Ed è proprio lì che siamo stati oggi.
La storica Gelateria Cipriani, la più antica di Molfetta e tra le più antiche della Puglia.
Fu la prima gelateria della città, nata nei primi anni del Novecento, quando Pasquale Cipriani e sua moglie Francesca aprirono il chiosco “Gelateria Molfettese”. Con undici figli, la famiglia Cipriani ha lasciato un segno indelebile nella storia dei bar e delle gelaterie di Molfetta.
Dalla loro attività sono nate anche altre realtà storiche, come il Bar La Fenice che prima era sul Corso, la prima gestione dello storico Bar Italia sul porto, la gelateria che sorgeva al Calvario, la prima gestione della gelateria della Villa del signor Giannino Cipriani, la prima gestione della gelateria San Marco e la storica Gelateria Lena.
La struttura che vediamo oggi su Banchina San Domenico è rimodernata, ma conserva la memoria di quella originaria. Un tempo era amovibile: durante la festività della Madonna dei Martiri veniva smontata da Banchina San Domenico e rimontata nei pressi del Duomo, su Banchina Seminario, per lo sbarco della Madonna. Finita la festa, tornava nella sua sede abituale.
Oggi ad accoglierci c'era il proprietario, Domenico Cifarelli, detto Mimmo, artigiano del gelato da mezzo secolo e discendente diretto dei Cipriani, suoi nonni.
Con passione ci ha raccontato la storia del gelato, le storie legate a questo luogo, ci ha mostrato le vecchie foto dell'azienda di famiglia e ci ha spiegato come si prepara il gelato artigianale.
Alla fine, dopo la dimostrazione, abbiamo avuto anche il piacere di mangiare il gelato.
Un ringraziamento speciale a Mimmo per l'accoglienza, per la disponibilità e per averci fatto rivivere un pezzo dolce della storia di Molfetta.

Il Covo degli Artisti Molfetta

Indirizzo

Via Giacomo Puccini, 2
Molfetta
70056

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