22/04/2025
La Grassa mandò giù un altro sorso d'acqua e ricominciò a raccontare: "Il fattaccio accadde il diciotto giugno del 1952. Galeazzo e Lucrezia erano partiti la mattina presto per Catania. La loro bambina, Eugenia, soffriva di una grave forma di dermatite. Quel giorno avevano fissato un consulto per farla visitare da un bravissimo dermatologo, un professore che veniva dal continente ogni due o tre mesi. Per loro ogni occasione era buona per andare a Catania. Per non avere intralci, di comune accordo, avevano lasciato Giacomino e Rachele al palazzo".
"Giacomino e Rachele erano tra loro cuginetti. Giusto?" chiese Bodoni.
"Be', si" confermò La Grassa. "Giacomino come vi ho detto prima, era il figlio di Galeazzo, mentre Rachele era la figlia di Manfredi, quindi erano tra loro cuginetti ed erano inseparabili. Essendo quasi coetanei, passavano tutto il loro tempo insieme a giocare. I loro genitori, comunque, quel giorno erano tranquilli. Sapevano di averli lasciati in buone mani, quelle della servitù e soprattutto quelle dell'angelo custode, al quale avevano raccomandato di non perderli d'occhio.
All'inizio Santoro c'era rimasto male, aveva detto che sarebbe stato molto più utile se li avesse accompagnati a Catania, ma Galeazzo aveva insistito, gli aveva ordinato di restare coi ragazzini, così Angelo aveva dovuto obbedire."
"Avete una memoria formidabile."
"Ho pensato e ripensato per anni ad ogni momento di quel maledetto giorno e me lo sono impresso a fuoco nel cervello. Potrò dimenticare la mia data di nascita, potrò dimenticare come mi chiamo, ma tutto ciò che accadde quel giorno non lo dimenticherò mai."