Il mondo dell'Arte e della Moda

Il mondo dell'Arte e della Moda Ritrovarsi virtualmente e parlare tra amici di Arte, Moda e tutto ciò che ruota attorno a loro .

30/07/2023

Sarcofago di Thanunia Seianti.
Terracotta, 150-140 a.C. proveniente da Chiusi, SI.
British Museum, Londra.

Andare per mostre
30/07/2023

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Dal 27 ottobre 2023 al 25 febbraio 2023 le Sale Chiablese dei Musei Reali di Torino ospitano la mostra

30/07/2023
29/07/2023

Per quasi tre secoli, l’Annunciazione di Francesco Mochi aveva abbellito l’interno della cattedrale di Orvieto, insieme alla numerosa serie di ben 24 splendide sculture commissionate, tra il 1552 e il 1729, dall’Opera del Duomo per valorizzare lo spazio liturgico del Tempio cittadino ed esprimere concretamente la devozione della comunità orvietana. Alla fine dell’Ottocento, restauri di matrice purista destinarono il capolavoro del Mochi e le monumentali statue di Apostoli e Santi Protettori a un esilio protrattosi fino a oggi. Il ritorno nel Duomo di Orvieto del ciclo scultoreo rappresenta quindi un evento epocale nella storia del restauro e una straordinaria restituzione. La prima importante commissione dello scultore Francesco Mochi - nato a Montevarchi il 29 luglio 1580 - è del 1603, da parte dell’Opera del Duomo di Orvieto, per l'Annunciazione, su raccomandazione di Mario Farnese, presso il quale era ospite a Roma. Il gruppo dell'Annunciazione, eseguito tra il 1603 ed il 1608, è considerato il suo capolavoro, che, ispirato ai virtuosismi manieristi del Giambologna, si mostra già nel dinamismo e nel luminismo opera dalle mature caratteristiche barocche. L'Angelo annunciante, ancora librato nel volo e avviluppato nell'intreccio scomposto della veste, è raffigurato nel battito delle ali che sottolineano la tensione vibrante del corpo, culminante nel braccio teso.

28/07/2023

Una volta ritornato a Venezia da Roma, il giovane Francesco Hayez - novello sposo - non disdegnò la proposta dell'amico Giuseppe Borsato, professore di ornato all'Accademia, che gli offrì di collaborare in una serie di imprese decorative per case e palazzi tra Venezia e Padova. Questa alacre e redditizia attività tenne impegnato il pittore per quasi tre anni, ma egli stesso avrebbe dovuto poi prendere coscienza del fatto che "quel lavoro era tale da non rendermi contento perché essendo di sola decorazione non potevo fare quegli studi necessari per avanzare nell'arte". Qui possiamo ammirare uno di tali esempi: il registro inferiore dell’affresco strappato intitolato Teti e le armi di Achille, dove sono rappresentate tre danzatrici. 1817, Museo Correr, Venezia.

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Modena

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