26/08/2026
Cinquant’anni fa eravamo già stanchi, sfiniti da un Paese che correva senza sapere dove andare. "Svalutation" di Adriano Celentano, in questo contesto, funzionò da referto clinico: inflazione, stipendi da fame, promesse che evaporavano come nebbia. La gente si arrangiava, bestemmiava, tirava avanti: oggi abbiamo le medesime reazioni, ma solo con più rumore di fondo e meno pazienza. La sostanza non è cambiata.
Celentano se lo chiedeva candidamente: qual'è il valore della vita? Perché anche allora era un’Italia che si sentiva fregata, che guardava il futuro come un debito da pagare. Oggi il copione è identico: rincari, precarietà, stipendi che non tengono il passo. Abbiamo più tecnologia, più velocità, più notifiche, ma la sensazione è la stessa. Viviamo in una svalutazione permanente, non solo economica: culturale, emotiva, quotidiana.
Nel ’76 la politica era un teatro di promesse impossibili, mentre oggi è un talent show di slogan usa e getta. Allora si parlava di miracoli, oggi di riforme lampo: il risultato non cambia. La fiducia è un bene raro quanto la benzina, la pazienza un lusso. Celentano ironizzava sul caos istituzionale; noi ci conviviamo come fosse normale amministrazione. Cinquant’anni e ancora nessuno ha trovato il libretto d’istruzioni del Paese.
La gente, oggi come allora, è stanca: a quei tempi si sbuffava davanti alla TV, oggi si sbuffa davanti allo smartphone. Cambiano gli schermi, non cambia la frustrazione. L’Italia vive in apnea da decenni: respira poco, corre troppo, si lamenta sempre. La stanchezza è diventata identità collettiva, un marchio di fabbrica che ci portiamo dietro come un tatuaggio.
Per questi motivi, "Svalutation" non è mai invecchiata: il brano è un promemoria eterno di un Paese che si guarda allo specchio e vede sempre la stessa faccia stanca, arrabbiata, con mille vorticosi pensieri rivolti al miglior modo per sopravvivere. Oggi non abbiamo Celentano a cantarcelo, ma lo viviamo ogni giorno. Cinquant’anni dopo, la svalutazione è la colonna sonora, fissa, dell’Italia.