11/06/2026
NO GOOD MEN di Shahrbanoo Sadat
Ven 12 Giu h 19:30
Sab 13 Giu h 21:30
Dom 14 Giu h 17:00
Mer 17 Giu h 17:00
🌍 versione originale (sub ITA)
🐶 sala pet friendly
🎟️ biglietteria: https://shorturl.at/y1Pmg
Gli ultimi giorni del possibile
Naru attraversa Kabul come se la città fosse ancora uno spazio negoziabile. Lavora come operatrice di ripresa in una redazione televisiva, cresce da sola il figlio, e ogni giorno si misura con una libertà che non è mai del tutto garantita, ma nemmeno completamente negata. Ha imparato a stare dentro gli sguardi degli altri senza farsi definire, eppure resta convinta che gli uomini attorno a lei non siano in grado di riconoscere davvero la sua autonomia. Quando in redazione arriva Qodrat, giornalista affermato e presenza più sfaccettata di quanto Naru sia disposta ad ammettere, qualcosa si sposta. Non è un incontro risolutivo, né una svolta netta: è una vicinanza che costringe entrambi a ridefinire le proprie convinzioni, mentre il lavoro li porta a condividere tempi, spazi e responsabilità. Attorno a loro Kabul continua a vivere la sua normalità instabile. Le riprese televisive, le strade affollate, i ritorni a casa, le conversazioni interrotte: tutto sembra ancora funzionare, ma sotto la superficie si accumula una tensione che non trova nome. Il futuro non è ancora arrivato, eppure si avverte già come qualcosa che sta per sottrarre possibilità.
Il film segue questa sospensione senza trasformarla in metafora esplicita. La dimensione politica non è dichiarata, ma incorporata nei gesti quotidiani: in ciò che viene permesso, in ciò che viene ostacolato, in ciò che passa inosservato finché non diventa irreversibile. Accanto alla determinazione di Naru, emergono fragilità, ironie inattese, forme di resistenza che non hanno bisogno di essere proclamate per esistere.
Shahrbanoo Sadat costruisce un racconto che rifiuta ogni semplificazione. Kabul non è un simbolo, ma una città viva, attraversata da contraddizioni che convivono senza sintesi. La relazione tra i due protagonisti non diventa mai allegoria: resta invece uno spazio incerto in cui desiderio, diffidenza e riconoscimento si osservano senza mai coincidere del tutto.
Il Cinemino