Peverelli & Morelenbaum Associati

Peverelli & Morelenbaum Associati Direzioni artistiche

18/02/2023

https://youtube.com/playlist?list=OLAK5uy_l9onLD0LAvwudcTUi3hfEaE10VaFlSGdQ

Dal 1970 giunge questa musica densa, spessa, che si taglia con il coltello. Un quintetto guidato da Roy Brooks (batterista di capacità creative a dir poco poderose, nonostante vicende personali segnate dalla sfortuna), con Woody Shaw, Carlos Garnett, Harold Mabern, Cecil McBee: tutti musicisti allora all'apice delle possibilità fisiche (Shaw, tanto per dire, era venticinquenne) e nel pieno di una ricerca espressiva che si situava fra lo spazioso neo-tribalismo davisiano e le istanze di un mondo post-coltraniano che aveva assorbito la lezione musicale complessa e strutturata della maturità di Coltrane e l'intensità, più politica che musicale, espressa nelle pagine di una transizione purtroppo non portata a termine, come testimoniato da "Interstellar Space". Brooks esplora il mondo poliritmico delineato da Elvin Jones, creando uno sfondo ritmico talmente intenso da suonare pulviscolare, sull'orlo della disgregazione di taluni gangli lessicali. Lo asseconda Woody Shaw, che si ritaglia con una quasi violenta assertività fonica ampli spaz, che evidenziano già allora la genialità e l'originalità di cui avrebbe dato prova nella sua maturità. Non che il lievemente acerbo Garnett (fresco dell'esperienza con Art Blakey e prossimo a partecipare ai gruppi davisiani e a incidere per la Muse una serie di album assai pregevoli), Mabern e McBee abbiamo meno da dire, ma le affinità fra il trombettista e Roy Brooks producono risultati di rara e trascinante inventiva, frutti di una musicalità in pieno sviluppo ma pure di una temperie che viveva con rabbia il crollo delle illusioni nutrite con la fine ingannevole della Segregazione.

Una meraviglia, credo si possa dire. Meraviglia per l'occhio, per l'orecchio, per il corpo e la mente tesi a avvertire e...
08/02/2023

Una meraviglia, credo si possa dire. Meraviglia per l'occhio, per l'orecchio, per il corpo e la mente tesi a avvertire e a decifrare il movimento di un'opera sofisticata, delicata eppure di immenso respiro.
"La specie umana deve ritrovare l'umiltà e rinunciare all'arroganza di credere di poter conquistare la natura e controllare l'intero pianeta: questo, credo, è il messaggio di Gilgamesh oggi".
Vi è un incantamento estetico in questa lettura di Gilgamesh che è fuori del comune. Sono il coro e la musica a narrare l'epopea che gli attori, muti, al centro della scena, la ricostruiscono in una dimensione in cui il movimento è parte intrinseca della recitazione. Il tutto sboccia da trasparenze delicate, da una filigrana di effetti che colpisce anche l'occhio.
Gilgamesh, semidio, succede al padre sul trono della città-stato di Uruk. Re tirannico e impetuoso, che non trattiene il minimo eccesso, semina il disordine tra il suo popolo che, disperato, invoca gli dei. Questi ultimi creano allora Enkidu, immaginato per contrastare il sovrano. Ma la strategia si rivela fallimentare e i due personaggi diventano amici. Segue la ricerca di un regno ideale, materializzata da due sequenze yin-yang che il regista ha scelto di mettere in scena: il saccheggio della foresta e il viaggio verso l'immortalità. L'opera si basa su un confronto permanente tra uomini e dei, recitazione e musica, che Miyagi Satoshi pone al centro di una scenografia che si svolge lungo due assi, uno che evoca il mondo umano, in una scena geometrica manipolata, e l'altro che descrive la potenza naturale e terrorizzante del gigante Humbaba (un pupazzo gigante mosso da otto attori). Mentre molte storie raccontano di Gilgamesh come un eroe, Miyagi sembra voler esplorare la musicalità originale della storia, evidenzianfo al contempo la complessa umanità del protagonista. Lavoro di bellezza spettacolare, difficile trovare un aggettivo più adatto.

Gilgamesh par Miyagi SatoshiSpectacle enregistré le 27 mars 2022 au Théâtre Claude Lévi-StraussLe musée du quai Branly – Jacques Chirac présente en exclusivi...

Uno dei primi grandi esempli di lavoro elettroacustico, ideato da John Cage nel 1939 per pianoforte sordinato, due girad...
31/01/2023

Uno dei primi grandi esempli di lavoro elettroacustico, ideato da John Cage nel 1939 per pianoforte sordinato, due giradischi a velocità variabile, piatto China, registrazioni di frequenze costanti e variabili da dischi a 78 giri della RCA Victor. Secondo Jean-Luc Plouvier dell'ensemble Ictus, questi sarebbero i materiali esatti da utilizzare:
VICTOR 84522B = 1000 Hz sinusoid if 78rpm = 433 Hz to be burned on a 33 rpm disc (more or less 6 min long)
VICTOR 84519B = 200 Hz if 78 rpm = 84 Hz to be burned on a 33 rpm disc (more or less 6 min long, on the same side than previous one)
VICTOR 84522A = a +/- 5.30 minutes continuous glissando from 10000 to 30Hz if 78 rpm, it means 13 minutes long glissando from 4273 to 13 Hz approximately on a 33 rpm disc (on B side or on another disc, in the case of Imaginary 1)

John Cage – Imaginary Landscape No. 1 (1939)Ensemble MusikfabrikMelvyn PooreBenjamin KoblerDirk RothbrustSara CubarsiJanet Sinica, video/editingJan Böyng, ed...

Indirizzo

Milan

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