21/07/2026
“In un lago di sangue detto libertà”
25 anni fa, Genova era solo la città più vicina per andare al mare. A quel tempo, ero timido e non avevo chiesto molto ai miei genitori. Ricordo bene gli eventi di piazzale Alimonda, che segnarono un momento cruciale. A settembre, iniziai le superiori e il mio nuovo compagno di banco era un appassionato di punk, mentre io ascoltavo i Subsonica: ci trovammo.
Ogni mattina ci sedevamo insieme, leggevamo giornali e scrivevamo. Tutti parlavano di ciò che era successo il secondo giorno di scuola: le Torri in America andate giù. Noi, però, avevamo solo un volto negli occhi: quello di Carlo Giuliani.
Nei tre anni trascorsi insieme, ci siamo dati un nome: “Carlo Vive!” l’avevamo scritto in grande sul nostro quaderno comune di pensieri.
Fummo poi, rapiti dalla canzone Zeta Reticoli, che divenne la nostra protesta, il nostro inno. Era molto più di una semplice canzone.
Era un tatuaggio di parole e musica, simbolo della nostra amicizia e della nostra comprensione di cosa significasse vivere e pensarla con la propria testa.
Al quarto anno, cambiando compagno di banco per abbandono del primo, ho continuato a scrivere e a ritagliarmi spazi per l’attivismo e continuato a far vivere Carlo sempre.
Essere qui in Piazza Carlo Giuliani a Genova, 25 anni dopo mi ha fatto bene e sottoscrivere ancora di più, per cosa combatto!
“Conservo di nascosto sempre lo stesso smalto
Non temere zeta reticoli on my mind
Aspetterò il momento per un migliore slancio”