19/05/2026
L’altro giorno ho visto quello che sembrava un esafoglio.
Il mio primo pensiero non è stato meraviglia.
È stato: «Probabilmente sono due trifogli intrecciati.»
Il che, statisticamente, è quasi sempre vero.
E ho notato la piccola trattativa che la mia mente ha avviato subito: mi chino a controllare? O continuo a camminare perché la probabilità è così bassa?
Io mi chino sempre.
La maggior parte delle volte separo i gambi e trovo esattamente ciò che mi aspettavo: due trifogli ordinari che fingono di essere qualcosa di raro.
Ma questa mattina c’era un solo gambo.
Un perfetto esafoglio che tenevo in mano.
E ciò che mi ha colpito non è stata nemmeno la sua rarità.
È stato quanto in fretta la mente tende a scartare ciò che sembra troppo improbabile per essere vero.
Quanto spesso decidiamo che qualcosa deve essere impossibile prima ancora di avvicinarci abbastanza per esaminarla.
Quanti momenti di stupore si perdono perché lo scetticismo arriva più in fretta dell’attenzione.
Penso che molte donne vivano così senza rendersene conto.
Non esattamente ciniche. Solo abituate a diffidare di ciò che sembra troppo bello. Troppo in sintonia. Troppo sorprendente. Troppo fatto per loro.
Così passiamo oltre in fretta. Li liquidiamo con una spiegazione prima che possano toccarci.
Ma a volte il miracolo è reale. A volte c’è un solo gambo. E vale sempre la pena chinarsi per controllare.
Ciò che ho amato di più non è stato nemmeno trovarlo.
Sono stati i primi secondi dopo.
Quella pura meraviglia.
Prima che l’analisi tornasse. Prima della spiegazione. Prima che la mente cercasse di ristabilire l’ordine.
Voglio restarci più a lungo.
Nella meraviglia.
Nel momento prima che il mondo torni a essere ordinario.