19/08/2026
Quest’anno Matilde ha scelto di prendersi una pausa dalla pallavolo. Non dallo sport, né da tutto ciò che lo sport le ha dato: amicizia, rispetto, impegno, collaborazione. Dopo tanti anni di allenamenti, campionati , trasferte , viaggi sapeva che non avrebbe inseguito un futuro da campionessa, ma sapeva anche che la pallavolo, per lei, era molto più di un ruolo o di un legame con le compagne: era impegno, fatica, crescita, un modo per mettersi alla prova ogni giorno. È stato un anno complicato, con situazioni che non l’hanno fatta sentire valorizzata come avrebbe meritato. Capita, nello sport come nella vita: a volte ci si trova in contesti che non aiutano a crescere, in cui alcune scelte o modalità non rispecchiano ciò che si considera educativo o rispettoso.Lei ha reagito con la maturità che la contraddistingue: ha sorriso anche quando non era facile, ha mantenuto rispetto, ha accettato decisioni che non ha condiviso, senza mai perdere la sua correttezza. E alla fine, quello che dispiace davvero è che tutto questo , in un’età in cui lo sport dovrebbe far crescere, motivare, unire abbia fatto passare a una ragazza di 18 anni la voglia di continuare a giocare. Mi auguro che questo anno di pausa le restituisca ciò che merita: la voglia di rimettere piede in campo, di ritrovare il sorriso nello sport, e di tornare a vivere la pallavolo con la passione che l’ha accompagnata per tanti anni.Matilde, sei cresciuta più di quanto immagini. E io, da padre, non potrei essere più orgoglioso.