05/04/2022
L''OPERA D'ARTE NELL'EPOCA DELLA SUA RIPRODUCIBILITA' TECNICA /3
Negli anni Trenta del Ventesimo secolo il filosofo tedesco Walter Benjamin pubblicò alcune riflessioni su come lo sviluppo tecnologico modificava il ruolo sociale dell'opera d'arte.
Nell'antica grecia le tecnologie che permettevano la riproduzioni di manufatti erano molto limitate. Di conseguenza ogni scultura rappresentava un unicum e il suo processo di produzione era demandato all'attività umana diretta, senza mediazioni.
Questa semplice constatazione che riguarda la pratica spiega in realtà perchè ancora fino al Diciannovesimo secolo fosse così centrale il criterio dell'autenticità nella funzione sociale dell'arte. Non bisogna pensare che l'oggetto d'arte avesse un valore cultuale in sè, ma lo acquisiva a posteriori poichè la prassi produttiva era FONDATA SUL RITUALE. La riproduzione meccanica coincideva quindi con l'erosione del processo cultuale. Questa modificazione storica rappresentava per Benjamin la vittoria della struttura capitalista in tutti i campi dell'arte e della cultura.
Durante i nostri workshop di scrittura performativa iniziamo spesso con una composizione a mano libera da eseguire in un preciso lasso di tempo (30 minuti ad esempio). Oppure proponiamo un percorso di composizione guidata dall'osservazione di un luogo da una visuale specifica (il più semplice: una finestra). Le consegne tassative sono: non staccare la penna dal foglio e non correggere nulla. Scegliere di non rielaborare quanto appena scritto è uno dei cardini della scrittura performativa e non ha niente a che fare con falsi valori sentimentali come la spontaneità, la perfezione intrinseca degli individui o cose simili. Si tratta invece di emancipare le nostre azioni creative dal metro di valutazione tipico della produzione moderna e restituirgli quindi la sua specificità rituale.