28/05/2026
Continua l’ottavo capitolo di un diario che, mese dopo mese, ci accompagna lungo il cammino creativo di .mariani1 , in dimora annuale presso Slap.
Un filo sottile ma costante, per restare in ascolto di ciò che si muove, si trasforma e prende forma nel suo lavoro.
DIARIO • 8 • aprile 2026
Dalla discesa nella crepa è emersa inaspettata una domanda: cosa pensa e come pensa un danzatore mentre improvvisa?
Far affiorare in forma verbale esplicita le non parole che si annidano nel corpo che danza, che ne guidano sotterraneamente l’azione attraverso lo spazio, il tempo, la gravità, l’intensità, le relazioni, le immagini, è un atto rischioso e complesso, ma senza un po’ di rischio non succede nulla di veramente interessante.
Può succedere, per esempio, di stare nel vuoto e nel silenzio per avventurarsi in una pratica di composizione istantanea in cui il non sapere è la precondizione indispensabile. La danza, partita dalle mani, va a finire nei piedi attraversando panorami anatomici diversi e passando dalle non parole alle parole. Non parlo subito. Quando inizio a farlo, dopo qualche minuto, sento di abitare un corpo diverso, trasparente, più sottile, con una qualità dell’energia rarefatta ma estremamente presente e vigile. Le parole arrivano dalla musica che, nel silenzio, la danza sta già suonando dentro di me. Nessun editing, nessuna previsione, solo un tempo presente.
Dopo, ho appuntato le parole su un quaderno. Alla fine della giornata sono diventate un testo:
”I polmoni azzurri
il bianco e il blu
abbracciano
le spirali del naso
le mani mi si assottigliano
come anime di foglie
linfa verde
scorre
nella mia anatomia
l’alchimia delle scorie
tra le ampolle si snoda
la corrente verde
alleggerisce la danza
del margine vegetale”
(Continua nel primo commento)