19/08/2019
Passeggiando per Milano: Una lapide al Castello
Sotto il Portico dell'elefante si trova una lapide marmorea con una scritta in latino che ricorda la vicenda del barbiere Gian Giacomo Mora ingiustamente accusato di essere un untore della peste del 1630. Il Commissario di Sanità Guglielmo Piazza, anch'egli accusato e sottoposto a torture, fece il nome del barbiere sperando di salvarsi, ma ciò aggravò la posizione di entrambi fino al tragico epilogo che leggiamo sulla lapide.
Pietro Verri aveva citato la vicenda nelle sue Considerazioni sulla tortura del 1777 e Alessandro Manzoni l'accenna nei capitoli ###II e ###IV dei Promessi Sposi oltre a dedicargli un'intera opera letteraria: Storia della colonna infame. Si, perché nel luogo dove sorgeva la casa del barbiere, che fu rasa al suolo, fu eretta una colonna e apposta la lapide come monito per i cittadini. Nel 1778 la colonna fu distrutta e la lapide trasferita al castello.
Oggi all'angolo di C.so di P.fa Ticinese e Via Mora c'è un monumento moderno e una nuova lapide che tenta di riparare una colpa dettata dall'ignoranza e ridare dignità a chi ormai non può più goderne, ma che può essere d'insegnamento a noi che ci soffermiamo a leggerla.
Continua...