05/06/2023
📍 Un'altra vita (capitolo 1️⃣2️⃣1️⃣)
L'interrogatorio
Dicembre 1987
Teresa
La stanza della Procura era triste. Teresa aveva atteso per quasi un'ora seduta a una scrivania vuota e liscia. Muoveva le mani sulla superficie del tavolo di fronte a lei per passarsi il tempo e intanto guardava fuori da quella finestra immensa. Il cielo di Milano era grigio proprio come lo ricordava e dai vecchi infissi entrava un'aria gelida che le accarezzava malignamente il collo.
Il procuratore Gianmarco De Bellis entrò nella stanza senza nemmeno guardarla, con in mano un sigaro che impregnò immediatamente l'aria di odore di tabacco nonostante fosse spento. Era seguito da una donna sulla quarantina, esile e veloce che teneva in mano un plico di cartelle. Un carabiniere infine chiuse la porta e si sedette in un banchetto sotto la finestra, dove c'era una macchina da scrivere.
«Dunque signora Teresa Lorusso», disse De Bellis sfogliando una cartellina. «Di anni 35».
«Sì, dottore», rispose Teresa.
«Signora Lorusso non era una domanda», precisò l'assistente.
Teresa preferì tacere.
Le domande arrivarono dopo. Quasi un'ora in cui il procuratore De Bellis ripercorse quel lontano giorno del 1975, in cui, durante la manifestazione, morirono tre giovani. Teresa era una delle testimoni più importanti di un'inchiesta che dopo dieci anni era stata chiusa e riaperta almeno tre volte. Aveva già risposto a quegli stessi quesiti che le erano stati posti dai procuratori che avevano preceduto De Bellis.
«Lei venne arrestata e rilasciata insieme ad altri due manifestanti, è corretto?», chiese il procuratore.
«Sì, dottore».
«Leggo dal verbale. Lorenzo Giudice e Pierpaolo Costa».
«Sì, dottore».
«Lei ha idea di dove sia stato Costa dal 1975 al 1985?».
Era la prima volta che le veniva rivolta quella domanda. Teresa non aveva mai più incontrato o sentito Pierpaolo dal 1975. Sapeva che ora lavorava per il Comune di Milano e la sua carriera era in ascesa, ma nulla più.
«No, dottore non lo so».
«È strano Lorusso. Leggo dai documenti del 1975, che nei giorni successivi alla scarcerazione lei e Costa vi siete frequentati. Prima di un suo precipitoso ritorno a Bari. Lo stesso Costa l'ha accompagnata in stazione Centrale a prendere il treno. Vede Lorusso, è scritto qui: la Digos vi ha pedinato per giorni».
Teresa non aveva la benché minima idea che qualcuno li avesse seguiti in quel periodo. Rifletteva velocemente, non sapeva cosa rispondere e non capiva dove quel magistrato volesse arrivare.
«Che rapporti intercorrevano tra lei e Costa?», la incalzò il procuratore.
Teresa si voltò verso il carabiniere che batteva a macchina. Stava redigendo un verbale e tutto ciò veniva detto era messo per iscritto.
«Lorusso, sia chiara una cosa. Alla procura non interessano i suoi timori di natura personale. Risponda alla domanda».
Teresa aveva sempre creduto nella giustizia e in fondo non aveva fatto nulla di male, quindi decise di dire la verità.
«Io e Pierpaolo — si corresse — io e Costa in quei giorni diventammo intimi».
«Se non erro — proseguì De Bellis, come se la risposta appena udita fosse scontata — lei è diventata madre di un bambino di nome Tommaso Lopez nel dicembre del 1975. Giusto?».
«Sì», disse Teresa con un filo di voce e sgranando gli occhi.
«Il padre è Costa?»
Teresa voleva fuggire a chilometri da quella stanza.
«Preferirei non rispondere», disse infine.
Il procuratore continuava a guardare le carte davanti a lui, ma Teresa era certa di aver intravisto un sorriso.
«Diciamo che mi sta bene la sua “non risposta”. Ma mi chiedo, come è possibile che lei, dopo il 1975, non abbia mai più avuto notizie di Costa? Che so, una telefonata, una lettera, una cartolina? Eppure motivi per sentirvi, in particolare uno, ne avevate. O no?».
«Non l'ho mai più sentito», rispose Teresa. E mentre pronunciava quella frase sentì tutto il peso dei 13 anni trascorsi dal 1975.
«Abbiamo finito. Può andare», fu l'epilogo concesso dal procuratore.
Teresa era stordita. Restò di nuovo sola e riordinò le idee. Quel De Bellis sembrava che indagasse più su Pierpaolo che sui morti della manifestazione. E soprattutto aveva già collegato le loro storie.
“Oh mio dio”, pensò Teresa. “Farà le stesse domande anche a Pierpaolo”.
Lei che per tredici anni aveva mantenuto nascosto a Pierpaolo il figlio, ora vedeva tutto l'impianto traballare. D'altronde da tempo provava il forte desiderio di raccontare tutta la verità, ma non ne aveva mai avuto il coraggio. Temeva di ferire Pierpaolo, di non essere compresa. Ma in fondo parte del suo piano era andato in porto. Pierpaolo era già una stella nel firmamento di Milano e Nicola, suo marito, beh Nicola era stato l'uomo intelligente che aveva conosciuto da adolescente. Aveva accolto Tommaso come se fosse suo, senza chiedere oltre, senza ripicche. Teresa lo stimava profondamente per tutto ciò che aveva fatto per lei e per Tommaso. Ma ora era giunto il momento di dire la verità a Pierpaolo. Glielo doveva.