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Ho una bellissima novità. Ho pubblicato la prima parte del libro su Amazon. Spero di aver fatto una cosa gradita per voi...
13/06/2023

Ho una bellissima novità. Ho pubblicato la prima parte del libro su Amazon. Spero di aver fatto una cosa gradita per voi che mi seguite. Se volete starmi vicino il modo migliore è magari regalarlo a un amico o un'amica, oppure comprarlo per voi. E lasciare una recensione in modo che altri possano notarlo. Scusate il ritardo dei giorni scorsi ma come vedete stavo sistemando e definendo il tutto.

Un lungo viaggio dagli anni '70 ad oggi, la storia due innamorati che si cercano, si abbandonano, si feriscono e si ritrovano, complici in un amore segreto e irrefrenabile.Attorno a loro le storie, le gioie e le sofferenze di chi li prende per mano, ignaro dei segreti che nascondono. Quarant'anni...

05/06/2023

📍 Un'altra vita (capitolo 1️⃣2️⃣1️⃣)

L'interrogatorio
Dicembre 1987
Teresa

La stanza della Procura era triste. Teresa aveva atteso per quasi un'ora seduta a una scrivania vuota e liscia. Muoveva le mani sulla superficie del tavolo di fronte a lei per passarsi il tempo e intanto guardava fuori da quella finestra immensa. Il cielo di Milano era grigio proprio come lo ricordava e dai vecchi infissi entrava un'aria gelida che le accarezzava malignamente il collo.

Il procuratore Gianmarco De Bellis entrò nella stanza senza nemmeno guardarla, con in mano un sigaro che impregnò immediatamente l'aria di odore di tabacco nonostante fosse spento. Era seguito da una donna sulla quarantina, esile e veloce che teneva in mano un plico di cartelle. Un carabiniere infine chiuse la porta e si sedette in un banchetto sotto la finestra, dove c'era una macchina da scrivere.

«Dunque signora Teresa Lorusso», disse De Bellis sfogliando una cartellina. «Di anni 35».

«Sì, dottore», rispose Teresa.

«Signora Lorusso non era una domanda», precisò l'assistente.

Teresa preferì tacere.

Le domande arrivarono dopo. Quasi un'ora in cui il procuratore De Bellis ripercorse quel lontano giorno del 1975, in cui, durante la manifestazione, morirono tre giovani. Teresa era una delle testimoni più importanti di un'inchiesta che dopo dieci anni era stata chiusa e riaperta almeno tre volte. Aveva già risposto a quegli stessi quesiti che le erano stati posti dai procuratori che avevano preceduto De Bellis.

«Lei venne arrestata e rilasciata insieme ad altri due manifestanti, è corretto?», chiese il procuratore.

«Sì, dottore».

«Leggo dal verbale. Lorenzo Giudice e Pierpaolo Costa».

«Sì, dottore».

«Lei ha idea di dove sia stato Costa dal 1975 al 1985?».

Era la prima volta che le veniva rivolta quella domanda. Teresa non aveva mai più incontrato o sentito Pierpaolo dal 1975. Sapeva che ora lavorava per il Comune di Milano e la sua carriera era in ascesa, ma nulla più.

«No, dottore non lo so».

«È strano Lorusso. Leggo dai documenti del 1975, che nei giorni successivi alla scarcerazione lei e Costa vi siete frequentati. Prima di un suo precipitoso ritorno a Bari. Lo stesso Costa l'ha accompagnata in stazione Centrale a prendere il treno. Vede Lorusso, è scritto qui: la Digos vi ha pedinato per giorni».

Teresa non aveva la benché minima idea che qualcuno li avesse seguiti in quel periodo. Rifletteva velocemente, non sapeva cosa rispondere e non capiva dove quel magistrato volesse arrivare.

«Che rapporti intercorrevano tra lei e Costa?», la incalzò il procuratore.

Teresa si voltò verso il carabiniere che batteva a macchina. Stava redigendo un verbale e tutto ciò veniva detto era messo per iscritto.

«Lorusso, sia chiara una cosa. Alla procura non interessano i suoi timori di natura personale. Risponda alla domanda».

Teresa aveva sempre creduto nella giustizia e in fondo non aveva fatto nulla di male, quindi decise di dire la verità.

«Io e Pierpaolo — si corresse — io e Costa in quei giorni diventammo intimi».

«Se non erro — proseguì De Bellis, come se la risposta appena udita fosse scontata — lei è diventata madre di un bambino di nome Tommaso Lopez nel dicembre del 1975. Giusto?».

«Sì», disse Teresa con un filo di voce e sgranando gli occhi.

«Il padre è Costa?»

Teresa voleva fuggire a chilometri da quella stanza.

«Preferirei non rispondere», disse infine.

Il procuratore continuava a guardare le carte davanti a lui, ma Teresa era certa di aver intravisto un sorriso.

«Diciamo che mi sta bene la sua “non risposta”. Ma mi chiedo, come è possibile che lei, dopo il 1975, non abbia mai più avuto notizie di Costa? Che so, una telefonata, una lettera, una cartolina? Eppure motivi per sentirvi, in particolare uno, ne avevate. O no?».

«Non l'ho mai più sentito», rispose Teresa. E mentre pronunciava quella frase sentì tutto il peso dei 13 anni trascorsi dal 1975.

«Abbiamo finito. Può andare», fu l'epilogo concesso dal procuratore.

Teresa era stordita. Restò di nuovo sola e riordinò le idee. Quel De Bellis sembrava che indagasse più su Pierpaolo che sui morti della manifestazione. E soprattutto aveva già collegato le loro storie.

“Oh mio dio”, pensò Teresa. “Farà le stesse domande anche a Pierpaolo”.

Lei che per tredici anni aveva mantenuto nascosto a Pierpaolo il figlio, ora vedeva tutto l'impianto traballare. D'altronde da tempo provava il forte desiderio di raccontare tutta la verità, ma non ne aveva mai avuto il coraggio. Temeva di ferire Pierpaolo, di non essere compresa. Ma in fondo parte del suo piano era andato in porto. Pierpaolo era già una stella nel firmamento di Milano e Nicola, suo marito, beh Nicola era stato l'uomo intelligente che aveva conosciuto da adolescente. Aveva accolto Tommaso come se fosse suo, senza chiedere oltre, senza ripicche. Teresa lo stimava profondamente per tutto ciò che aveva fatto per lei e per Tommaso. Ma ora era giunto il momento di dire la verità a Pierpaolo. Glielo doveva.

28/05/2023

📍 Un'altra vita (capitolo 1️⃣2️⃣0️⃣)

Tamara
Estate 2007

Lo vedeva molto più agitato del solito. Mirko, al contrario, era un uomo serafico, dinamico certo, ma che non dava mai l’impressione di subire gli eventi, ma di ti**re i fili delle marionette che aveva sotto di sé. Un burattinaio silenzioso e inflessibile, che tutti fa ballare mentre osserva divertito.

Da quando era rientrato dal breve viaggio a Toronto, tuttavia, Tamara aveva notato qualcosa di diverso. Una sorta di insicurezza che aveva scalfito la corazza. Le aveva chiesto diverse volte di riavvicinare e monitorare le mosse di Pierpaolo, ma in tutta onestà a Tamara non piaceva stare accanto a quell'uomo che sembrava un gigantesco palazzo di vetro inarrivabile.

Era arrivata dalla Bulgaria da pochi mesi e aveva cercato lavoro disperatamente. Ma un po’ per la lingua e un po’ per via del suo aspetto gradevole, aveva trovato un’unica strada. Quella che tante ragazze sono costrette a percorrere per sopravvivere, finché un cliente non le aveva chiesto di essere accompagnato in una serata importante.

Si era ritrovata così nel club del Conte Davide, dove aveva conosciuto Mirko: si era creata subito un’intesa profonda, ma nulla che fosse sfociato in qualcosa di sentimentale o s3ssuale. Era stato lui a farla smettere, prospettandole un lavoro come baby sitter e qualcosa di extra, leggermente diverso dal solito.

E così, su indicazione di Mirko e nelle vesti di ragazza normale, era stato piacevole avvicinare Pierpaolo: un uomo sexy, intelligente ed educato. Anche un amante fantastico, ma dopo alcune notti trascorse insieme Pierpaolo le aveva fatto intendere che non gradiva andare oltre. Tamara aveva insistito senza successo e ora Mirko pretendeva che lei tornasse alla carica: aveva tentato in ogni modo di spiegargli che non era la strada giusta.

D’altronde Pierpaolo, non appena erano diventati intimi, le aveva detto chiaramente che non voleva alcuna relazione duratura, figurarsi una petulante ragazza che lo insegue senza sosta.

«Tamara – disse Mirko – ho bisogno che riallacci i rapporti e che lo controlli. Non mi importa come. Sei giovane, bella e intelligente».

Non c’era niente da fare non la ascoltava.

«Ma Mirko io…»

Proprio in quel momento Benedetta rientrò in casa e il piccolo Filippo ciondolando camminò felice verso la madre. Tamara guardò la scena e fu colta da un profondo senso di tristezza. Il ritorno a casa di Benedetta significava che lei doveva andarsene e che doveva lasciare Filippo al quale si era profondamente affezionata e soprattutto Mirko che, nonostante le mille contraddizioni, restava l’uomo più affascinante che avesse mai conosciuto. Eppure, per lui Tamara era solo una delle tante pedine a sua disposizione. Uno di quei burattini, i cui fili venivano mossi a suo piacimento.

17/05/2023

📍Un'altra vita (capitolo 1️⃣1️⃣9️⃣)

“Che cosa è appena accaduto?”
Estate 2007
Pierpaolo 👇

Che cosa vuole Simona? Perché è qui?

Era stata lei a chiedergli di vedersi. In realtà Pierpaolo non aveva ben compreso il motivo, Simona aveva genericamente parlato di un consiglio. Sembrava strana la tempistica: da poco aveva scoperto che lei e Mirko si conoscevano.

La attese nel proprio ufficio al termine di un lungo martedì di lavoro. Aveva ricevuto da Tommaso tutte le fotografie delle opere d'arte di Teresa e stava mentalmente disegnando un percorso per l'allestimento della mostra. Teresa era ancora all'oscuro di tutto e la cosa lo spaventava a morte. In realtà sapeva che la madre di suo figlio era a Milano in quei giorni: avrebbe potuto incontrarla e spiegarle tutto, ma si era ripromesso di non cercarla per il momento. Nel caso sarebbe stata Teresa a fare il primo passo; lui non voleva in alcun modo metterla in difficoltà, anche se il desiderio di parlarle era immutato.

Simona varcò l'ingresso del suo ufficio verso le 19.40. Indossava abiti semplici, un paio di jeans chiari e una t-shirt che acuiva le forme del s3no.

Si salutarono amichevolmente, i convenevoli durarono pochi minuti. Pierpaolo non aveva ancora deciso se accennarle o meno di Mirko, voleva capire che piega avrebbe preso l'incontro.

«Non so se sto facendo la cosa giusta venendo qui da te», disse a un certo punto Simona in cerca di approvazione. Pierpaolo era seduto sulla poltrona della sua scrivania, in posa di trequarti e la osservava con una mano sotto al mento.

«Io so che tu sei forse la persona che più di ogni altra conosce Tommaso — proseguì Simona — e ho bisogno di confrontarmi con te».

«Sai anche quanto siamo amici», rispose Pierpaolo, come per mettere in chiaro che di qualunque cosa si trattasse lui si sarebbe schierato dalla parte di Tommaso.

«Sì, certo. È proprio per questo che sono qua. Hai mai la sensazione che Tommaso viva il suo lavoro come una missione? Come se ogni singolo paziente fosse... Parte della sua vita?».

Pierpaolo guardò Simona perplesso. Cercava di comprendere il reale punto della situazione. Era ovvio che Tommaso prendesse sul serio i propri casi, era un medico scrupoloso. D'altro canto sapeva anche che suo figlio tendeva a dedicare più forze agli altri che a se stesso, un atteggiamento che può rivelarsi deleterio per la propria salute mentale: consacrare la propria vita agli altri è giusto, ma dimenticarsi di se stessi è un errore fatale. Tuttavia, le parole di Simona lasciavano intendere un significato sotteso e non del tutto espresso. Pierpaolo decise di esplorare il campo.

«Simona, se ci tieni a Tommaso parlami chiaramente».

La ragazza dai capelli rossi sospirò, poi parlò.
«Tu sai chi era Paola, vero?».

Quel nome fece scuotere Pierpaolo. Gli accadeva ogni volta che lo sentiva pronunciare. E ogni volta nella mente appariva la tomba bianca in quel piccolo cimitero pugliese.

Simona 👇

Vide lo sguardo di Pierpaolo cambiare. Doveva sicuramente sapere di Paola. Glielo leggeva in volto.

«Non capisco cosa c'entri ora Paola», rispose Pierpaolo.

Aveva un tono leggermente rude. A Simona non piacque. Non le era mai successo da quando lo conosceva.

«Temo che Tommaso non abbia mai superato quel trauma. E temo che lo riviva ogni volta che un paziente giovane è in pericolo di vita o peggio muore», precisa senza giri di parole Simona.

«La morte di Paola fu un colpo durissimo per lui», si limitò a replicare Pierpaolo.

Simona ebbe la sensazione che Pierpaolo non volesse proseguire quella conversazione, ma doveva fargli un'ultima domanda. Doveva sapere se quei bulli l'avevano fatta franca e non poteva chiederlo a Tommaso, l'ingiustizia che aveva subito era troppo profonda.

«E cosa fu di quei ragazzi?», domandò.

«Nulla», rispose lui laconico.

Quindi Pierpaolo, a differenza di Teresa, sapeva il vero motivo per cui Paola si trovava sul motorino di Tommaso. E di che cosa causò il suo incidente e la sua morte. E il fatto che quei ragazzi non pagarono alcuna conseguenza per le loro terribili azioni rendeva ancora più comprensibile il profondo disagio di Tommaso. Non vi è frustrazione più grande dell'ingiustizia impunita. Forse era anche per questo che il suo fidanzato veniva guidato da uno spirito di onestà indissolubile, senza mai cercare il minimo sotterfugio.

«Ora ho io una domanda per te», Pierpaolo interruppe quei pensieri.

«Dimmi Pier», rispose Simona incuriosita.

«Chi è Mirko Galimberti?», chiese.

Simona rimase totalmente spiazzata. Non si aspettava minimamente quella domanda e non sapeva che cosa rispondere. Perché Pierpaolo le stava chiedendo di Mirko? Forse Tommaso gliene aveva parlato? Impossibile, Tommaso aveva sepolto quell'argomento da tempo.

«È un ragazzo del mio paese, come fai a conoscerlo?», ribattè Simona.

«Sì infatti, lo so. Sto allestendo con lui la nuova mostra. È lui che gestisce il cantiere in cui la organizzeremo», puntualizzò Pierpaolo.

Quella era davvero una notizia che Simona non avrebbe voluto sentire. La sua vita e quella di Mirko si intrecciavano ancora una volta, seppur indirettamente: come era possibile? A meno che... A meno che Mirko... Davvero era riuscito ad architettare tutto ciò di proposito? Doveva rispondere a Pierpaolo.

«Abbiamo qualche anno di differenza e non ci vediamo da tempo».

«Capisco», commentò distrattamente Pierpaolo.

Simona comprese che era giunto il momento di andarsene. Salutò Pierpaolo e fece per uscire.

«Ehm Simona», disse lui con un filo di voce. «Per la storia di Paola. Lasciamo che i morti riposino in pace».

«Sì, certo Pier», annuì Simona che uscendo provò un forte disagio per l'incontro appena concluso. Per la prima volta, si rese conto del perché Pierpaolo fosse uno degli uomini più potenti e temuti di Milano.

“Ma che cosa è appena accaduto?”, pensò tornando a casa.

10/05/2023

📍 Un'altra vita (capitolo 1️⃣1️⃣8️⃣)

Un'ombra che ritorna
Primavera 2007
Simona

Era contenta che Teresa fosse a Milano. Tra loro, fin dal primo giorno, si era creato un rapporto di fiducia e confidenza. Nella futura suocera Simona vedeva una figura protettiva, che con la sua tranquillità d'animo rappresentava un punto di appoggio. Le trasmetteva sicurezza e non vi era quell'attrito che a volte si crea con la madre dell'uomo che si ama. Perché l'amore di una madre è infinito e totale, ma proprio per questo di tanto in tanto opprimente. Teresa no. Teresa amava Tommaso profondamente senza essere soffocante. Certo, però, era protettiva. E perspicace. Si sentì in imbarazzo nel pensarlo, ma in certi momenti notava in Teresa una qualità che aveva sempre visto in Mirko: la capacità di leggere il pensiero degli altri.

«Hai paura, vero?», le chiese Teresa quel giorno.
«Paura di cosa?», rispose Simona.
«Di sposarti».

Era vero. Simona amava Tommaso, ma 22 anni sono pochi per certe responsabilità.

«Io ti capisco — proseguì Teresa — ho sposato Nicola a poco più di vent'anni. So come ti senti. Hai il t3rrore di non essere pronta».

Simona ascoltava senza rispondere. Non aveva voglia di dire frasi scontate, giusto per reggere il dialogo. Teresa aveva centrato un aspetto delicato, ma c'era qualcosa in più.

Simona avrebbe voluto aprirsi del tutto, raccontarle di quanto avesse sofferto a causa di Mirko prima di incontrare Tommaso, ma anche di quanto il passato di Tommaso fosse un'ombra oscura e sempre presente. Non lo fece.

All'inizio della loro storia, prima di sapere di Paola, non se ne era resa conto. Ora sì. Aveva la sensazione che Tommaso rivivesse il dolore per l'amica persa ogni giorno entrando nell'ospedale. Era come se la sua vita professionale fosse una missione. Come se il volto di Paola fosse stampato su ognuno degli uomini, donne o bambini che curava. E ora, ad esempio, che quel ragazzino di nome Francesco era in coma, Tommaso era entrato in quello stato di angoscia, lo stesso che Simona aveva visto la prima volta nella notte al cimitero.

Come poteva spiegare tutto ciò a Teresa senza farla soffrire? E come poteva aiutare Tommaso e fargli accettare che Paola fosse morta e che non poteva tornare indietro nel tempo per salvarla? E soprattutto non aveva ben chiaro che cosa Teresa sapesse di quella tragica notte, quella della sagra e dell'incidente.

Forse solo un'altra persona poteva esserle utile, l'unica altra persona con cui Simona avesse un rapporto degno di tale nome e al contempo conoscesse Tommaso abbastanza bene. Pierpaolo. Sì, forse lui poteva comprenderla e aiutarla a far star meglio Tommaso.

📍 Un'altra vita (capitolo 1️⃣1️⃣7️⃣)Colorando il dolore1975-1985PierpaoloDa quanto tempo non corriamo insieme. È il mome...
07/05/2023

📍 Un'altra vita (capitolo 1️⃣1️⃣7️⃣)

Colorando il dolore
1975-1985
Pierpaolo

Da quanto tempo non corriamo insieme. È il momento di riprendere antiche abitudini e uscire dagli occhi e dalle menti degli uomini e delle donne.
È ora di indossare le ali ed essere liberi, perché questo è il mio regno e le regole del tempo sono noiose, manette che ci sfiliamo a nostro piacimento. E in fondo le regole, almeno qui, le scrivo io.
Se conoscete Pierpaolo venite con me.

Perché Pierpaolo quella notte te ne sei andato, sei scappato dal ventre che accudiva già quel tuo figlio non ancora nato?

Sei fuggito tra le lacrime, tradito da parole amare.

Come hai fatto a non capire che non erano sincere?

Dentro di te sapevi che Teresa ti amava e non sei stato abbastanza uomo da sopportare il peso della vita che entrambi dovevate reggere.

E adesso, tornato a Milano, vivi ogni singolo giorno con quel dubbio feroce che ti divora dentro. Io lo vedo e anche tu che stai leggendo, sì proprio tu, lo sai. Hai conosciuto Pierpaolo e sai quanto sia intelligente. Non poteva non aver compreso le ferite di Teresa.

Ora, tuttavia, è frenato dall'orgoglio, l'orgoglio è un macigno per l'istinto. A causa dell’orgoglio noi tutti abbiamo sofferto. E anche Pierpaolo non tornerà mai più da chi, pur amandolo, lo ha scacciato lontano.

Quel dolore va cancellato o va zittito in qualche modo. Siamo nel 1975 e la follia della gioventù è l'amica migliore. Per un lungo periodo Pierpaolo non conosce altra esistenza se non la nebbia dell'alcol, della droga e dei vizi.

Viaggia per tutto il mondo, si innamora di una New York violenta e assassina, che a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta fa tremare i polsi. Ha soldi e tempo. Impara a conoscere Tokyo con le sue stranezze e le sue manie. Scopre Bangkok, embrione lontano di quella metropoli fatta di grattacieli che oggi regala luci ed emozioni proibite a omuncoli occidentali.

Pierpaolo prova ogni genere di brivido, ma passata l'eccitazione delle notti infinite desidera solo il caldo abbraccio di Teresa. L'arte è l'unica sincera compagna che in quegli anni lo accompagna in giro per il mondo. Quella ufficiale dei musei più importanti, dove devi andare altrimenti ti giudicano, ma anche l'arte della strada che nasce e muore sul grigio asfalto di un marciapiede, la street art che colora il buio delle metropolitane di New York, dove il genio di Keith Haring grida così forte da far male ai timpani.

Lì, in quei luoghi nascosti Pierpaolo gode della passione infinita della bellezza, lontano dai critici che si riempiono la bocca di parole, ma che non saprebbero far emozionare nemmeno dipingendo per mille anni.

Pierpaolo è così, vuole, pretende che la vita gli regali gioie e sconfitte, se le tiene strette per far tacere l'anima che grida disperata nel ricordo di Teresa. Un dolore che fa più male del dolore.

Milano è la sua casa, la odia. Gli ha donato l'amore e poi glielo ha portato via. Ma lì deve tornare, lì vuole tornare dopo essere stato un fantasma in giro per il pianeta. L’orgoglio non frena la sete di potere che ha accumulato e se non potrà essere grande in amore, lo sarà altrove. Sarà la sua vendetta.

E percepisce quella passione infinita per la pittura e la scultura e vuole che tutto il resto del mondo la conosca. E così farà. Forse la piaga d’amore che lo ferisce, con tutti quei colori, si confonderà e farà meno male.

Gli anni Ottanta a Milano sono terra di conquista per uomini ambiziosi e non c’è nessuno più ambizioso di lui quando nel 1985 bussa alle porte del conte Davide Gastani Monci. Ha troppa conoscenza del mondo e dell’arte per non far colpo. È troppo intelligente per non essere il pupillo di un uomo che tiene la città nella sua mano. E così inizia la storia ufficiale di Pierpaolo Costa. Così inizia la sua scalata.

04/05/2023

📍 Un'altra vita (capitolo 1️⃣1️⃣6️⃣)

Di chi fidarsi
Primavera 2007
Pierpaolo 👇

“Trasporto pubblico, un nuovo futuro per Milano”

Pierpaolo lesse il titolo di apertura della prima pagina de L'indipendente. Un articolo a firma di Giacomo Sanci. Si parlava del progetto di un innovativo sistema di collegamento tra il centro storico della città e il resto della Lombardia, una sorta di metropolitana di superficie.

Sfogliò il giornale fino alla sezione della cultura infine, annoiato, lo ripose sul tavolino del bar, chiudendo gli occhi illuminati dal sole di metà mattina. Aveva sistemato la giacca piegata nella sedia vuota accanto alla sua e bevuto un caffè macchiato; in camicia si godeva quel clima di fine primavera, quando il cellulare appoggiato accanto alla tazzina vuota suonò.

«Sì, sono nei tavolini esterni», disse Pierpaolo e chiuse la telefonata.

Dopo pochi secondi un piccolo omuncolo sulla sessantina, ansioso e mal vestito, si avvicinò e si sedette di fronte a lui. Pierpaolo lo squadrò con avversione. Lo conosceva da una vita, ma ancora non riusciva a sopportarne la vista. Era un ex poliziotto, allontanato dal corpo per qualche affare collaterale andato storto. Era stato scoperto e congedato in fretta e furia. Si chiamava Giulio Esposito ed era uno dei collaboratori occulti di Pierpaolo.

«Avevi ragione», esordì Giulio rovistando in una vecchia borsa portadocumenti. Pierpaolo era sempre irritato da quei modi così trasandati.

«Mirko e Simona si conoscono», sentenziò Giulio.

Pierpaolo strinse il pugno in attesa del seguito.

«O meglio —proseguì l'altro —. I due padri sono cresciuti nello stesso paese, Tridate. Stessa età, stesse scuole, militare insieme. Hanno anche lavorato per un certo periodo nella cava di ghiaia che si trova alle porte del paese. Ho recuperato un po' di materiale fotografico e non ci sono dubbi».

Giulio mostrò un articolo, era una vecchia immagine di un'attività di volontariato pubblicata su un giornale locale. Una ventina di persone in posa davanti ad alcuni sacchi di rifiuti. Il titolo era “Il paese ripulisce gli argini del fiume”.

«Vedi? Quella è Simona con i suoi genitori. E questo, dall'altra parte, è Mirko».

Pierpaolo lo riconobbe subito. Doveva avere 25 anni e sembrava un bambino rispetto a oggi. Di quel ghigno di sfida non vi era traccia, semmai Mirko era l'emblema dell'ingenuità. Simona risultava cupa, con i capelli rossi molto lunghi e più esile. Non era ancora una donna, appariva più come una ragazzina ma si intravedeva l'aurora della bellezza.

«Grazie, Giulio. Il tuo apporto è sempre utile».

L'ex poliziotto si alzò urtando il tavolino e facendo tintinnare la tazzina sul piattino. Pierpaolo lo guardò allontanarsi stupito di come un essere così goffo potesse essere altrettanto efficace.

Poi volse lo sguardo alla fotografia. E gli venne in mente la frase che Mirko gli disse la prima sera che si conobbero al club del conte Davide.

«La mente umana è facile da suggestionare, vediamo solo ciò che ci viene mostrato».

Pierpaolo Costa ora era certo. Non poteva fidarsi di uno come Mirko Galimberti. E di Simona Riva? Poteva?

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Milan

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