08/11/2022
THE BLAZING SHARER
Spoleto 8 ottobre 2022
Interventi site specific di Luca Poncetta
A cura di Carrozzeria delle Rose_Studio
Con un testo di Bianca Basile
In occasione della diciottesima Giornata del Contemporaneo, all’interno dell’evento “SPOLIA 5. Bestiario Post/Atomico”, (9° itinerario), progetto ideato e curato da Studio A'87 Franco Troiani .
Segue il testo di Bianca Basile :
In un mondo che sembra avviarsi con tanto ardimento verso la luminosità dell'analisi, senza che nulla più protegga ormai le nostre palpebre traslucide, credo, come Mallarmè, che un po' di tenebra sia necessaria. Le scienze decifrano o aspirano a decifrare tutto, ma noi non ne possiamo più! Dobbiamo trovare un rifugio, e dove se non nelle nostre viscere ingegnosamente rischiarate? ... No, mi sbaglio: non trovare rifugio, ma scoprire un'ombra fresca e torrida che sarà la nostra opera.
Quella strana Parola, Jean Genet, da “Il funambolo e altri scritti”, 1997
Sei sulla soglia di una bocca nera, cerchi di scorgere la sua fine e mentre lo fai, quasi senza accorgertene, cominci a scendere lungo i suoi gradini, vertebre che compongono lo scheletro di questa lunga trachea terrestre. D’un tratto ti accorgi di essere arrivato nelle viscere interrate di questa passerella. Sei sottoterra. Ne prendi coscienza in modo subitaneo perché, finché camminavi, guardavi verso il basso e, ora che hai la strada sbarrata, guardi in alto e vedi un ponte per te impercorribile: ne hai infatti una visione laterale, propria del fiume che sino al Medioevo vi passava sotto, e ti trovi a metà della sua altezza. Ti rendi conto allora della tua dimensione viscerale, e questa consapevolezza arriva, in tutta la sua concretezza, dopo aver rivolto lo sguardo nuovamente in basso. Alla fine della passerella, una creatura accovacciata si compone davanti ai tuoi occhi. Quello che si sta svolgendo non è però un processo concluso, bensì una trasformazione in atto. I frammenti di pietra serena, formatisi milioni di anni fa, sono stati riuniti dall’artista Luca Poncetta in una costellazione unica e presente: un tempo stratificato e multiforme, frammentario e in perenne movimento si cristallizza per un momento, rendendosi percepibile alla vista. La creatura dà l’impressione che, mentre prende forma, stia a sua volta creando qualcosa. E mentre svolge questa azione, viene da chiederti se ha volutamente ignorato o non ha percepito un duplice avvicinamento: il tuo e quello delle due zampe affilate che, silenziose e sottili, si sono fatte compagne della tua discesa.
Il titolo del lavoro site-specific, curato da Carrozzeria delle Rose per il Ponte Sanguinario di Spoleto, The Blazing Sharer, racchiude questa consapevolezza improvvisa e questa condivisione indefinibile. La pietra serena e il contesto del Ponte Sanguinario partecipano entrambi di una stratificazione temporale e materiale. La prima è un’arenaria, che si compone di sedimenti stratificatisi per milioni di anni. Il secondo è un artefatto umano che è mutato per millenni, in primo luogo strutturalmente tramite le naturali deviazioni del fiume, i crolli, il suo conseguente interramento, i lavori di costruzione che lo hanno riscoperto, ormai defunzionalizzato e infine i restauri, che ne hanno salvato la visibilità e ne hanno consentito l’accesso sotterraneo. Il secondo tipo di stratificazione che informa il ponte è di tipo culturale o, per meglio dire, leggendario: dalla decapitazione dei santi, le cui teste venivano gettate nel fiume, per arrivare al tunnel segreto che nel Quattrocento permetteva agli amanti di Lucrezia Borgia di raggiungere la reggia da qui. Questo movimento sedimentario, minerale e culturale riconduce l’essere umano in connessione con il sottosuolo su cui abita - e che è, a sua volta, abitato -; che nel bene e nel male lo nutre e ne è nutrito, che fremendo, lo fa tremare.
La soglia permeabile tra una pietra e l’altra, tra naturale e artificiale, è qui da interpretare come il filosofo Georges Didi-Huberman: in francese la parola pas indica il passaggio e, per estensione, l’utopia del possibile, ma anche la sua negazione: l’impasse, l’oppressione, la vita mutilata. Il trucco non è fossilizzarsi su una delle due accezioni di significato, ma intenderle esattamente come si manifestano: due facce di una medesima medaglia. Il concetto di soglia ritorna nelle stesse creature, nel loro essere transeunti, metamorfiche, e nei materiali usati, quali le lame e le pietre lanceolate, che lo concretizzano. Per motivi diversi, è infatti difficile definirle come sculture, in senso tradizionale. Innanzitutto sono frutto di un assemblaggio di materiali preesistenti; i frammenti di pietra serena, da un lato; le lame n**e di due coltelli, dall’altro. In secondo luogo, per la consistenza sottile degli stessi materiali che però non tendono per questo a una dimensione aerea; bensì mantengono tutta la loro concretezza e matericità. A riconferma di ciò, Carrozzeria delle Rose sottolinea come i vermetti in argento – colore fluido e alchemico – catturino l’occhio e la sintesi del lavoro: la visceralità dell’esistente. Blazing Sharer è infatti la materializzazione del sottosuolo, ente adiacente e invisibile a noi che, rendendosi percepibile, ci ricorda che la vita assume infinite forme e che il nostro modo di trasmettere energia non è il solo.