21/05/2025
✋Spoiler✋
Sull’abilità narrativa di Tolstoj nessuno ha avuto da ridire ma sul contenuto di questo romanzo breve si è acceso il dibattito.
La maggior parte di noi ha trovato meravigliosa l’escalation con cui viene descritta la f***e gelosia che si impossessa del protagonista fino a fargli compiere quello che oggi chiameremmo un femminicidio.
Molti di noi hanno apprezzato anche fine psicologia con cui viene descritto il lento tramonto del matrimonio dei protagonisti, in cui le incomprensioni, i silenzi e le prese di posizione finiscono per spegnere l’amore (ma ci siamo anche chiesti se questo amore ci sia mai stato…).
Alcuni di noi hanno invece provato un profondo fastidio per le frasi misogine che aprono il libro e che sembrano essere pronunciate dall’autore stesso per bocca dei suoi personaggi dato che, proprio in quegli anni, stava vivendo un profondo avvicinamento al cristianesimo dogmatico.
Dagli stessi non è stata colto nemmeno il pentimento del protagonista che invece da altri è stato pienamente compreso.
C’è chi, grazie alla scrittura di Tolstoj, ha vissuto emotivamente la follia omicida del protagonista e chi invece non è riuscito ad empatizzare con questa storia perché disturbato dalla presunta volontà di indottrinamento del suo autore. Ma, forse, la sua volontà era propria quella di trovare disturbante un uomo che finisce per compiere un gesto così meschino?
Sicuramente Tolstoj descrive con grande accuratezza i terribili meccanismi di possesso che purtroppo vediamo ancora oggi. Forse però la prima parte che a tratti sembra essere quasi un trattato un po’ bigotto, il superficiale (per alcuni) pentimento del protagonista e la mancanza una condanna da parte della giustizia (siamo pur nella Russia dell’Ottocento), ha provocato così fastidio nella lettura da precluderne il piacere letterario.
A questo si è aggiunta la complessa biografia di Tolstoj, affascinante ma anche a tratti quasi borderline, e l’interessante figura della moglie Sofia Tolastaja.
Infine ci imbattiamo ancora in un grande mistero editoriale: perché nell’edizione Einaudi manca la postfazione dell’autore?