Tutte Quelle Cose

Tutte Quelle Cose Magazine di cultura visiva contemporanea dedicato all'immagine e all'immaginario nelle arti visive.

“𝘚𝘵𝘢𝘭𝘬𝘦𝘳 di Andrej Tarkovskij. Un viaggio iniziatico alla ricerca della verità”, di Ornella Calvarese.In occasione dell’...
02/09/2026

“𝘚𝘵𝘢𝘭𝘬𝘦𝘳 di Andrej Tarkovskij. Un viaggio iniziatico alla ricerca della verità”, di Ornella Calvarese.
In occasione dell’apertura dell’83a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia pubblichiamo una lettura insolita del film 𝘚𝘵𝘢𝘭𝘬𝘦𝘳 di Andrej Tarkovskij che dieci anni fa veniva presentato nella sezione “Classici”, dopo un accurato restauro effettuato dalla Mosfil’m. L’approccio del saggio mette in luce alcuni aspetti esoterici della pellicola setacciati con cura e con dovizia di riferimenti dall’autrice, studiosa ed esperta di cinema russo e di questo film in particolare.
Il percorso qui descritto parte da un piccolo evento che Calvarese riprende da un libro dello scrittore Emanuele Trevi in cui egli racconta di come, negli anni Ottanta quando per vivere faceva la maschera in un cinema romano, si stupì di trovare un grande fotografo americano, Arturo Patten, solo in sala a guardare piangendo i titoli di coda di un film la cui proiezione era appena terminata. «Anche l’ammirazione per un film ha dei codici – dice Trevi nel suo libro quasi imbarazzato – che possono ve**re infranti solo a casa propria, o al buio: la discrezione e la convenzione stabiliscono i limiti». Ma quel film era… 𝘚𝘵𝘢𝘭𝘬𝘦𝘳
Il saggio prosegue poi il suo viaggio tra pozzi iniziatici, tunnel, labirinti, oggetti abbandonati, dune che assomigliano al ventre di una balena e un cane a guardia dell’entrata alla Stanza come monito, per chi si appresti a entravi, a volerne davvero oltrepassare la soglia, per finire con un miracolo. Si attraversa così un film che rappresenta il percorso della vita di ognuno di noi, dove la verità è servita su un piatto d’argento. E forse è questo il motivo per cui, allora, ad Arturo Patten venne da piangere.

Ornella Calvarese Giovanna Gammarota

Immagine: Frame tratto da 𝘚𝘵𝘢𝘭𝘬𝘦𝘳, di Andrej Tarkovskij, 1979

Tutte Quelle Cose > La zona > Stalker di Andrej Tarkovskij Un viaggio iniziatico alla ricerca della verità La zona Stalker di Andrej Tarkovskij Un viaggio iniziatico alla ricerca della verità 2 Settembre 2026 Posted by Ornella Calvarese Stalker, diretto da Andrej Tarcovskij, 1979 All’inizio degl...

“Due sguardi 𝘷𝘶𝘭𝘯𝘦𝘳𝘢𝘣𝘪𝘭𝘪 per abbracciare la molteplicità del mondo”, di Novella OlianaOgni estate, fin dal 1970, ad Arle...
31/07/2026

“Due sguardi 𝘷𝘶𝘭𝘯𝘦𝘳𝘢𝘣𝘪𝘭𝘪 per abbracciare la molteplicità del mondo”, di Novella Oliana
Ogni estate, fin dal 1970, ad Arles, cittadina del sud francese che tra il 1888 e il 1889 illuminò i quadri di Vincent van Gogh (l’artista olandese ne produsse in quel periodo più di duecento), ospita uno dei più importanti festival di fotografia contemporanea del mondo, certamente il più famoso d’Europa 𝘓𝘦𝘴 𝘙𝘦𝘯𝘤𝘰𝘯𝘵𝘳𝘦𝘴 𝘥𝘦 𝘭𝘢 𝘗𝘩𝘰𝘵𝘰𝘨𝘳𝘢𝘱𝘩𝘪𝘦.
Tra le molteplici proposte del Festival, Novella Oliana ha individuato per i lettori di 𝗧𝘂𝘁𝘁𝗲 𝗤𝘂𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗖𝗼𝘀𝗲 due lavori in particolare: 𝘔𝘦𝘮𝘰𝘳𝘺 𝘗𝘢𝘭𝘢𝘤𝘦 di Clément Cogitore e
𝘐𝘯 𝘵𝘩𝘦 𝘝𝘦𝘪𝘯𝘴 di Camille Henrot, entrambi acclamati artisti francesi che si sono distinti, in particolare, nell’ambito delle videoinstallazioni che guardano all’etica dell’immagine contemporanea. Un atto sempre più stringente e necessario in questo tempo storico in cui le devastazioni ambientali e quelle guerrafondaie di certuni politici non sembrano lasciar sperare nella benché minima possibilità di soluzioni etico-pacifiche. «[…] quali [immagini] vogliamo davvero ricordare? – si chiede Oliana e con lei Cogitore e Henrot – Quali visioni diventano effettivamente parte della memoria collettiva e come oggi ha senso considerare la memoria che associamo a cloud, network, IA generativa? […] cosa sceglieremmo e scegliamo di ricordare, in un mondo devastato dalle guerre e dalla distruzione?» Domande alle quali non possiamo più sottrarci, occorre agire con « la consapevolezza che tutto si basa sulle relazioni che instauriamo con le cose e che tutto è ancora, 𝘪𝘯𝘷𝘪𝘴𝘪𝘣𝘪𝘭𝘮𝘦𝘯𝘵𝘦, possibile».

Novella Oliana Les Rencontres de la photographie, Arles Giovanna Gammarota

Immagine: Clément Cogitore, still dal video 𝘔𝘦𝘮𝘰𝘳𝘺 𝘗𝘢𝘭𝘢𝘤𝘦 2026, Spazio Van Gogh, Les Rencontres de la Photographie, Arles, fino al 4 ottobre 2026 – Foto da videoinstallazione: Novella Oliana

́mentCogitore

Tutte Quelle Cose > La zona > Due sguardi vulnerabili per abbracciare la molteplicità del mondo La zona Due sguardi vulnerabili per abbracciare la molteplicità del mondo 31 Luglio 2026 Posted by Novella Oliana Clément Cogitore, still dal video Memory Palace, 2026, Spazio Van Gogh, Les Rencontres ...

“La memoria degli uomini, la memoria dei popoli”, di  Sergio Di GiorgiLa recente conclusione del mondiale di calcio che ...
23/07/2026

“La memoria degli uomini, la memoria dei popoli”, di Sergio Di Giorgi

La recente conclusione del mondiale di calcio che ha visto la Spagna vincere sull’Argentina (gli antichi conquistatori hanno avuto la meglio sugli antichi conquistati), ci fornisce l’occasione per parlare di un certo cinema argentino opera del regista Fernando Solanas (detto Pino). In apertura di questo articolo di Sergio Di Giorgi che entra a far parte dell’archivio a lui dedicato, c’è proprio una citazione dello scrittore e politico peruviano Manuel Scorza che allude a tale “conquista”: «…gli invasori spagnoli non hanno occupato solo il territorio, hanno cancellato il tempo e la storia, ne hanno seppellito le vestigia; è questa è stata l’occupazione più grave.»
Per quanto oggi si possa forse dire che non vi sia antagonismo tra il Paese della vecchia Europa e quello della più giovane America Latina, sempre rimarrà il marchio dell’essere stati conquistati, anche perché sappiamo quanto feroci furono le dinastie spagnole dell’epoca.
Oggi, la Spagna continua ad avere un re ma ha un governo di sinistra mentre l’Argentina ha un presidente di destra amico di Trump, sono forse questi i retaggi che hanno fatto scattare la mosca al naso agli argentini dopo il triplice fischio finale della partita di domenica?
Fernando Solanas, che fu anche un politico, scrisse con Octavio Getino il manifesto 𝘝𝘦𝘳𝘴𝘰 𝘶𝘯 𝘛𝘦𝘳𝘻𝘰 𝘊𝘪𝘯𝘦𝘮𝘢, diverso (e non sovrapponibile) sia da quello di Hollywood (il primo) sia da quello d’autore europeo (il secondo). Un terzo polo insomma, indipendente, che stesse attivamente al fianco dei popoli oppressi dal neoliberismo, in modo militante, al servizio della causa.

Immagine: 𝘓’𝘰𝘳𝘢 𝘥𝘦𝘪 𝘧𝘰𝘳𝘯𝘪, documentario di Octavio Getino e Fernando Solanas, 1968, sull'esperienza sociale e rivoluzionaria in atto alla fine degli anni Sessanta in America Latina

Sergio Di Giorgi Giovanna Gammarota


Tutte Quelle Cose > Attraversamenti > La memoria degli uomini, la memoria dei popoli Attraversamenti La memoria degli uomini, la memoria dei popoli 23 Luglio 2026 Posted by Sergio Di Giorgi L’ora dei forni, documentario di Octavio Getino e Fernando Solanas, 1968, sull'esperienza sociale e rivoluzi...

“Cattedrale senza mura. Spazio, simbolo e immagine nella 𝘔𝘦𝘴𝘴𝘢 𝘪𝘯 𝘚𝘪 𝘮𝘪𝘯𝘰𝘳𝘦 di Bach”, di Mauro De MartiniUn luogo non è ...
16/07/2026

“Cattedrale senza mura. Spazio, simbolo e immagine nella 𝘔𝘦𝘴𝘴𝘢 𝘪𝘯 𝘚𝘪 𝘮𝘪𝘯𝘰𝘳𝘦 di Bach”, di Mauro De Martini
Un luogo non è soltanto fisico, perimetrato e non è affatto definito. Il termine si presta a numerose applicazioni e pare che la sua radice derivi dal sanscrito 𝘭𝘰𝘬𝘢 ovvero uno spazio libero, aperto, luminoso. La 𝘔𝘦𝘴𝘴𝘢 𝘪𝘯 𝘚𝘪 𝘮𝘪𝘯𝘰𝘳𝘦 di Bach è “un luogo” luminoso. Non soltanto per la natura spirituale della musica o per le circostanze in cui Bach la compose, è uno spazio aperto che non ha terreno né territorio. È un 𝘱𝘢𝘦𝘴𝘢𝘨𝘨𝘪𝘰 sonoro che possiamo immaginare nel mentre ci appare attraverso il suo incedere. «Non è confinabile a una confessione sola – scrive infatti Mauro De Martini in questo approfondito articolo – Eccede la sua funzione liturgica precisa. Esiste come architettura pura, come costruzione di senso che valica ogni contesto d’uso determinato e che, proprio per questo, continua a generare immagini, a produrre significati, a parlare a chiunque si disponga ad ascoltarla con attenzione.» Ascolto è l’altro termine di senso allargato che qui vogliamo porre in evidenza e che non si limita al solo “sentire” con l’orecchio. Anche un paesaggio al pari della musica si può ascoltare e c’è un momento dell’attenzione profonda dove vista e udito assumono un significato che, possiamo dire, travalica il senso comune per trascendere in qualcosa che vibra, all’unisono.

Le immagini poste in dialogo con il saggio di Mauro De Martini sono dell’artista visiva Davies Zambotti. Per gentile concessione.

Davies Zambotti Giovanna Gammarota

Immagine: Davies Zambotti, tratto da 𝘈𝘵𝘭𝘢𝘯𝘵𝘦, courtesy l’artista

Tutte Quelle Cose > Nel corso del tempo > Cattedrale senza mura Spazio, simbolo e immagine nella Messa in Si minore di Bach Nel corso del tempo Cattedrale senza mura Spazio, simbolo e immagine nella Messa in Si minore di Bach 16 Luglio 2026 Posted by Mauro De Martini Davies Zambotti, tratto da Atlan...

«Non sono del tutto sicuro di poter distinguere il sentire dal vedere». Con questa frase Oliver Sacks, noto neurologo e ...
09/07/2026

«Non sono del tutto sicuro di poter distinguere il sentire dal vedere». Con questa frase Oliver Sacks, noto neurologo e scrittore britannico, ci offre la sponda per porre l’accento su uno dei punti più dibattuti nell’ambito delle arti in generale, nel nostro specifico quelle visive. Non a caso l’artista Anna Giuntini, nel parlare del suo processo creativo, lo cita in apertura del suo contributo. Ma è “l’occhio della mente” quello che guarda? Da tempo ormai sappiamo che l’arte visiva si muove in un ambito perlopiù rappresentativo/interpretativo di un concetto che si forma nella mente dell’artista alimentato da qualcosa che accade – all’artista stesso o a chi e a cosa lo circonda –. In tale processo possono entrare frammenti di ogni sorta a cominciare da quelli provenienti dalla memoria e dall’archivio. Anna Giuntini non lavora a un’opera “producendo” apposite immagini attinge da quelle già esistenti, le manipola, crea manufatti che raccolgono diversi frammenti creativi i quali, coagulandosi, danno vita e forma all’espressione del presente, un presente sedimentato e che dunque è frutto del sentire e del vedere allo stesso tempo perché nel processo di elaborazione entrambi sono infine giunti nello stesso punto.

𝗙𝗔𝗥Ò 𝗣𝗘𝗥 𝗨𝗡 𝗣𝗢’ 𝗜𝗟 𝗡𝗜𝗗𝗢 𝗤𝗨𝗜 di Anna Giuntini. Su Tutte Quelle Cose – Cultura visiva contemporanea

Immagine: Anna Giuntini, 𝘒𝘦𝘪𝘭𝘢𝘩𝘯 𝘢𝘪𝘰, 𝘰𝘷𝘷𝘦𝘳𝘰: 𝘭’𝘢𝘭𝘵𝘳𝘰 𝘭𝘢𝘵𝘰 𝘥𝘪 𝘪𝘦𝘳𝘪, 2018-2024, courtesy l’artista

Giovanna Gammarota LaLaura Davì

Tutte Quelle Cose > Tutte quelle cose / Storie > Farò per un po’ il nido qui Tutte quelle cose / Storie Farò per un po’ il nido qui 9 Luglio 2026 Posted by Anna Giuntini Anna Giuntini, Keilahn aio, ovvero: l’altro lato di ieri2, 2018-2024, courtesy l’artista «Non sono del tutto sicuro di ...

Continuiamo le nostre esplorazioni nel cinema indipendente italiano, sempre a cura di Filippo Schillaci che questa volta...
02/07/2026

Continuiamo le nostre esplorazioni nel cinema indipendente italiano, sempre a cura di Filippo Schillaci che questa volta ci introduce al regista abruzzese Francesco Paolucci autore di documentari come di fiction. Cinque le pellicole di cui discorrono: 𝘓’𝘶𝘰𝘮𝘰 𝘱𝘪ù 𝘣𝘶𝘰𝘯𝘰 𝘥𝘦𝘭 𝘮𝘰𝘯𝘥𝘰, 𝘐 𝘴𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘯𝘰𝘮𝘦, 𝘐 𝘮𝘪𝘨𝘳𝘢𝘵𝘪, 𝘊𝘪𝘤𝘢𝘭𝘦 𝘦 𝘘𝘶𝘢𝘭𝘤𝘰𝘴𝘢 è 𝘤𝘢𝘥𝘶𝘵𝘰 𝘥𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘓𝘶𝘯𝘢.
Il cinema di Paolucci è opera 𝘱𝘰𝘦𝘵𝘪𝘤𝘰-𝘴𝘱𝘦𝘳𝘪𝘮𝘦𝘯𝘵𝘢𝘭𝘦, così la definisce l’autore dell’articolo non senza precisare che «prima o poi bisognerebbe anche capire cosa vuol dire». Le tematiche affrontate sono senza dubbio di grande spessore sociale, toccano le storie di “individui” (le “persone” per il regista sono altro) spesso definiti fragili: migranti, disabili, giovani adolescenti. Ma sarà veramente così? Alcune domande cruciali emergono dalla lettura di questa conversazione, domande che il regista si pone e che pone al pubblico: Cosa vogliono veramente i giovani africani che migrano verso l’Europa? Perché un film che tratta di un tema sociale grave non deve commuovere ma, viceversa, mantenere un alto livello di tensione? Un disabile fisico, che affronta la sua giornata sulla sedia a rotelle e arriva alla sera col sorriso dopo una giornata difficile, faticosa, è fragile o no? Una donna migrante che sta per partorire durante la traversata e che comunque la affronta è fragile o no? Forse dobbiamo riconsiderare con attenzione il significato delle parole che usiamo per parlare di coloro che sono diversi da noi, non tanto per nazionalità o per condizione sociale quanto per capacità di affrontare la vita.

Giovanna Gammarota

Immagine: Frame tratto da 𝘐 𝘴𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘯𝘰𝘮𝘦, regia di Francesco Paolucci

Tutte Quelle Cose > Attraversamenti > Storie, immagini, luoghi Cinque film di Francesco Paolucci Attraversamenti Storie, immagini, luoghi Cinque film di Francesco Paolucci 2 Luglio 2026 Posted by Filippo Schillaci I senza nome PRIMA PARTE: I DOCUMENTARI Ho conosciuto Francesco Paolucci al festival d...

Forse non molti sanno che il regista russo Sergej Michajlovič Ėjzenštejn, noto al “grande” pubblico per aver girato 𝘓𝘢 𝘤...
25/06/2026

Forse non molti sanno che il regista russo Sergej Michajlovič Ėjzenštejn, noto al “grande” pubblico per aver girato 𝘓𝘢 𝘤𝘰𝘳𝘢𝘻𝘻𝘢𝘵𝘢 𝘗𝘰𝘵ë𝘮𝘬𝘪𝘯 – famoso è lo sberleffo che ne fa Luciano Salce nella commedia “Il secondo tragico Fantozzi”, 1976, facendo entrare così il film nell’immaginario di molte persone che non lo videro mai –, fosse anche uno sfrenato ballerino e un altrettanto sfrenato disegnatore. Nell’articolo che qui ci propone Ornella Calvarese, studiosa e esperta del cinema russo, si prendono in esame questi due aspetti della vita artistica di Ėjzenštejn in riferimento al film commissionatogli da Stalin 𝘐𝘷𝘢𝘯 𝘪𝘭 𝘛𝘦𝘳𝘳𝘪𝘣𝘪𝘭𝘦, richiesta che il dittatore fece al regista per tentare, senza successo, di riabilitare la figura del primo Zar di tutte le Russie. Mediante l’esame di queste attitudini di Ėjzenštejn si evince chiaramente come il processo artistico si formi attraverso la relazione tra diversi linguaggi che solo apparentemente non hanno nulla a che fare tra loro come, per esempio, il ritmo: nella danza e nel montaggio cinematografico. Ėjzenštejn lo rincorre questo ritmo, ne ha in testa un’idea precisa che vuole trasmettere allo svolgimento della pellicola cinematografica. Allo stesso modo il ritmo del gesto che l’artista pone nel disegno, la sua fluidità nel tracciare i contorni, più che le pennellate di colore, dicono molto dell’azione insita nell’opera che ne determina anche il senso. Un senso che alla fine arriverà a formare la sua intenzione di movimento espressivo dell’attore passando attraverso l’evoluzione dell’idea biomeccanica del movimento ad una più confacente idea biodinamica: «dall’anatomia della forma alla fisiologia della forma», dirà.

Giovanna Gammarota

Immagine: Fëdor Basmanov (interpretato da Michail Kuznecov) in 𝘐𝘷𝘢𝘯 𝘪𝘭 𝘛𝘦𝘳𝘳𝘪𝘣𝘪𝘭𝘦 (II parte) per la regia di Sergej Michajlovič Ėjzenštejn

Tutte Quelle Cose > La zona > La danza dei colori in Ivan il Terribile di Sergej Michajlovič Ejzenštejn La zona La danza dei colori in Ivan il Terribile di Sergej Michajlovič Ejzenštejn 25 Giugno 2026 Posted by Ornella Calvarese Fëdor Basmanov (interpretato da Michail Kuznecov) in

Una mostra che inaugura venerdì 19 giugno nella villa ischitana che fu abitata da Luchino Visconti, riporta Letizia Batt...
18/06/2026

Una mostra che inaugura venerdì 19 giugno nella villa ischitana che fu abitata da Luchino Visconti, riporta Letizia Battaglia tra gli eventi estivi di maggiore interesse per gli amanti della fotografia e non solo. Spesso associata alla rappresentazione della mafia e della violenza la fotografa palermitana ha in realtà spaziato in ambiti molto differenti dando vita a una complessità di rappresentazioni e di voci che hanno sempre parlato la lingua della verità, senza filtri. La curatrice, Chiara Arturo anch’essa artista con natali isolani, affida l’apertura della mostra a una immagine che pone in relazione il luogo che la ospita – Villa La Colombaia di Luchino Visconti, a Ischia – alla Sicilia di Battaglia, una fotografia scattata nel 1976 a Palazzo Gangi Valguarnera, a Palermo, durante un ricevimento per la nobiltà, ripresa proprio in quel salone in cui Visconti girò la famosa scena del ballo tra il Principe di Salina (Burt Lancaster) e la bella Angelica (Claudia Cardinale) già promessa a suo nipote Tancredi (Alain Delon) nel film Il Gattopardo (1963). Un’immagine questa che introduce l’osservatore a un percorso che si snoda tra gli anni Settanta e Novanta mostrando un sistema di relazioni tra classi, potere e rappresentazione che attraversa l’intera vita artistica di Letizia Battaglia. Quella vita che “continua a esistere” nonostante sangue e violenza.

𝗟𝗲𝘁𝗶𝘇𝗶𝗮 𝗕𝗮𝘁𝘁𝗮𝗴𝗹𝗶𝗮. 𝗦𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗰𝗵𝗶𝗲𝗱𝗲𝗿𝗲 𝗽𝗲𝗿𝗺𝗲𝘀𝘀𝗼 a cura di Chiara Arturo, Villa La Colombaia di Luchino Visconti (Ischia), 19/06 – 30/08 2026.

Chiara Arturo Letizia Battaglia Giovanna Gammarota

Immagine: Letizia Battaglia, 𝘙𝘪𝘤𝘦𝘷𝘪𝘮𝘦𝘯𝘵𝘰 𝘱𝘦𝘳 𝘭𝘢 𝘯𝘰𝘣𝘪𝘭𝘵à 𝘢 𝘗𝘢𝘭𝘢𝘻𝘻𝘰 𝘎𝘢𝘯𝘨𝘪 𝘝𝘢𝘭𝘨𝘶𝘢𝘳𝘯𝘦𝘳𝘢, Palermo, 1976 – © Archivio Letizia Battaglia

Tutte Quelle Cose > Attraversamenti > Letizia Battaglia. Senza chiedere permesso Attraversamenti Letizia Battaglia. Senza chiedere permesso 18 Giugno 2026 Posted by Chiara Arturo Letizia Battaglia, Ricevimento per la nobiltà a Palazzo Gangi Valguarnera, Palermo, 1976 © Archivio Letizia Battaglia ....

Chernobyl 1986. L’esplosione del reattore n. 4 della centrale nucleare di Pripyat, Ucraina, causa la morte, sulla distan...
11/06/2026

Chernobyl 1986. L’esplosione del reattore n. 4 della centrale nucleare di Pripyat, Ucraina, causa la morte, sulla distanza, di migliaia di persone (le cifre reali sono ancora oggi oggetto di discussione). L’evento è considerato il più grave mai accaduto nella storia del nucleare civile. La nube tossica invade l’Europa arrivando fino a noi, i telegiornali dell’epoca informano infatti che i livelli di radioattività registrati nei Paesi dell’Europa centrale sono aumentati rispetto alla media. La paura si diffonde alimentata anche dalla scarsità di informazioni provenienti dall’Unione Sovietica che cerca di nascondere la reale portata dell’accaduto.
Come abbiamo vissuto quel momento? Qual è stata la visione “reale” che abbiamo costruito nell’immaginario individuale e collettivo di quegli avvenimenti? Pressoché nulla, se si escludono le immagini spia satellitari diffuse dagli Stati Uniti.
A distanza di decenni dall’evento la narrazione ha preso il sopravvento generando serie televisive, film, ma anche una forma di turismo inusuale: il cosiddetto 𝘥𝘢𝘳𝘬 𝘵𝘰𝘶𝘳𝘪𝘴𝘮 che genera protagonismo, dove le distanze tra passato (memoria) e presente si accorciano e gli spettatori diventano attori.

Immagine: Screenshot della sigla iniziale della mini serie televisiva HBO
𝘊𝘩𝘦𝘳𝘯𝘰𝘣𝘺𝘭 (2019)

Giovanna Gammarota

Tutte Quelle Cose > Nel corso del tempo > Fotografarsi nella “realtà”, ma da turista Cartoline da Pripyat, Ucraina Nel corso del tempo Fotografarsi nella “realtà”, ma da turista Cartoline da Pripyat, Ucraina 11 Giugno 2026 Posted by Giovanna Gammarota Screenshot della sigla iniziale della ...

Nel tempo della critica ammiccante che ha sostituito quella militante, dei like e degli influencer, la figura di Giulio ...
04/06/2026

Nel tempo della critica ammiccante che ha sostituito quella militante, dei like e degli influencer, la figura di Giulio Bartolomeo Arganis, critico “a tutto quadrato” come amava definirsi, si staglia come una tra le più urgenti e necessarie. Ma anche tra le più misconosciute, dato che di lui si occupano, a vent’anni dalla sparizione misteriosa, solo pochi carbonari. Riesumati dall’oblio del chiacchiericcio digitale riproponiamo allora alcuni suoi testi, tra quelli che hanno formato un’intera generazione di critici e di sobillatori.

Immagine: “Dove è finito il critico d’arte”? Per una critica militante

Giovanna Gammarota

Tutte Quelle Cose > Attraversamenti > Il critico come oggetto inutile e necessario Attraversamenti Il critico come oggetto inutile e necessario 4 Giugno 2026 Posted by Giulio Bartolomeo Arganis Dove è finito il critico d’arte? Per una critica militante Nell’attuale clima così sfavorevole a una...

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Via Solari 46
Milan

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