05/07/2026
Cari soci e amici, una cosa importante:
Le vicissitudini che hanno travolto SPIRIT DE MILAN hanno sconvolto molti di noi.
Spirit è un luogo. E ne parliamo al presente, non al passato.
L'antropologo Marc Augé definiva un luogo come uno spazio che possiede tre caratteristiche: è identitario, relazionale e storico. Spirit ha contribuito a costruire un'identità, quella della comunità swing milanese. Ha fatto nascere amicizie, collaborazioni, confronti e dibattiti. E custodisce una storia che nessuna porta chiusa può cancellare.
È la storia di grandi concerti, di festival, di jam session – su tutte l'Hot Jazz Club della domenica – di serate indimenticabili e di incontri che hanno cambiato il percorso di tanti di noi. È stata un'architettura che, per citare Richard Rogers, è diventata il palcoscenico della vita: la casa di musicisti, ballerini, volontari e appassionati.
Non entreremo nelle motivazioni della chiusura, né commenteremo gli avvenimenti più recenti. Non è il momento di cercare responsabilità o attribuire colpe.
Preferiamo guardare indietro per capire come andare avanti.
John Dewey scriveva che non impariamo dall'esperienza, ma riflettendo sull'esperienza. E forse è proprio questo il momento di riflettere.
Spirit ci insegna che anche i sogni più grandi possono diventare realtà quando sono condivisi e partecipati. Ci insegna però anche che nessun progetto vive per inerzia: la passione è indispensabile, ma spesso non basta. Più grande è il sogno, maggiori sono le responsabilità, le difficoltà e i compromessi che occorre affrontare.
Ci ricorda soprattutto una cosa che troppo spesso dimentichiamo: nulla è scontato. Ciò che oggi esiste potrebbe non esserci domani.
Un progetto, un'associazione, un festival, una serata o un evento non sono semplici beni di consumo dei quali siamo utenti. Dietro tutto questo ci sono persone che dedicano tempo, energie, competenze e, molte volte, anche risorse economiche per costruire qualcosa che appartenga a tutti.
Sono persone che spesso non vediamo. Lavorano dietro le quinte, lontano dai riflettori, facendo del loro meglio con gli strumenti che hanno, affinché una comunità possa continuare a vivere.
Lavoisier scriveva: «Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma.»
Vale anche per una comunità.
La comunità swing milanese è in continua evoluzione. Cambiano i luoghi, cambiano i progetti, cambiano le persone, ma ciò che davvero conta può continuare a trasformarsi senza andare perduto, se ciascuno di noi sceglie di esserne parte.
Il futuro della nostra comunità non dipende soltanto da chi organizza, suona, insegna o gestisce uno spazio. Dipende anche da chi partecipa, sostiene, propone, aiuta e sceglie di esserci.
Facciamo tutti la nostra parte. Continuiamo a sostenere le attività della nostra comunità locale, perché i luoghi non sono soltanto muri: sono le persone che li rendono vivi.