14/12/2025
Mi sono servita di questa immagine per fare una riflessione...
Ci guardiamo allo specchio e non vediamo più un volto, ma una vetrina.
Un riflesso addestrato a piacere, a convincere, a non disturbare. La nostra società è questo: uno specchio che non restituisce verità, ma aspettative.
Dentro quello specchio ci finiscono anche le relazioni, soprattutto quelle tra uomo e donna, deformate come in una stanza degli specchi dove nessuno sa più quale immagine sia reale.
Ci parliamo ma non ci ascoltiamo.
Ci desideriamo ma con paura.
Ci avviciniamo già pronti a difenderci.
L’uomo è cresciuto con l’idea di dover essere forte, risoluto, silenzioso. La donna con quella di dover essere comprensiva, bella, paziente. E quando finalmente si incontrano, non sono due persone: sono due ruoli stanchi che cercano conferma, non incontro. Così l’amore diventa un negoziato, non un abbandono. Una trattativa su chi deve cedere per primo, su chi ha sofferto di più, su chi ha diritto a essere fragile.
Abbiamo confuso l’indipendenza con la solitudine e la libertà con la fuga. Abbiamo imparato a lasciare prima di essere lasciati a ferire prima di essere feriti. Ci diciamo
“non ho bisogno di nessuno”, ma lo diciamo guardando uno schermo, aspettando che qualcuno risponda.
Lo specchio della società ci chiede di essere perfetti ma l’amore nasce solo dove si è incompleti.
Eppure ci vergogniamo delle crepe. Le nascondiamo. Le editiamo. Le filtriamo. Così, quando finalmente ci tocchiamo, lo facciamo con mani che non sanno più restare, con parole che non sanno più chiedere scusa.
Uomo e donna si guardano come avversari, come enigmi da risolvere o pericoli da evitare. Ci siamo dimenticati che dovremmo essere alleati contro la paura, non nemici che si misurano le ferite. Abbiamo trasformato il dialogo in un processo, l’emozione in una colpa, il silenzio in una punizione.
E intanto lo specchio osserva.
Ci riflette divisi, stanchi, iperconsapevoli e profondamente soli.
Forse la rivoluzione più grande sarebbe rompere quello specchio. Smettere di chiederci chi ha ragione e iniziare a chiederci chi ha il coraggio di restare. Restare quando l’altro non è come lo immaginavamo.