15/01/2026
Come nascono i costumi di scena di Soli. Storia di una madre e del figlio Hikikomori?
C’è lo racconta il costumista Stefano Colombari.
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I bozzetti sono la mappa di un viaggio introspettivo dove il colore diventa un grido.
Il contrasto tra i due è anzitutto cromatico: il mondo di Matteo è Blu, come il bagliore elettrico dello schermo e il freddo dell’abisso in cui si rifugia; quello di Alessia è Ambrato, caldo e vibrante come la sua energia.
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Nella prima fase, Alessia è l’incarnazione di un mondo “funzionante”. Ogni dettaglio nero — dalle scarpe col tacco all’orologio al polso — è un’àncora lanciata nella realtà. Per Matteo, pero, il blu iniziale, quello della felpa chiusa, è una corazza di apatia, il colore dello schermo che lo separa dalla vita.
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Tra il rigore dell’ambra e l’immersione nel blu, appare un momento di rottura: la vestaglia rosa.
Qui Alessia decide di “mettersi a nudo”, spogliandosi di ogni sovrastruttura per affrontare finalmente Matteo. È una madre che accetta di mostrarsi fragile e stanca.
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Alessia indossa inconsapevolmente il colore del figlio attraverso una salopette blu: un indumento che parla di “lavoro” — il faticoso recupero emotivo — ma che ha una silhouette infantile.
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L’approdo finale è nel Grigio.
In Alessia si vede che la sfumatura ambrata del maglioncino è evoluta nel grigio.
È il colore della maturità, di chi ha smesso di voler essere “perfetta” per essere finalmente “presente”.
Per la prima volta Matteo indossa le scarpe: sneakers grigie, ben piantate a terra.
Non è un traguardo, è solo l’inizio ovviamente. Un piccolo compromesso con se stesso.
Quel grigio comune è il loro nuovo linguaggio.