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Cosress Il CO.S.RE.SS. - Comitato di Studio sulla Realtà Sociale e Sindacale ha sede a Messina presso la Casa del Popolo

Elaborazione grafica di una giornata densa di significato.
07/10/2026

Elaborazione grafica di una giornata densa di significato.

LA SICILIA TRA RIARMO E GIUSTIZIA SOCIALE: UN FUTURO DA RISCRIVEREDiscuteremo domani se siamo consapevoli del prezzo del...
01/10/2026

LA SICILIA TRA RIARMO E GIUSTIZIA SOCIALE: UN FUTURO DA RISCRIVERE

Discuteremo domani se siamo consapevoli del prezzo della pace, o lo diamo per scontato mentre altri investono sulla Sicilia come arsenale di morte?

Domani 5 ottobre, a Messina, nella piazzetta antistante la Casa del Popolo, si terrà un'iniziativa dal titolo eloquente: "NO ALLA GUERRA E ALLA MILITARIZZAZIONE DELLA SOCIETA'! -Costruiamo un fronte contro il riarmo e per la giustizia sociale".
Un appuntamento promosso dal CO.S.RE.SS. (Comitato di Studi sulla Realtà Sociale e Sindacale Siciliana), che ha riunito voci autorevoli per un dibattito aperto alla città.
L'evento, con la partecipazione di Tania Poguisch (Segretaria Regionale del PRC Sicilia), Antonio Mazzeo (Giornalista e componente dell’Osservatorio contro la militarizzazione della guerra), Carmelo Buscema (Sociologo Università della Calabria e componente dell’ufficio politico di Agorà) e Paolo Ferrero (Direttore di “Su la Testa” ed editorialista di DignitàTV nonché componente della Direzione Nazionale del PRC), solleverà questioni cruciali che meritano una riflessione approfondita.
Al centro del confronto ci sarà la necessità di contrastare la crescente militarizzazione della società e di riorientare le risorse verso la giustizia sociale, la scuola, la sanità e la ricerca.
L'iniziativa si concluderà con un aperitivo di autofinanziamento per le attività della Casa del Popolo, un esempio concreto di come la società civile possa sostenere progetti di valore.
Il contesto siciliano, in particolare, richiede un'analisi critica delle dinamiche in atto.
Non possiamo più ignorare l'ombra delle forme e delle declinazioni neocoloniali che continuano a condizionare il presente e il futuro dell'isola e dei suoi abitanti.
La Sicilia, complice la sua posizione strategica, rischia di essere ridotta a un mero hub logistico-militare, al servizio dello Stato centrale, dei suoi alleati statunitensi e della NATO.
Questa prospettiva, se non contrastata, compromette non solo la sovranità territoriale e decisionale ma anche le potenzialità di sviluppo economico e sociale orientate al benessere dei cittadini.
La crescente spesa militare, spesso giustificata da presunte minacce esterne, sottrae risorse vitali a settori fondamentali come l'istruzione, la ricerca scientifica e il sistema sanitario.
Come evidenziato da numerose analisi, tra cui quelle dell'Osservatorio contro la militarizzazione della guerra, gli investimenti in armamenti non solo non garantiscono una maggiore sicurezza ma alimentano conflitti e instabilità distogliendo l'attenzione dalle vere emergenze sociali.
La militarizzazione della società, siciliana e no, inoltre, permea la cultura e il linguaggio, normalizzando la violenza e la logica della forza, in contrapposizione ai valori di dialogo, cooperazione e pace.
È fondamentale, dunque, che la società civile siciliana e italiana si mobiliti per costruire un fronte ampio e trasversale. La riflessione sulla militarizzazione dell'arcipelago siciliano non può prescindere dalla consapevolezza che ogni euro speso in armi è un euro sottratto alla scuola, alla sanità, alla ricerca e alla lotta contro le disuguaglianze.
Dobbiamo interrogarci su quale modello di futuro vogliamo costruire per la Sicilia: un futuro basato sulla cooperazione internazionale, sullo sviluppo sostenibile, sulla valorizzazione delle risorse culturali e naturali oppure un futuro segnato dalla dipendenza militare e dallo sfruttamento delle sue potenzialità a fini bellici?
È necessario un cambio di paradigma che metta al centro i bisogni reali delle persone e la costruzione di una pace autentica non basata sulla deterrenza militare.
La democrazia partecipativa e la memoria storica diventano strumenti essenziali per contrastare narrazioni che giustificano la guerra e per promuovere una cultura di pace e di diritti umani, vocazione principe dei e per i siciliani.
La proposta che partirà da Messina è quella di costruire un fronte contro il riarmo e per la giustizia sociale. Si tratta di un invito concreto a trasformare la riflessione in azione ponendo i siciliani al centro del proprio destino con scelte autocentrate per la pace.
Si tratta di partecipare attivamente alla definizione del proprio avvenire. L'innovazione culturale e tecnologica, anziché essere impiegata per fini bellici potrebbe e dovrebbe essere indirizzata verso soluzioni sostenibili per l'ambiente, per migliorare la qualità della vita e per promuovere l'equità a partire dalla Sicilia.
Paradigmatico in tal senso è il modello di autofinanziamento della Casa del Popolo, basato sulla forza del volontariato e sulla solidarietà, dimostra che esistono alternative concrete alle logiche di mercato e di potere.
Quello lanciato dal CO.S.RE.SS. con la Casa del Popolo di Messina è un richiamo forte alla responsabilità collettiva: "Per la giustizia sociale e contro le guerre SEMPRE!".
Dobbiamo scegliere se continuare a subire passivamente le decisioni che definiscono il nostro destino o se diventare protagonisti attivi nella costruzione di un futuro più giusto, equo e pacifico e perché no autodeterminato.
Cosa possiamo fare concretamente, come individui e come collettività, per invertire la rotta?
Quali sono le azioni più efficaci per promuovere un dibattito pubblico informato e per fare pressione sulle decisioni politiche?
Le risposte a queste domande non sono semplici ma la loro ricerca è il primo passo verso un cambiamento reale.

22/09/2026
NICOLA CIPOLLA: LE RADICI DELLA NOSTRA CRISI, IL SEME DI UN FUTURO POSSIBILEL'eredità di un uomo morto nove anni fa è po...
11/08/2026

NICOLA CIPOLLA: LE RADICI DELLA NOSTRA CRISI, IL SEME DI UN FUTURO POSSIBILE

L'eredità di un uomo morto nove anni fa è possibile che abbia in sé le chiavi per leggere la crisi odierna e immaginare un futuro sostenibile?
Il 30 luglio 2017 ci lasciava Nicola Cipolla, a 95 anni, non un politico qualunque ma uno storico sindacalista, un uomo simbolo della sinistra siciliana e nazionale, un compagno e come ben scrisse, Antonio Mazzeo, un sognatore.
La sua vita, dedicata all'impegno sociale, ambientale e alla tutela dei più deboli ci ha lasciato un patrimonio valoriale e politico immenso, uno sguardo rivolto al futuro che oggi, di fronte a una Sicilia e ad un'Italia in bilico tra crisi sistemiche e urgenze ambientali risuona con una straordinaria attualità.
Nato nel 1922 Nicola, al secolo Nicolò Rosario Cipolla, ha attraversato il Novecento isolano ed italiano segnandolo con la sua azione, dalla riapertura della Camera del Lavoro di Palermo nel 1944 con Cesare Sessa, alla guida del movimento contadino siciliano per la riforma agraria, fianco a fianco con Pio La Torre ed Emanuele Macaluso.
La sua militanza lo portò a ricoprire ruoli istituzionali di rilievo: fu sindaco di Polizzi Generosa, deputato regionale e per tre legislature, dal 1963 al 1976, senatore della Repubblica, dove si occupò a lungo di agricoltura e fu coautore di importanti leggi.
Negli anni Settanta partecipò al Parlamento Europeo e, dal 1978 al 1983, guidò come primo presidente l'ERSAL, avviando politiche di sviluppo rurale nel Lazio.
Ma ciò che emerge con forza dalla sua figura è la visione lungimirante sull'ambiente; molto prima che l'ecologia diventasse un tema centrale nel dibattito globale, Cipolla intuì l'indissolubile legame tra giustizia sociale e tutela dell'ambiente, fondando il famoso Centro Studi ed Iniziative di Politica Economica e Sociale (CEPES) e promuovendo battaglie pionieristiche per la difesa del territorio, l'acqua pubblica e la transizione verso le energie rinnovabili.
Per Nicola Cipolla non poteva esserci vera emancipazione dei lavoratori senza la salvaguardia della terra che li nutre, un'intuizione di ecologia integrale che oggi, nel 2026, risuona come un monito e una guida.
Ricordare Nicola a nove anni dalla sua scomparsa significa anche indagare con determinato rispetto la crisi di una politica, di una sinistra, di un sindacato incapaci di unire azione politica ai bisogni sociali dei cittadini.
Certe attuali dirigenze politiche e sindacali appaiono come "pallidi eroi metastasiani" e sembrano aver perso quella capacità di empatia e acume che tanto caratterizzava Cipolla e la sua generazione politica e sindacale.
La sua eredità ci pone di fronte a un paradosso: mentre le sfide globali, dalla crisi climatica alla disuguaglianza sociale, dalla precarietà lavorativa alla migrazione si fanno sempre più pressanti, la risposta politica appare spesso frammentata, autoreferenziale e distante dalla realtà vissuta dalle persone.
Dati recenti confermano questa disconnessione: secondo Eurostat, nel 2023 l'Italia ha registrato il tasso di povertà più alto tra i grandi paesi dell'Unione Europea, con circa 9,6 milioni di persone in condizioni di povertà assoluta o relativa, mentre il rapporto "Ecomafie 2024" di Legambiente denuncia un aumento dei reati ambientali.
La politica di oggi fatica a collegare questi nodi cruciali; la transizione ecologica, pur essendo un imperativo scientifico, come ribadito dai recenti rapporti dell'IPCC che evidenziano la necessità di ridurre le emissioni globali del 43% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2019, viene spesso affrontata con misure parziali, senza una visione organica e senza un reale coinvolgimento delle comunità e la democrazia partecipativa, altro pilastro del pensiero di Cipolla, sembra essere un concetto svuotato di concreto significato.
L'eredità di Nicola, del compagno Cipolla ci offre una bussola preziosa: il suo approccio all'ecologia integrale, la convinzione che la difesa degli ultimi e la tutela del pianeta siano inscindibili, è la chiave per superare la crisi attuale.
Significa ripensare il modello di sviluppo, mettendo al centro il benessere delle persone e la salute dell'ambiente non il profitto a breve termine.
Come possiamo tradurre questa visione in azione concreta? Dobbiamo rafforzare la memoria storica e l'eredità politica, recuperando il patrimonio di idee e pratiche di figure di sinistra come Cipolla che ci ricordano come l'impegno sociale e la visione ecologica siano intrinsecamente legati.
Dobbiamo promuovere una democrazia partecipativa reale creando spazi e processi in cui i cittadini contribuiscano attivamente alle decisioni che riguardano il loro futuro, e integrare giustizia sociale e sostenibilità ambientale disegnando politiche di transizione ecologica che riducano le disuguaglianze anziché aggravarle.
Dobbiamo infine utilizzare la tecnologia sfruttando le potenzialità dell'innovazione per la partecipazione civica, garantendo però l'accesso a tutti.
Nicola Cipolla ci ha lasciato un seme; la sua instancabile passione politica, la sua capacità di unire la difesa degli ultimi alla visione di un futuro sostenibile per il pianeta sono più attuali che mai.
In un'epoca di incertezze la sua figura ci invita a non cedere alla disillusione ma a coltivare con tenacia e visione le radici della nostra speranza.

IL NO PONTE: UN ESEMPIO DI DEMOCRAZIA AUTENTICA CHE SPAVENTA Il Movimento NO Ponte incarna una vitalità democratica e un...
04/08/2026

IL NO PONTE: UN ESEMPIO DI DEMOCRAZIA AUTENTICA CHE SPAVENTA

Il Movimento NO Ponte incarna una vitalità democratica e una capacità critica che suscitano preoccupazione non solo tra i sostenitori della cosiddetta “grande opera” ma anche in quei settori della sinistra che prediligono approcci più direttivi e politicistici.
La sua forza risiede in una profonda abilità di elaborare, mobilitare e riflettere radicandosi nella dimensione umana e personale delle persone.
Questa ricchezza plurale, questa attenzione alle vite concrete, è vissuta da molti come fosse una complicazione ma è proprio questa la sua essenza da difendere e preservare proteggendola da ogni tentativo di ingerenza esterna sia essa promossa da leader carismatici o da figure locali o regionali di potere politico e sindacale.
Ciò che rende il Movimento NO Ponte così vitale è la sua capacità di trasformare l'opposizione in una richiesta concreta di diritti e di servizi. Non si tratta solo di contrastare un progetto specifico ma di rivendicare un futuro diverso libero dalla devastazione ambientale e dalla corruzione che spesso accompagnano le cosiddette grandi opere. L'obiettivo di chiudere la società concessionaria del Ponte non è un semplice cavillo burocratico ma la volontà di interrompere una continuità di sprechi e di risorse sottratte alla collettività per il tornaconto di pochi.
La storia di questo progetto è segnata da procedure speciali, da normative che favoriscono la grande imprenditoria e da un sistema che, nonostante le sollecitazioni degli organi di controllo, ha continuato a sostenere una struttura che ormai dovrebbe essere liquidata.
La persistenza di questo stato di cose, anche attraverso riattivazioni politicalmente orientate, evidenzia la necessità di un'azione diretta e non delegata.
È proprio in questa lotta non delegata che appartiene alle persone che vivono i territori e a chi le accompagna in solidarietà che risiede la vera forza del Movimento.
La mobilitazione popolare che si annuncia non è un semplice corteo, ma una sorta di vero e proprio "decreto popolare" di chiusura”, un'espressione della volontà collettiva di riprendere il controllo sul proprio futuro e sulle proprie risorse.
L'idea di liberare ingenti somme di denaro, attualmente "tenute in ostaggio" da un progetto miraggio, per destinarle ai bisogni reali, è una rivendicazione potente e concreta.
La vera "complicazione" che molti percepiscono in questo movimento è, in realtà, la sua autentica vitalità democratica.
È la complessità del dibattito interno, la pluralità di voci, la capacità di integrare le esperienze individuali in una lotta collettiva.
Questa è la forza che va difesa: la capacità di pensare, agire e decidere in modo autonomo, senza subire imposizioni o condizionamenti esterni che rischiano di impoverirne la natura e l'efficacia.
Il Movimento NO Ponte con la sua capacità di dibattere, mobilitarsi e riflettere sulla dimensione umana delle questioni si pone come un esempio di democrazia partecipata e di resistenza critica.
La sua autonomia è fondamentale per continuare a essere un faro, capace di indicare la necessità di preservare i movimenti dal basso da ogni tentativo di omologazione e di controllo politico preservando la loro intrinseca ricchezza e la loro capacità di incidere realmente sulla realtà.

29/07/2026

Il COSRESS- Comitato di Studio sulla Realtà Sociale e Sindacale ha sede a Messina presso la Casa del Popolo e si pone come spazio di confronto, ricerca e proposta indipendente e senza scopo di lucro.
Il COSRESS si dedica all'approfondimento delle dinamiche sociali e sindacali messinesi, siciliane come anche italiane ed europee. Nato per essere un punto di riferimento qualificato e partecipato si propone di analizzare temi cruciali come il mercato del lavoro, le relazioni industriali, il welfare, le trasformazioni digitali e le disuguaglianze sociali ed economiche, il tutto attraverso seminari, pubblicazioni e collaborazioni, il CO.S.RE.SS. mira a rafforzare il dialogo e la riflessione critica sulle sfide del lavoro e della società contribuendo allo sviluppo di politiche più eque e sostenibili.

Contatti: COSRESS- Comitato di Studio sulla Realtà Sociale e Sindacale c/o Casa del Popolo, Via degli Amici 21, Messina (ME)- Email: [email protected]

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Via Degli Amici, 21
Messina

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