03/09/2025
«Chi non vuole ascoltare prima Dio, non ha nulla da dire al mondo. Si affannerà per molte cose, come fanno tanti sacerdoti e laici oggi, fino allo svenimento e all'esaurimento, trascurando l'unica cosa necessaria; anzi, dirà parecchie bugie a se stesso per dimenticare o giustificare questa trascuranza.
Tali giustificazioni si possono sentire oggi dovunque dalla bocca di laici e di sacerdoti; c'è da inorridire. I tempi della contemplazione, si dice, sarebbero definitivamente tramontati. La contemplazione apparterrebbe ad un'epoca culturale passata - rivive qui il concetto filosofico antico della teoria -, in cui era cosa nobile (e anche riservata ai nobili, che avevano agio di farlo) guardare le stelle e provare in ciò un desiderio dell'assoluto.
Lo sguardo di chi oggi guarda romanticamente al cielo non incontra che ciminiere fumanti. Viviamo in un freddo mondo di lavoro, che impegna inesorabilmente tutto l'uomo. Anzi, nel quartiere moderno, nell'appartamentino moderno con le sue stanze comunicanti, piene del rumore dei bambini, non c'è neppur più un angolo, dove uno si possa concentrare e gustare la concentrazione.
Tanto meno il sacerdote della grande città, assillato giorno e notte: se finisce a singhiozzo il suo breviario, ciò costituisce il massimo che si possa pretendere da lui.
Oggi si tratta di incontrare Dio nell'azione, altrimenti non lo si troverà. Il mondo è avviato e nessuno ne fermerà più il motore.
Cosi essi parlano e non desiderano più sentire argomenti contrari. Si sono rassegnati e pensano sano che la loro rinunzia (così comoda) abbia qualcosa di duramente realistico, forse di eroico.»