Officine Eutopia

Officine Eutopia Eutopia vuol dire "non-luogo", essenziale per praticare la scoperta di sé con l'arte del teatro.

🌘🌕🌒Una storia per tutti che non racconta di "salvataggi" ma di scelte.🎭Vi aspettiamo solo se disposti a tornare bambini ...
05/06/2026

🌘🌕🌒Una storia per tutti che non racconta di "salvataggi" ma di scelte.

🎭Vi aspettiamo solo se disposti a tornare bambini liberi!

📌Prenotazione obbligatoria!
📌Si richiede puntualità per la presenza del doppio spettacolo

🎭Lo spettacolo di fine anno che stavate aspettando🔥I nostri kids sapranno illustrarvi l'antica Grecia come nessuno ha ma...
04/06/2026

🎭Lo spettacolo di fine anno che stavate aspettando🔥

I nostri kids sapranno illustrarvi l'antica Grecia come nessuno ha mai fatto prima d'ora⚱️

➡️Prenotazione obbligatoria...non mancate!

29/05/2026

𝗟𝗮 𝗥𝗲𝗴𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗦𝗶𝗰𝗶𝗹𝗶𝗮𝗻𝗮 𝗶𝗻𝘃𝗲𝘀𝘁𝗲 𝟭𝟬,𝟴 𝗺𝗶𝗹𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝗲𝘂𝗿𝗼 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗼 𝘀𝗽𝗲𝘁𝘁𝗮𝗰𝗼𝗹𝗼 𝗱𝗮𝗹 𝘃𝗶𝘃𝗼.

Teatro, musica e danza tornano al centro delle politiche culturali dell’Isola. Con il nuovo decreto, aumentano le risorse del FURS e si rafforza il sostegno a enti pubblici e privati: un segnale positivo per tutto il comparto culturale siciliano.

𝗣𝗶𝘂̀ 𝗳𝗼𝗻𝗱𝗶, 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗽𝗿𝗼𝗱𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶, 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗼𝗽𝗽𝗼𝗿𝘁𝘂𝗻𝗶𝘁𝗮̀ 𝗽𝗲𝗿 𝗮𝗿𝘁𝗶𝘀𝘁𝗶 𝗲 𝗼𝗽𝗲𝗿𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗼 𝘀𝗽𝗲𝘁𝘁𝗮𝗰𝗼𝗹𝗼.

Leggi di più nel primo commento👇

14/05/2026

❣️Non ci spaventa rendere la complessità del teatro funzionale all'evoluzione sociale.
🎭"Gulab is my colour" un reading teatrale antiviolenza che ha saputo farsi "sentire"

Mariella D'Oppido




14/04/2026
https://www.sassilive.it/cultura-e-spettacoli/cinema-cultura-e-spettacoli/film-coco-per-rassegna-il-piccolo-dei-piccoli-...
11/04/2026

https://www.sassilive.it/cultura-e-spettacoli/cinema-cultura-e-spettacoli/film-coco-per-rassegna-il-piccolo-dei-piccoli-al-cinema-il-piccolo-di-matera-con-bobina-e-mirino-carla-latorre-e-adele-paolicelli/

Domenica 12 aprile 2026 alle ore 10.30 nel Cinema Il Piccolo di Matera è in programma l’ultimo appuntamento della rassegna “Il Piccolo dei Piccoli” con la proiezione del film Coco, introdotto da Bobina e Mirino, interpretate rispettivamente da Carla Latorre e Adele Paolicelli due personaggi t...

Buona Pasqua di rinascita...dal dolore, dalle delusioni, dai soprusi.BUONA PASQUA DI PACE🕊
05/04/2026

Buona Pasqua di rinascita...dal dolore, dalle delusioni, dai soprusi.
BUONA PASQUA DI PACE🕊

Grazie a chi ci ha permesso ancora una volta di veicolare attraverso l'arte del teatro messaggi di emergenza sociale
01/04/2026

Grazie a chi ci ha permesso ancora una volta di veicolare attraverso l'arte del teatro messaggi di emergenza sociale

01/04/2026

Nel 1992, durante i provini per Schindler’s List, Ralph Fiennes entrò nella stanza quasi in punta di piedi.

Era un attore ancora poco conosciuto. Modi gentili, voce calma, uno sguardo che non faceva paura. Nulla, all’apparenza, lo rendeva la scelta giusta per interpretare un uomo come Amon Göth.

Eppure bastarono pochi minuti.

Quando iniziò a recitare, qualcosa cambiò. Non alzò la voce, non fece gesti eclatanti. Ma il suo respiro si fece lento, lo sguardo si svuotò. Da lui emanava una calma glaciale, una violenza trattenuta, silenziosa… e proprio per questo ancora più inquietante.

Steven Spielberg, presente al provino, rimase immobile.

Non disse nulla.
Non applaudì.

Si alzò ed uscì dalla stanza.

Quando tornò, era pallido. E pronunciò solo una frase:

“Credo di aver appena incontrato il male.”

Ma per Fiennes, accettare quel ruolo non fu una scelta semplice.

Anni dopo confessò di averne avuto paura. Non del personaggio in sé, ma di ciò che rappresentava. Entrare nella mente di quell’uomo significava confrontarsi con un vuoto profondo, un’assenza di umanità capace di corrodere anche chi prova solo a raccontarla.

Per prepararsi, si immerse completamente nella storia. Studiò documentari, lesse testimonianze, analizzò i materiali dei processi di Norimberga. Non voleva creare una caricatura.

Voleva mostrare qualcosa di molto più disturbante.

La banalità del male, come l’aveva definita Hannah Arendt: un male che non ha bisogno di urlare, che si nasconde nella normalità, nei gesti quotidiani, nella routine.

Ed è proprio questo che rendeva Göth così spaventoso.

Steven Spielberg, colpito dalla dedizione di Fiennes, pretese una ricostruzione impeccabile della divisa. Ogni dettaglio doveva essere fedele.

Quando Mila Pfefferberg vide l’attore in uniforme per la prima volta, impallidì. Poi scoppiò a piangere.

La somiglianza era troppo reale.
Troppo vicina a un incubo mai davvero finito.

Sul set, Fiennes cambiò.

Diventò silenzioso, distante. Tra una scena e l’altra restava solo, come se cercasse di tenere quell’oscurità lontana dagli altri. Anche la troupe lo percepiva: quando indossava quella divisa, l’atmosfera si faceva pesante, quasi irrespirabile.

Per rendere il personaggio ancora più credibile, ingrassò di circa tredici chili. Voleva un corpo reale, ordinario. Nessun tratto caricaturale.

Perché il punto non era mostrare un mostro.

Era dimostrare che il male può avere un volto qualunque.

Durante le riprese, la tensione era costante. Alcuni membri della troupe, soprattutto chi portava dentro di sé una memoria diretta o familiare dell’Olocausto, facevano fatica a stargli vicino.

Non era più solo recitazione.

Era qualcosa che toccava corde profonde.

Si diceva che, quando entrava in scena, persino il silenzio cambiava.

Quando il film uscì nel 1993, il pubblico rimase sconvolto.

L’interpretazione di Fiennes fu considerata una delle più potenti e disturbanti mai viste. Arrivarono premi e riconoscimenti, tra cui la candidatura all’Oscar e la vittoria del BAFTA.

Ma ciò che davvero rimase impresso non furono i trofei.

Fu quella sensazione.

La sensazione di aver visto il male da vicino.

Non quello che urla.
Ma quello che tace.

Non quello che esplode.
Ma quello che obbedisce.

Un volto umano, troppo umano.

E proprio per questo, impossibile da dimenticare.

Indirizzo

Matera
75100

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